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La più grande valutazione sullo stato dei rettili è stata recentemente pubblicata sulla rivista Nature. Il risultato? Uno su cinque rischia l’estinzione.
Ormai è chiaro, moltissime specie animali stanno combattendo contro l’estinzione. Le attuali valutazioni globali hanno rivelato che tra i tetrapodi, ovvero i vertebrati con quattro arti, il 40,7 per cento degli anfibi, il 24,4 per cento dei mammiferi e il 13,6 per cento degli uccelli rischia di scomparire. Sebbene questi dati siano disponibili da circa un decennio, per i rettili non era ancora stata fornita una valutazione completa. Pochi giorni fa, la rivista Nature ha reso pubblica la più grande analisi mai effettuata sullo stato dei rettili. Delle circa 10mila specie analizzate, quasi 2mila sono a rischio di estinzione, circa il 20 per cento (21,1 per l’esattezza). Vuol dire che un rettile su cinque potrebbe sparire per sempre.
La classe dei Reptilia – che prende il nome dal latino reptilis, ovvero “strisciante” – è composta dagli ordini Cheloni, Loricati, Rincocefali e Squamati. Per capirci meglio: l’ordine dei Cheloni comprende tartarughe e testuggini con 351 specie; i Loricati sono composti dai coccodrilli con 24 specie; i Rincocefali sono rappresentati da un’unica specie, il tuatara; l’ordine degli Squamata, il più numeroso, comprende quasi 10mila specie fra cui serpenti e lucertole.
I rettili sono minacciati dagli stessi fattori che mettono a rischio tutte le altre specie di tetrapodi: deforestazione, agricoltura intensiva, sviluppo urbano, caccia e specie invasive, senza dimenticare i cambiamenti climatici. Una perdita così importante – si parla di 1.829 specie – potrebbe cambiare radicalmente gli ecosistemi. La loro scomparsa potrebbe portare non solo alla perdita di 15,6 miliardi di storia evolutiva, ma anche a devastanti effetti a catena per l’ambiente e, di conseguenza, per l’uomo.
Sebbene molti rettili vivano in ambienti aridi, la maggior parte delle specie si trova nelle foreste. Per questo motivo, il disboscamento e la conversione dei terreni per l’agricoltura sono una minaccia molto rilevante. Dallo studio è emerso che il 30 per cento dei rettili che vivono nelle foreste è a rischio di estinzione, al contrario del 14 per cento che vive nelle zone aride. Un esempio è il cobra reale (Ophiophagus hannah), elencato come “vulnerabile”: il suo areale sta diminuendo a causa della perdita dell’habitat forestale.
Lo studio è stato condotto unitamente da NatureServe, Iucn e Conservation International. Insieme, hanno analizzato i dati del Global reptile assessment che, negli ultimi 17 anni, ha raccolto i contributi di oltre 900 scienziati. Questo immenso lavoro di valutazione è stato fatto anche per mettere in luce la grandissima quantità e varietà di rettili presenti sul nostro Pianeta, per comprendere cosa potremmo perdere se non si interviene per tempo.
Tuttavia, lo studio non è completamente fatalista. Forse non è ancora troppo tardi. Forse, continuando con il lavoro di conservazione delle altre specie animali, i rettili verranno conservati di conseguenza. Riuscire a concentrare gli sforzi direttamente sui rettili, comunque, non sarebbe una cattiva idea, magari inserendo la loro salvaguardia fra gli obiettivi dei governi per proteggere la biodiversità, cosa che dovrebbe succedere entro la fine dell’anno con la seconda fase della Cop15. Forse, così, sarà possibile prevenire questa catastrofe.
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