Qi, energia universale

Nella concezione cinese del cosmo, il Qi (Ch’i) è il fondamento dell’esistenza, da cui ha origine la materia, con tutte le sue leggi.

Il Qi, la cui “essenza” è energia, esiste in ogni cosa come collegamento tra materia e spirito: questa funzione di connessione ed equilibrio causa potenti influenze energetiche le quali, se perturbate, possono avere influenze negative; su tali influenze si può agire sia in termini distruttivi, sia con pratiche di riequilibrio.

Tra terra e cielo

A questo concetto è strettamente connessa l’idea, tipicamente cinese, del ruolo dell’uomo, che ha il compito di inserirsi come forza regolatrice tra la natura (terra) e il divino (cielo). Come nell’agopuntura, che interviene sui meridiani corporei dove fluisce il Qi, così, per analogia, anche sul corpo della terra scorrono correnti e punti di energia attivi in ogni ambiente che prende forma sul territorio.

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Sul corpo della terra scorrono correnti e punti di energia attivi © John Moore/Getty Images

Queste correnti, chiamate “draghi”, corrispondono a particolari caratteristiche morfologiche naturali, possono essere della più svariata natura e influiscono sul rapporto tra l’ambiente e gli edifici o l’agricoltura: vi sono pertanto draghi “favorevoli”, “aggressivi”, “dormienti”, “malati” e così via. Le catene montuose tra la Cina e il Tibet, per esempio, sono sempre state considerate “draghi pericolosi” che, provenendo dal Tibet, dovevano essere controllate.

Qi e feng shui

In tale senso, anche la Grande Muraglia è una tipica opera di feng shui, volta a respingere possibili invasioni e a proteggersi dalle energie provenienti dal Nord, direzione di difficile controllo. La profonda influenza di queste convinzioni nella cultura cinese è testimoniata anche dalla tradizione locale di vendere agli occidentali i terreni “contaminati” da feng shui non positivo, e quindi non propizi agli insediamenti umani. L’ambiente deve perciò essere sempre attentamente analizzato affinché i nuovi insediamenti non causino squilibri che si ritorcerebbero contro i loro abitanti.

A sua volta l’architettura, nel senso di edificio, cioè volume nello spazio, esprime un proprio Qi autonomo (legato alla sua forma), sfavorevole o propizio al luogo e ai residenti.

di Mauro Bertamè
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