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Secondo una stima dei ricercatori del Politecnico di Milano, ci sono molte aree del mondo in cui l’agrivoltaico consentirebbe di coltivare sotto i pannelli solari.
La coesistenza tra pannelli fotovoltaici e colture agricole è possibile e può contribuire a risolvere il conflitto globale per l’uso del suolo: lo sostiene uno studio del Politecnico di Milano firmato dai ricercatori Maddalena Curioni, Nikolas Galli, Giampaolo Manzolini e Maria Cristina Rulli del dipartimento di Ingegneria civile e ambientale e del dipartimento di Energia, pubblicato sulla rivista Earth’s Future.
Lo studio è partito dal presupposto che, con la crescita della domanda di energia rinnovabile e la necessità di produrre sempre più cibo, la pressione sulle terre coltivabili è in aumento: oggi, tra il 13 per cento e il 16 per cento degli impianti fotovoltaici a terra occupa suoli che erano agricoli e agricoltura ed energia spesso si contendono lo stesso spazio.
Come soluzione a questo conflitto e per integrare due bisogni fondamentali, la ricerca ha stimato che tra il 22 per cento e il 35 per cento delle superfici agricole non irrigue, a livello globale, potrebbe ospitare sistemi agrivoltaici continuando a produrre cibo. Per arrivare a queste conclusioni, i ricercatori hanno utilizzato un modello per simulare la risposta di 22 colture alla riduzione della radiazione solare causata dai pannelli. Il modello ha permesso di valutare la resa potenziale dei raccolti in diversi climi e aree geografiche, offrendo una mappa globale delle possibili applicazioni dell’agrivoltaico.
“L’agrivoltaico non è applicabile ovunque, però secondo i nostri risultati ci sono molte aree del mondo in cui sarebbe possibile combinare coltivazioni e produzione di energia senza significative perdite di resa”, ha affermato Nikolas Galli, ricercatore del Glob3Science Lab e co-autore dello studio.
Lo studio mostra anche che questa coesistenza può aumentare la produttività complessiva per metro quadrato, ridurre i costi e migliorare l’efficienza degli impianti fotovoltaici grazie alla presenza delle colture. Secondo i ricercatori, dunque, l’agrivoltaico potrebbe contribuire a ridurre la competizione per il suolo, migliorando al contempo la sostenibilità dei sistemi agricoli ed energetici.
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