Cos’è il trattato contro le armi nucleari New Start scaduto il 5 febbraio e cosa può accadere ora

Il trattato New Start, scaduto pochi giorni fa, era l’ultimo importante accordo bilaterale tra Stati Uniti e Russia sul disarmo nucleare.

Il 5 febbraio 2026 è scaduto il trattato New Start per il disarmo nucleare. Si trattava, assieme dal Trattato di non proliferazione nucleare (Tnp), di uno dei pochi accordi internazionali finalizzati ad affrontare il tema della presenza di testate atomiche negli arsenali di una serie di eserciti. Se il Tnp, però, ha riunito oltre 40 nazioni, il New Start ha riguardato unicamente le due principali potenze militari globali: Stati Uniti e Russia. Che, assieme, come riferito dall’istituto Iriad, controllano oltre 10mila testate nucleari – rispettivamente 5.459 russe e 5.177 statunitensi, secondo dati aggiornati al 2025 -, equivalenti a circa l’87 per cento del totale mondiale.

Dagli accordi Salt 1 e 2 al programma Start: quarant’anni di negoziati tra Washington e Mosca

In un contesto internazionale che appare assolutamente poco propizio ai compromessi e al dialogo, sono stati così di fatto interrotti più di quarant’anni di negoziati per il disarmo nucleare tra Washington e Mosca. A partire dalla metà dal 1982, infatti gli Stati Uniti e l’allora Unione Sovietica hanno accettato di discutere sulla riduzione delle armi nucleari strategiche. In precedenza, gli accordi Salt 1 e 2 (Strategic arms limitation talks) si erano invece limitati a porre degli argini alla loro produzione.

Il programma Start (Strategic arms reduction talks) ha comportato complessi negoziati, durati quasi un decennio, ma che alla fine hanno consentito di firmare il primo accordo, battezzato Start 1. Era il 31 luglio del 1991 e siglare il documento furono gli allora presidenti di Usa e Urss, Ronald Reagan e Michail Gorbaciov. Si trattò dell’ultimo atto di particolare importanza del capo di stato sovietico prima del golpe che ne segnò la destituzione, il 18 agosto dello stesso anno.

I presidenti di Urss e Usa negoziarono per anni prima di raggiungere un accordo sul primo trattato Start
I presidenti di Urss e Usa negoziarono per anni prima di raggiungere un accordo sul primo trattato Start © Bettmann/Getty Images

Nel 1993 la firma dello Start 2 dopo la caduta dell’Urss

A quell’accordo ne seguirà un secondo, lo Start 2, firmato il 3 gennaio 1993. Rispetto al primo, che indicava misure molto operative, la nuova versione appariva però più come una dichiarazione d’intenti tra i nuovi presidenti degli Stati Uniti, George Bush, e della neonata Federazione Russa, Boris Eltsin. Gli impegni concreti, infatti, erano limitati. Ciò nonostante, l’intesa permetterà di ridurre numerose testate, in particolare le SS.18 e SS.24 russe, e le MX Peacemaker e Minuteman III americane.

L’obiettivo fissato era però di arrivare a 3.500 testate statunitensi e 3mila russe entro il 2003. Tali target non saranno mai centrati, anche per via delle tensioni in Medio Oriente, della guerra nei Balcani, dell’intervento in Kosovo della Nato e delle politiche di allargamento della stessa Alleanza atlantica nell’Europa dell’Est. A ciò si aggiunsero problematiche tecniche e finanziarie da parte russa nell’effettiva opera di distruzione degli ordigni (che erano tra l’altro disseminati in Ucraina, Kazakhstan e Bielorussia al momento dell’implosione dello stato sovietico).

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I presidenti di Usa e Russia, George Bush e Boris Eltsin, annunciano l’accordo sul trattato Start 2

Il nodo del monitoraggio reciproco tra Stati Uniti e Russia incluso nel trattato New Start

L’ultimo accordo, il New Start appena scaduto, rappresentava un “prolungamento” dello Start 2. Includeva in particolare un nuovo sistema di ispezione e veridica del rispetto di ciascuna clausola, con un meccanismo di monitoraggio reciproco dei siti militari. Già il 9 agosto 2022, però, la Russia aveva annunciato la sospensione dei controlli americani, a seguito dell’invasione dell’Ucraina avvenuta pochi mesi prima, dichiarando di aver adottato la decisione dopo che Washington avrebbe per prima ostacolato le ispezioni russe negli Stati Uniti.

Nessuno può sapere, perciò, se negli ultimi tre anni e mezzo quanto disposto dal New Start sia stato rispettato dalle parti. In ogni caso, sul piano legale, l’accordo non avrebbe potuto essere nuovamente prolungato, poiché il testo prevedeva un solo possibile rinnovo, che era già stato effettuato nel 2021. Tuttavia, qualora i rapporti diplomatici russo-americani fossero stati più sereni, sarebbe stato tecnicamente possibile prorogare una parte degli accordi legati al tetto massimo alle testate. Cosa che effettivamente la Russia aveva proposto nello scorso autunno agli Stati Uniti, senza ottenere però una risposta positiva da Washington.

È possibile affermare perciò

Cosa potrebbe accadere con la fine del New Start

In questo contesto, è estremamente difficile indicare quali siano i rischi che il mondo corre realmente. Va ricordato che gli Stati Uniti sono già usciti, nell’agosto 2019, dal Trattato sulle forze nucleari a medio raggio (Intermediate-range nuclear forces treaty) che era stato siglato nel 1987 da Reagan e Gorbaciov. Il documento pose fine alla crisi degli euromissili, ovvero vettori nucleari a medio raggio installati sia dagli Stati Uniti che dall’Urss sul territorio europeo.

I presidenti di Urss e Usa, Grobaciov e Reagan, firmano il trattato che pose fine alla crisi degli euromissili, nel 1987
I presidenti di Urss e Usa, Grobaciov e Reagan, firmano il trattato che pose fine alla crisi degli euromissili, nel 1987 © Bettmann/Getty Images

Poi, nel 2023, la Russia ha annunciato il ritiro dal Trattato sulla messa al bando totale degli esperimenti nucleari, anche in questo caso in piena guerra contro l’Ucraina.

Riarmo e disimpegno: una dinamica in atto già da tempo

Il mancato rinnovo del New Start, insomma, si inscrive in una dinamica già in atto da ambo le parti. Se si aggiunge la corsa al riarmo generalizzata il quadro è certamente preoccupante. Non si può dunque escludere una nuova fase di produzione di armi nucleari: in parte per sostituire vecchie testate, in parte per dotare gli eserciti di nuove.

Una tendenza alla quale partecipa pienamente anche l’Unione europea, che è arrivata perfino ad aprire agli investimenti considerati “sostenibili” quelli nelle armi nucleari. Di recente, infatti, è stata modificata la normativa che escludeva tutte le armi definite “controverse”, sostituendo la locuzione con quella più restrittiva di “proibite”.

Il testo approvato dall’Ue precisa che, adesso, soltanto “le mine antiuomo, le munizioni a grappolo, e le armi biologiche e chimiche” sono escluse dagli investimenti sostenibili. Che a questo punto, oggettivamente, bisognerebbe smettere di chiamare così.

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