Iran, la guerra è illegale? Cosa dicono il diritto internazionale e la Costituzione degli Usa

Donald Trump, assieme a Israele, ha attaccato l’Iran senza un’autorizzazione del Congresso né del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.

L’attacco militare avviato da Stati Uniti e Israele contro l’Iran è illegale dal punto di vista del diritto americano e di quello internazionale? A porsi l’interrogativo sono stati in molti, tenendo conto delle modalità attraverso le quali i governi di Washington e Tel Aviv hanno deciso, improvvisamente, di bombardare la Repubblica islamica.

Trump avrebbe inviato una “nota” al Congresso ma non ha chiesto un’autorizzazione per l’attacco

Partiamo dalle normative degli Stati Uniti: la guerra è cominciata senza un passaggio (né tantomeno un’approvazione) parlamentare. Il Congresso, infatti, non è stato formalmente coinvolto nella decisione, sebbene da tempo ormai il presidente Donald Trump avesse spiegato che l’opzione militare non poteva essere di certo esclusa.

Per questo, benché molti deputati repubblicani abbiano accolto con favore la notizia degli attacchi, numerosi parlamentari democratici hanno bollato l’azione armata come “illegale”. “Il presidente ha gettato il nostro paese in una guerra contro l’Iran senza aver domandato alcuna autorizzazione al Congresso”, ha tuonato il senatore Jack Reed. “Trump non ha mai espresso le proprie  argomentazioni, non ha mai cercato di convincere il parlamento. Non ha neppure un piano per quanto riguarda l’epilogo della guerra stessa”.

Numerosi parlamentari statunitensi: “Attacco all’Iran illegale”

“L’attacco militare è illegale e incostituzionale. Sono atti illeciti che alimentano il rischio di escalation, con gravi minacce per le truppe e per i civili americani nella regione”, gli ha fatto eco il senatore Ed Markey. D’accordo con loro anche il capo della minoranza democratica alla Camera dei rappresentanti, Hakeem Jeffries, secondo quanto riportato da Cbs News.

Secondo la Costituzione degli Stati Uniti, in effetti il Congresso è il solo organismo abilitato a dichiarare una guerra. “In assenza di circostanze eccezionali, occorre un’autorizzazione”, ha ricordato Markey. E la natura stessa di “operazione preventiva” sottolineata dalla Casa Bianca evidenzia come tale straordinarietà non sussisteva nel caso dell’Iran, poiché una minaccia immediata non era ravvisabile.

Una posizione condivisa anche dalla senatrice Elizabeth Warren, nonché da un esponente di spicco dei progressisti inglesi, Jeremy Corbyn.

Vanificati i negoziati Stati Uniti-Iran che a Ginevra erano giunti a “una svolta” positiva

Tanto più che a Ginevra, da giorni si svolgevano negoziati tra rappresentanti di Teheran e di Washington, mediati dall’Oman. Secondo il cui ministro degli Esteri proprio nella giornata di venerdì, poche ore prima dell’attacco, si era giunti a “una svolta”, poiché la Repubblica islamica aveva accettato per la prima volta di non stoccare più uranio arricchito. Non soltanto dunque un dialogo era aperto ma stava anche portando i propri frutti.

 

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Da parte sua, la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt si è difesa dicendo Chee Marco Rubio avrebbe fornito “una nota” al Congresso. Un conto è però un’informativa, un conto è una richiesta di autorizzazione, evidentemente.

La Carta delle Nazioni Unite vieta l’uso delle forze armate se non per “legittima difesa” in caso di “aggressione”

Dal punto di vista del diritto internazionale, inoltre, le regole alle quali occorre attenersi sono chiare. La Carta delle Nazioni Unite vieta dal 1945 il riscorso alle forze armate nelle relazioni tra stati, se non per legittima difesa in caso di aggressione. Il problema è che la definizione giuridica del termine “aggressione” è rimasta per decenni vaga, né esiste ad oggi – per quanto possa sembrare assurdo – una definizione univoca e condivisa di “conflitto armato” (benché numerose Convenzioni tentino di circoscrivere contorni e perimetri).

Affinché una guerra sia pienamente “legale” occorre passare poi attraverso un’approvazione del Consiglio di sicurezza dell’Onu. La definizione della Carta delle Nazioni Unite è d’altra parte figlia del periodo storico: l’immediato secondo Dopoguerra, nel corso del quale era pressoché unanime la volontà di impedire una nuova tragedia come quella che era appena terminata. Ma da allora, a fronte di decine e decine di guerre che sono scoppiate in tutto il mondo, soltanto in pochi pochissimi casi è stata concessa un’autorizzazione, come per le guerre in Corea nel 1950, in Kuwait nel 1991 e in Afghanistan nel 2001.

Critiche a Stati Uniti e Israele da Norvegia, Spagna e Nazioni Unite

Non a caso, numerosi governi hanno criticato gli Stati Uniti per l’attacco all’Iran. Secondo il ministro degli Affari esteri della Norvegia, Espen Barth Eide, l’azione militare “non è conforme” al diritto internazionale. Ciò in quanto “un attacco preventivo presuppone l’esistenza di una minaccia imminente”. Allo stesso modo, il primo ministro della Spagna Pedro Sanchez ha parlato di “azione unilaterale di Stati Uniti e Israele” precisando che il governo di Madrid “esige una de-escalation immediata e il pieno rispetto del diritto internazionale”. Il ministero degli Esteri dalla nazione iberica ha allo stesso modo richiamato alla necessità di rispettare “la Carta dell’Onu e il diritto umanitario internazionale”.

Guterres
António Guterres, segretario generale dell’Onu © Thierry Monasse/Getty Images

Sulla stessa linea il segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres, che ha richiamato “tutti gli stati membri al rispetto dei loro obblighi”. Ricordando appunto come la Carta “vieti chiaramente” l’impegno della forza contro l’integrità territoriale di ogni nazione.

Donald Trump: “Limiti ai miei poteri? Solo la mia moralità”

Al di là degli obblighi legati al diritto internazionale, c’è poi una questione di rapporti con gli alleati della Nato, nessuno dei quali – stando a una serie di dichiarazioni di capi di stato e di governo – era stato informato dell’attacco.

Difficile in ogni caso che le critiche piovute addosso agli Stati Uniti possano far modificare le scelte della Casa Bianca: anche nel caso del rovesciamento del regime di Nicolàs Maduro in Venezuela numerose diplomazie avevano contestato il “metodo” utilizzato da Washington. Ma in una recente intervista al New York Times Trump ha risposto a chiarissime lettere alla domanda se ci siano o meno limiti ai suoi poteri di intervento nel mondo: “Sì, una cosa c’è. La mia moralità. La mia testa. È la sola cosa che può fermarmi”.

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