Veterinaria

Omeopatia in veterinaria, quando la scelta è vincente

Curare cani e gatti con l’omeopatia si può. E i risultati sono ottimi. Ma dimentichiamo il “fai da te” e scegliamo sempre un veterinario specializzato.

Ormai da anni l’omeopatia è usata in veterinaria con ottimi successi ed è una delle cosiddette medicine complementari più affermata e conosciuta. Queste si caratterizzano per il rispetto della concezione globale dell’essere e la loro azione è volta non solo al riparo dell’organo ammalato, ma al riequilibrio dell’intero organismo. L’omeopatia veterinaria è una disciplina relativamente giovane rispetto alla conosciutissima omeopatia umana e sta iniziando in questi ultimi anni ad aprirsi una strada per la cura e la prevenzione della malattie dei nostri amici a quattro zampe.

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Il rimedio omeopatico può essere somministrato facilmente ai piccoli pazienti.

Come nasce l’omeopatia

Il fondatore della medicina omeopatica fu Samuel Hahnemann, medico, farmacista, chimico alchimista e conoscitore di moltissime lingue. Aveva circa trent’anni quando abbandonò la sua brillante attività di medico per dedicarsi allo studio e, basandosi su scritti ippocratici e stimolato dalla conoscenza della materia medica di un medico scozzese del Diciottesimo secolo – il dottor Cullen -, iniziò a sperimentare la possibilità di curare attraverso la cosiddetta legge dei simili. Nel 1810, in Germania, Hahnemann diede alle stampe “l’Organon di Medicina”, in cui proponeva per la prima volta un metodo terapeutico alternativo a quello tradizionale. Da allora la sua ricerca fu continua e lo portò ad affinare sempre più la sua tecnica medica e a dare una solidissima base a quella che lui stesso chiamò omeopatia. La sua opera venne poi ripresa, sviluppata e approfondita dal medico americano James Tyler Kent, nato nel 1843. Il suo immenso lavoro è ancora lo strumento principale che permette al medico omeopata dei giorni nostri di prescrivere il giusto rimedio.

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L’omeopatia per cani e gatti si sta rivelando sempre più una scelta vincente.

L’omeopatia e gli animali

L’utilizzo dell’omeopatia in campo animale ha confutato l’ipotesi dell’effetto placebo, spesso usato dai detrattori di questa disciplina per contestarne i risultati. Gli animali, infatti, non possono sapere di essere sottoposti a una terapia e non possono, quindi, convincersi di eventuali effetti benefici e miracolosi. Nel mondo a quattro zampe l’omeopatia è usata per curare sia patologie acute che croniche: dalla tosse ai reumatismi, passando per l’artrosi e le malattie dermatologiche, le allergie e le intolleranze. Spiega la dottoressa Laura Cutullo, medico veterinario ed esperta di medicine naturali: “Anche piccoli pazienti sofferenti di malattie più gravi come i tumori, o croniche come la Leishmaniosi, possono trarre giovamento dalle cure omeopatiche. È importante, in questi casi, vagliare accuratamente lo stato della malattia da affrontare e adeguare la cura omeopatica di conseguenza. L’omeopatia può, infatti, essere utile sia nel rallentare l’evoluzione della patologia preesistente, sia per lo svolgimento di un’efficace azione di contrasto”.

La forza vitale

Secondo la dottrina omeopatica, infatti, l’organismo (sia umano che animale) è animato da un’energia, o forza vitale, che scorrendo armoniosamente al suo interno ne assicura lo stato di salute. “Al contrario – continua Laura Cutullo – la malattia deriva da uno squilibrio della forza vitale stessa e si manifesta esternamente con funzioni e sensazioni anomale (segni e sintomi) che sono interpretati dal medico omeopata come spie di un disagio profondo. In sintesi, l’omeopatia tende ad agire in maniera globale, mentre la medicina tradizionale o allopatica in maniera sintomatica”. Caratteristica fondamentale dei rimedi omeopatici è l’alto livello energetico che si ottiene mediante un processo di diluizione (per le sostanze madri liquide) o per triturazione (per quelle solide). Tale metodo si basa su un antico principio alchemico, solve et coaugula, per il quale la sostanza base viene diluita in parti di 10 (D), di 100 (CH) o di 50.000 (LM o Q). “Il grado di potenza del rimedio omeopatico prescritto per la cura – spiega la dottoressa Cutullo – dipende dal livello energetico del paziente e dalla profondità dell’azione voluta”. I rimedi omeopatici non dovrebbero mai essere mescolati al cibo del paziente a quattro zampe, perché la loro efficacia ne risulterebbe compromessa. A questo proposito aggiunge Cutullo: “La cura omeopatica andrebbe effettuata almeno mezz’ora prima o dopo il pasto. I granuli (o i globuli o le compresse) possono essere dati direttamente in bocca così come sono, o sciolti in pochissima acqua e poi somministrati delicatamente con una siringhetta di plastica (senza ago!)”. Anche per quel che riguarda le cure omeopatiche veterinarie andrebbe evitato il fai da te. E il consiglio del medico veterinario con una competenza e una formazione specifica diventa, perciò, basilare.

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