Rebirthing: il lavoro su noi stessi

Si riempiono i polmoni di aria nuova, ci si d

A cura di Giulia Valerio

Mettere un vaso di acqua sporca sotto un rubinetto aperto di acqua pulita o aprire la finestra per far entrare l’aria fresca e frizzante del mattino: in entrambi i casi il contenuto utilizzato esce, viene spinto fuori, eliminato. Questo è uno degli effetti del respirare secondo la tecnica del Rebirthing.

Ogni seduta di Rebirthing è diversa, unica, speciale. Molto dipende dalla capacità di rilassarsi, quindi di essere a proprio agio, di sentirsi al sicuro senza doversi preoccupare di quello che succederà. A volte ci vuole pazienza fino al momento in cui i nostri meccanismi inconsci di difesa e di allerta si spegneranno e l’energia creativa del respiro potrà circolare liberamente.

Per molti è di grande aiuto fare questa esperienza in gruppo, durante un seminario, ci si sente protetti, l’emozione è condivisa, l’esperienza degli altri ci aiuta e ci incoraggia: il lavoro è su noi stessi.

Tutto il lavoro e la fatica millenari per migliorare il mondo non è che un pallido riflesso del difficile lavoro che siamo chiamati a fare all’interno di noi stessi. Ci portiamo appresso, senza rendercene conto, ben nascoste nelle pieghe della nostra psiche, mille ferite e pesi, decisioni, programmi che ci provengono da chissà chi e da chissà quando: dolori o ingiustizie subite nell’infanzia, i traumi della nascita, i modi di pensare o modelli di comportamento ereditati, i sensi di colpa inculcati e così via. La somma di tutto questo è quello che chiamiamo carattere e la nostra vita ne viene pesantemente influenzata.

È dentro di noi che bisognerebbe riuscire ad operare dei cambiamenti. Per cambiare qualcosa però bisogna conoscerla, poterla prendere in mano, gestire, modellare. Bisogna arrivare alla radice, conoscere le cause, scoprire le ferite per guarirle, trovare il bambino che eravamo nel momento in cui è stato umiliato, trascurato, offeso e ha deciso come reagire, per poter togliergli di mano, con dolcezza ma per sempre, il volante della nostra vita.

E poi, quando stiamo vivendo? Qui, adesso, pronti e liberi di recepire e gustare (o soffrire) il momento presente, la giornata odierna, questi cinque minuti insieme? O viviamo oberati da pesi, risentimenti, sensi di colpa e disillusioni del passato o spaventati e pieni di paure per un futuro minaccioso?

 

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