Rotatorie trasformate in piscine, parcheggi in parchi. I progetti che ridisegnano lo spazio urbano

Sono stati annunciati i cinque progetti finalisti dell’European Prize for Urban Public Space. Vediamo quali sono.

Sono stati annunciati i cinque finalisti dell’European Prize for Urban Public Space, il concorso biennale che premia le migliori pratiche per la democratizzazione e la transizione ecologica degli spazi urbani. Istituito nel 2000 dal Centro di cultura contemporanea di Barcellona, il premio ha visto crescere edizione dopo edizione il numero di candidature e di partner istituzionali con sede in altri paesi.

Per il 2026 sono stati ben 381 i progetti presentati. Un lungo lavoro di analisi per la giuria, che alla fine ha individuato cinque progetti accomunati dalla riconversione di spazi urbani pensati per le automobili in aree designate come forma di resistenza alle alte temperature legate all’emergenza climatica. Tra rotatorie trasformate in piscine e parcheggi riconvertiti a parchi, ecco i progetti che si contenderanno il premio nella finale del 15 ottobre. Con anche una quota italiana.

Zuidpark (Anversa, Belgio)

Si può trasformare un parcheggio sui vecchi moli in un polmone verde metropolitano? Anversa, città belga con oltre mezzo milioni di abitanti, ha dimostrato di sì con il progetto inaugurato nel 2024 Zuidpark, che integra la biodiversità, ripristina il ciclo dell’acqua e crea nuovi spazi di quartiere dove i residenti possono sedersi e trascorrere del tempo.

Lo Zuidpark di Anversa ©Isabelle Pateer/Centro di Cultura Contemporanea di Barcellona
Lo Zuidpark di Anversa © Isabelle Pateer/Centro di Cultura Contemporanea di Barcellona

L’area sorge nel quartiere periferico di Zuid e si estende per circa otto ettari, circondati da lunghe file di alberi. C’è un’area centrale caratterizzata da un grande prato e da un giardino acquatico mentre le due aree laterali vedono alternarsi giardini pluviali, aree gioco, impianti sportivi e zone dedicate ai cani. A separare questi ambienti ci sono due grosse piazze dove, tra le altre cose, si tengono anche eventi aperti alla cittadinanza. Le automobili non sono sparite del tutto visto che il parcheggio in superficie è stato sostituito da un garage sotterraneo, con dimensioni più piccole. E a proposito di bassifondi, un grosso bacino interrato di 1.500 metri cubi raccoglie l’acqua piovana mentre uno strato di argilla sotto il prato cattura l’acqua in eccesso per il riutilizzo in momenti successivi di siccità.

Plaça de les Glòries Catalanes (Barcellona, Spagna)

A Barcellona uno svincolo stradale caratterrizato da un’enorme rotonda sospesa è stato trasformato in un ambiente a metà tra una piazza e un parco aperto alla cittadinanza. 

La Plaça de les Glòries Catalanes di Barcellona © Centro di Cultura Contemporanea di Barcellona
La Plaça de les Glòries Catalanes di Barcellona © Centro di Cultura Contemporanea di Barcellona

Il progetto riguarda Plaça de les Glòries Catalanes e ha permesso di creare un nuovo spazio per la cittadinanza attraverso la demolizione dell’anello sopraelevato e l’interramento delle carreggiate al di sotto di quello che è diventato uno spazio pedonale all’insegna della vegetazione e della partecipazione. L’inaugurazione è avvenuta nel 2025 e ha visto anche l’apertura di una nuova fermata della metropolitana per favorire la mobilità sostenibile.

Bagni rotondi (Logroño, Spagna)

A Logroño, nella comunità spagnola di La Rioja, un’isola di cemento in mezzo alla strada costruita a mò di rotonda è diventata per diversi giorni una piscina pubblica. L’idea è venuta all’architetto svizzero Leopold Banchini, che ha dato il via a una riqualificazione che partisse proprio dalla fontana dismessa nel bel mezzo dell’infrastruttura. La vasca è stata riempita da pannelli di legno grezzo e riempita di acqua così da formare qualcosa di simile a un bagno turco sfruttando anche i vasi da fiori in ghisa riutilizzati come bracieri per riscaldare.

I Bagni rotondi di Logroño © Centro di Cultura Contemporanea di Barcellona
I Bagni rotondi di Logroño © Centro di Cultura Contemporanea di Barcellona

Una riqualificazione che è durata solo pochi giorni sotto forma di installazione perché non c’erano i presupposti urbanistici per renderla permanente, visto che gli avventori si sarebbero ritrovati a camminare lungo una strada molto trafficata per potervi accedere e che sarebbe stato necessario modificare tutta la viabilità dell’isolato. “Le norme relative alla circolazione automobilistica sono difficili da modificare e qualsiasi richiesta di solito deve arrivare fino alle autorità comunali”, ha sottolineato Bianchini al giornale inglese The Guardian. “I politici hanno molta paura di toccare qualsiasi argomento riguardante le automobili, perché temono che ciò possa costare loro voti”.

Corridoio Verde di Leça (Matosinhos, Portogallo)

Le sponde del fiume Leça, che scorre nell’area metropolitana di Porto, sono state interessate da un enorme lavoro di bonifica e ristrutturazione che passa anche attraverso la mobilità sostenibile. 

Il Corridoio Verde di Leça © Centro di Cultura Contemporanea di Barcellona
Il Corridoio Verde di Leça © Centro di Cultura Contemporanea di Barcellona

Degrado ambientale e paesaggistico la facevano da padrone in un’area profondamente industrializzata e caratterizzata da strade, capannoni e zone residenziali. La risposta è stata la realizzazione di un corridoio verde di 42 chilometri pensato per creare nuovi spazi pubblici, ripristinare l’ambiente fluviale, migliorare la qualità del paesaggio, promuovere la biodiversità e garantire una mobilità agevole tanto per chi va al lavoro quanto per chi decide di fare passeggiate e svolgere attività sportiva, incentivando a rinunciare all’utilizzo dell’automobile per gli spostamenti. Piante autoctone sono tornate a popolare le rive del Leça mentre gli uccelli hanno ripreso a nidificare e a popolare l’ambiente. Un’area naturale in stato di abbandono è tornata a vivere e a essere frequentata dalla cittadinanza. Rigorosamente senza automobile.

Parco della Pace (Vicenza, Italia)

Lì dove c’era l’Aeroporto Dal Molin oggi sorge un’area verde di 65 ettari. Siamo a Vicenza, in Veneto, e il risultato della riqualificazione iniziata nel 2017 e conclusa con l’inaugurazione del 2025 è il più esteso parco d’Europa in rapporto alla popolazione della città. 

Il Parco della Pace di Vicenza © Centro di Cultura Contemporanea di Barcellona
Il Parco della Pace di Vicenza © Centro di Cultura Contemporanea di Barcellona

Al suo interno si trovano otto chilometri di sentieri pedonali, una rete di canali che si estende per oltre nove chilometri, laghi, zone umide e bacini allagabili che assorbono l’acqua e la rilasciano quando c’è necessità. E poi prati, orti, strutture per l’attività sportiva e altri servizi a basso impatto per la cittadinanza, così come una flora e una fauna molto ricca che è tornata a popolare un’area un tempo occupata dall’asfalto e da mezzi a combustione fossile come aerei e automobili. 

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