Animal Equality

Perché è il momento di salvare gli equidi dalla macellazione

Una proposta di legge di iniziativa popolare punta a vietare la macellazione degli equidi e a garantire loro maggiori tutele.

a cura di Matteo Cupi, direttore esecutivo di Animal Equality Italia

Creature sensibili e intelligenti, i cavalli occupano in Italia un ruolo profondamente contraddittorio: per molti sono compagni di vita e simboli di un legame antico con l’essere umano. Tuttavia continuano ad essere inseriti all’interno di un sistema di sfruttamento e abusi fino a una macellazione piena di sofferenze che non possono essere ignorate.

Animal Equality, in collaborazione con Fondazione Islander, ha avviato una raccolta firme per una proposta di legge di iniziativa popolare per dire basta a tutto questo e porre fine alla loro macellazione, garantendo loro le tutele dovute.

Una proposta per cambiare la percezione dei cavalli nella società

Come spiega Marc Bekoff, professore emerito di Ecologia e Biologia Evolutiva all’Università del Colorado Boulder, che supporta la nostra iniziativa: “Questa proposta rappresenta un passo avanti verso i diritti degli animali e per il superamento di una visione antropocentrica, a favore di una cultura biocentrica. Anche i cavalli hanno contribuito allo sviluppo della civiltà umana, ed è giunto il momento di restituire loro dignità e diritti”.

Ancora oggi il destino di molti cavalli è segnato da una filiera che li sfrutta per tutta la vita e li uccide in modo crudele. Lo dimostra la nostra ultima inchiesta realizzata sotto copertura per sette mesi all’interno del macello equino Zerbini & Ragazzi, in provincia di Reggio Emilia, dove vengono macellati a scopo alimentare tra i 50 e i 70 cavalli a settimana.

Immagini relative alla macellazione di cavalli nell’inchiesta di Animal Equality © Animal Equality Italia

Centinaia di ore di filmati raccolte ed esaminate da Animal Equality e personale veterinario mostrano cavalli lasciati nei box o legati nelle stalle per giorni, abbandonati nei loro stessi escrementi, ma anche animali picchiati in violazione delle norme europee sul benessere animale e gravi negligenze nello stordimento e nella macellazione. Tutto questo è accaduto tra 2024 e 2025 nonostante l’azienda si presentasse pubblicamente come un esempio di buone pratiche in termini di benessere animale.

In Italia, gli equidi sono gli unici animali che, al momento della registrazione in anagrafe, possono essere classificati, a discrezione del proprietario, come DPA (destinati alla produzione alimentare) oppure non DPA (non destinati alla produzione alimentare). La scelta di registrare un equide come non DPA è irreversibile.

Nonostante ciò, numerose inchieste della magistratura e i continui interventi delle forze dell’ordine, in collaborazione con le Asl veterinarie, dimostrano che molti cavalli anziani, malati o a fine carriera, diventati per i proprietari un costo anziché una risorsa economica, finiscono comunque nei circuiti della macellazione, spesso in violazione delle norme.

Quando un cavallo non è più in grado di generare reddito, mantenerlo è un costo. In un sistema che privilegia il profitto, questo crea un forte incentivo economico a destinarlo alla macellazione anziché garantirgli una fine vita dignitosa.

Cos’è importante cambiare in questo sistema

Da tempo denunciamo quindi non solo le illegalità e i soprusi nei macelli e negli allevamenti, ma anche l’esistenza di un vero e proprio circuito clandestino dietro la macellazione dei cavalli non destinati alla produzione alimentare. Impiegati nel lavoro, nello sport equestre o come compagni di vita, a questi animali è possibile somministrare trattamenti farmacologici senza alcun obbligo di tracciamento. È proprio questa zona grigia, unita a banche dati approssimative, normative lacunose e carenza di controlli, a favorire il perpetrarsi di illegalità e abusi, per mere logiche utilitaristiche.

Un cavallo prossimo all’uccisione © Animal Equality Italia

È doveroso specificare che legale non è sinonimo di giusto: gli animali infatti vengono costretti a tratte di viaggio estremamente lunghe, incompatibili con la loro etologia e con i più basilari requisiti di benessere animale, con gravi ripercussioni sulla loro salute, come ha ribadito in numerosi pareri scientifici anche l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa).

Abbandonare un sistema come quello dell’industria zootecnica basato sullo sfruttamento estremo e in molti casi sul maltrattamento di milioni di esseri senzienti è un passaggio necessario da compiere se davvero l’Italia intende rispettare tutti gli animali, come dichiarato in Costituzione.

La posizione degli italiani sulla questione

Con la nostra proposta di legge chiediamo di fermare una volta per tutte la macellazione e la sofferenza degli equidi come primo e cruciale passo in questa direzione. Chiediamo in particolare un rafforzamento della tutela e del riconoscimento delle garanzie riservate finora agli animali d’affezione, una protezione normativa degli equidi lungo tutta la catena e l’ampliamento delle tutele per gli equidi a fine carriera.

Crediamo che l’Italia sia pronta per questo passo, proprio come lo sono milioni di cittadini italiani: stando alla ricerca Ipsos pubblicata lo scorso anno, infatti, del 92% dei consumatori di carne a livello nazionale, solo il 17% dichiara di mangiare carne di cavallo almeno una volta al mese. L’83% degli intervistati dichiara invece di non consumarla affatto, con il 73% che prova empatia per questo animale e lo considera alla pari di cani e gatti.

Insieme possiamo fermare la sofferenza di tutti gli equidi e contribuire ad aumentare le tutele degli animali allevati a scopo alimentare. La proposta di legge di iniziativa popolare può essere sottoscritta qui.

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