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Dopo oltre 20 anni la polizia ha debellato il mercato Bellavista, uno dei principali centri del commercio di animali protetti del paese.
Il Perù è uno dei dieci paesi con il più alto tasso di biodiversità del mondo, con centinaia di specie endemiche animali e vegetali. Fino a un mese fa era possibile acquistare questo inestimabile tesoro naturalistico recandosi semplicemente al mercato, o meglio, al mercato Bellavista, uno dei principali centri di vendita illegale di fauna selvatica di tutto il Perù.
Grazie agli sforzi degli attivisti e degli ufficiali sanitari, il mercato, dopo quasi venti anni di attività illecite, è stato finalmente chiuso. Il mercato Bellavista sorgeva nella città di Pucallpa, nella provincia di Ucayali, inizialmente era un tipico mercato cittadino, ma quando si è spostato al coperto i venditori di animali, desiderando maggiore autonomia per il loro commercio illegale di fauna, si rifiutarono di abbandonare la postazione e diedero vita ad uno dei più terribili centri di traffico di animali protetti.
“Bellavista era il peggiore – ha raccontato la veterinaria Patricia Mendoza – i venditori di animali ci sono sempre stati e tutti lo sapevano”. Mendoza, insieme ad alcuni membri del Wildlife Conservation Society’s Wildlife Health e dell’Health Policy Program, ha visitato il mercato ripetutamente a partire dal 2007, nell’ambito del programma veterinario Usaid Predict.
Nel corso delle ispezioni il team ha fatto una stima degli animali presenti, prelevato alcuni esemplari morti e raccolto campioni da animali vivi per valutarne le condizioni di salute. Nel 2013 la squadra guidata da Mendoza ha segnalato 21 venditori di animali vivi e 13 fornitori, per un totale di circa 76 specie, il cui commercio è vietato dalla legge peruviana. Ogni settimana al mercato Bellavista venivano venduti circa 1.100 animali, dei quali 42 primati.
Specie selvatiche e domestiche venivano sistematicamente alloggiate insieme, aumentando i rischi di trasmissione delle malattie tra loro e gli esseri umani. La squadra di veterinari ha individuato, tra le altre patologie, la malattia di Newcastle, malattia infettiva degli uccelli domestici e selvatici, e il batterio Aeromonas hydrophila in numerosi rettili, in grado di provocare infezioni della pelle e diarrea negli esseri umani.
Numerose malattie sono inoltre state riscontrate nei primati presenti al mercato, ancora più pericolose per la salute umana a causa della nostra storia evolutiva comune. Considerata la vastità del mercato e l’enorme numero di animali detenuti sembra incredibile che tale attività sia anta avanti per quasi venti anni. “Il governo si è mostrato molto riluttante a intervenire – ha spiegato Mendoza –la corruzione tra i funzionari della polizia forestale era molto forte”.
Il mercato, che sorgeva su un terreno comunale, è stato letteralmente raso al suolo, “però l’operazione si è svolta a mezzanotte quando il luogo era praticamente deserto e nessuno dei trafficanti è stato arrestato”, ha detto con rammarico Noga Shanee, biologo e attivista, co-fondatore della ong Neotropical Primate Conservation.
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