La Polonia costruisce un muro anti-migranti alla frontiera con la Bielorussia

Il governo di Varsavia ha annunciato l’imminente costruzione di un muro per impedire ai migranti di oltrepassare la frontiere con la Bielorussia.

Aggiornamento 25 gennaio 2022 – Le autorità della Polonia hanno ufficialmente avviato i lavori di costruzione del muro alla frontiera con la Bielorussia, al fine di bloccare l’ingresso di migranti sul proprio territorio.

Aggiornamento ore 15 – Secondo quanto riportato dal New York Times, i campi profughi improvvisati nei quali si erano accampate migliaia di migranti al confine tra Polonia e Bielorussia sarebbero stati sgomberati. Donne, uomini e bambini si sarebbero rifugiati in un magazzino nelle vicinanze.


La crisi al confine tra Polonia e Bielorussia potrebbe “risolversi” nel peggiore dei modi. Il governo di Varsavia ha infatti fatto sapere di voler costruire un muro per impedire ai migranti l’attraversamento della frontiera e dunque l’ingresso nella propria nazione (e al contempo nell’Unione europea). “Si tratta di un investimento assolutamente strategico e prioritario per la sicurezza della nazione e dei suoi cittadini”, ha affermato il ministro degli Interni Mariusz Kaminski.

Il muro anti-migranti tra Polonia e Bielorussia dovrebbe essere completato in pochi mesi

La costruzione, ovviamente, non è ancora cominciata. Ma secondo le parole del membro dell’esecutivo polacco il cantiere potrebbe essere avviato già entro la fine dell’anno ed essere concluso entro il primo semestre del 2022. La volontà è infatti di procedere a ritmi serrati: 24 ore su 24 grazie a tre squadre al lavoro a ciclo continuo. Il tutto per un costo di 353 milioni di euro.

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Polizia alla frontiera tra Polonia e Bielorussia © Polish Ministry Of Defence/Getty Images

Il muro, alla fine, dovrebbe essere lungo 180 chilometri, ovvero poco meno della metà della lunghezza della frontiera che separa Polonia e Bielorussia. Non si sa, tuttavia, quale porzione sarà effettivamente interessata dal progetto. Né se esso passerà per la foresta primaria di Bialowieza, il che costituirebbe anche un problema per gli ecosistemi locali, per la biodiversità e più in generale per il clima.

I dubbi sul rispetto della Convenzione di Ginevra

La scelta di Varsavia, inoltre, appare una forzatura anche a livello politico. Solo una parte minoritaria della popolazione, secondo dati citati dalla stampa internazionale, sosterrebbe infatti le scelte del governo in materia di gestione delle frontiere. Che punta di fatto a rendere l’Unione europea quella che i critici della chiusura nei confronti dei migranti hanno a più riprese definito “una fortezza”.

Un muro, inoltre, pone dei sostanziosi dubbi anche dal punto di vista del diritto internazionale. La Convenzione di Ginevra del 1951 indica infatti che ai richiedenti asilo debba essere concesso sia di presentare le domande, sia di essere accolti per il tempo necessario a studiare le stesse. Un muro, ovviamente, rappresenterebbe un puro respingimento, rendendo impossibile il rispetto di tale diritto.

Detto ciò, alle frontiere esterne dell’Unione europea esistono già altri muri. Quello che “difende” le enclavi spagnole di Ceuta e Melilla, in Marocco. Quello di 40 chilometri che separa la Grecia e la Turchia. E un reticolato di 175 chilometri tra Ungheria, da una parte, e Serbia e Croazia dall’altra, voluto dal presidente ultra-conservatore Viktor Orban (e costato 880 milioni di euro).

Dall’Unione europea 700mila euro per Croce Rossa e ong

Altre nazioni hanno invece preferito non erigere barriere. L’Ue, insomma, è divisa al suo interno. Basti pensare alle posizioni assunte dalle istituzioni europee sull’annuncio della Polonia: la presidente della Commissione Ursula von der Leyen si è detta ad esempio contraria, mentre il presidente del Consiglio europeo Charles Michel è apparso sostenere l’iniziativa.

Nel frattempo Bruxelles ha annunciato un sostegno finanziario a Croce Rossa e ong presenti alla frontiera tra Polonia e Bielorussia, pari a 700mila euro. Mentre la Bielorussia ha affermato di aver avviato dei negoziati con i paesi europei.

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