Meeting 2020

Paolo Magri, Ispi. Ci preoccupano i migranti economici, ma è per il clima che le persone si sposteranno

REmini2020: Paolo Magri, direttore dell’Istituto per gli studi di politica internazionale, discute dell’impatto sociale dei cambiamenti climatici, che causano conflitti per le risorse e migrazioni.

“Per effetto dei cambiamenti climatici e dell’aumento della popolazione, se vent’anni fa c’erano 3,5 ettari di terreno arabile per persona, nel 2050 ce ne saranno 1,5”, mette in guardia Paolo Magri, direttore dell’Istituto per gli studi di politica internazionale (Ispi). “I luoghi di produzione di cibo per il pianeta si ridurranno del 50 per cento e questo creerà conflitti in modo crescente”.

Non a caso è già da una decina d’anni che stiamo assistendo a fenomeni di land e water grabbing, l’accaparramento da parte di privati di terreni agricoli e risorse idriche nei paesi in via di sviluppo. Vivere in queste regioni del mondo, ulteriormente minacciate da siccità e fenomeni meteorologici estremi, diventerà sempre più complicato.

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“Siamo preoccupati, forse troppo, per i 600-700mila migranti economici che dall’Africa arrivano all’Europa, ma le Nazioni Unite stimano che i migranti per motivi climatici possano raggiungere i 50 milioni nel giro di venti o trent’anni”, spiega Magri. Proprio per questo ci stiamo indirizzando verso il riconoscimento dello status di rifugiato climatico: a marzo il Tribunale di L’Aquila ha accolto una richiesta d’asilo per motivi ambientali.

La cooperazione allo sviluppo nell’Unione europea

“Anche le politiche di sviluppo sono sempre più legate al contrasto delle migrazioni”, aggiunge Magri, che insegna Relazioni internazionali all’università Bocconi di Milano. Si garantisce supporto a paesi come la Nigeria e l’Etiopia perché è lì “che passano o hanno origine flussi di migranti”, ma “non sono certo le nazioni più povere dell’Africa”.

La conversazione con Magri, che al Meeting di Rimini ci ha raggiunto allo stand dedicato al racconto del progetto REmini2020, si è poi spostata sul ruolo dell’Unione europea nel coordinare azioni comuni per fronteggiare le sfide attuali. “In questo momento l’Ue viene identificata come responsabile di tutto ciò che di brutto accade in Europa: il ponte caduto a Genova è colpa dell’Unione europea, ad esempio. Certo, è un’organizzazione lenta nell’affrontare i problemi, ma questa lentezza è dovuta soprattutto alla necessità di trovare un accordo fra 28, in futuro 27, paesi che ormai vanno sempre più in direzioni opposte”. Del resto, è sul confronto che si basano le decisioni democratiche.

Paolo Magri ISPI REmini2020
Paolo Magri, direttore dell’Ispi, allo stand del Meeting di Rimini dedicato al racconto del progetto REmini2020 © LifeGate

REmini2020, un cammino triennale verso la sostenibilità

LifeGate è in trasferta a Rimini per raccontare il progetto REmini2020, un percorso triennale che prende il via con la 39° edizione del Meeting per l’amicizia tra i popoli. L’obiettivo è quello di rendere sostenibile questo grande evento, lavorando su diverse aree: economia circolare, energia, alimentazione, mobilità.

Qualche cifra può essere utile per comprendere la portata della manifestazione. Dal 19 al 25 agosto i 130mila metri quadrati allestiti nella Fiera di Rimini vengono animati da convegni, workshop, tavole rotonde, mostre e spettacoli, che contagiano anche il territorio della città romagnola. Dopo le 800mila presenze del 2017, per il 2018 sono già stati coinvolti 530 relatori e 2.750 volontari.

A collaborare con la Fondazione e stilare la strategia di sostenibilità del Meeting è Conai (Consorzio Nazionale Imballaggi). Questo è il primo importante banco di prova per la sua nuova sfida: affrontare il tema della sostenibilità nei grandi eventi con un approccio a 360 gradi.

 

Foto in apertura © Luigi Zanni / LifeGate
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