Coronavirus

Coronavirus, in Thailandia le scimmie invadono le città vuote alla ricerca di cibo

Uno degli effetti collaterali del coronavirus è il calo dei turisti: in Thailandia sono diminuiti del 44,3 per cento rispetto all’anno precedente. A farne le spese sono anche le scimmie che, abituate a ricevere cibo dai visitatori, ora vagano affamate per le strade.

Sembra una puntata di Notte sul pianeta Terra, la serie tv di Netflix che svela i segreti del nostro pianeta al calar del sole. Invece, duole dirlo, non lo è. Al contrario, è semplicemente uno degli effetti collaterali della diffusione del nuovo coronavirus cui, più che comprensibilmente, non si è soliti pensare. Eppure, è successo e continuerà a succedere finché la normalità non verrà ripristinata. La Covid-19, che l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha dichiarato essere una pandemia, ha lasciato gli hotel della Thailandia vuoti, le sue guide turistiche senza lavoro e i mercati silenziosi come mai prima. E così, chi dà da mangiare alle scimmie?

Le zuffe fra scimmie a Bangkok

Il video postato da Sasaluk Rattanachai, un abitante di Lopburi, mostra le scimmie azzuffarsi per un po’ di cibo nella sua città, a circa 150 chilometri a nord-est della capitale Bangkok. “È estate, di solito in questo periodo ci sono molti turisti – spiega Rattanachai – ma ora, a causa dell’ondata di coronavirus, ce ne sono così pochi che pure i mercati sono silenziosi. Non ci sono abbastanza persone a dare da mangiare alle scimmie al tempio di Prang Sam Yod”.

I macachi dalla lunga coda che popolano le metropoli thailandesi, a volte anche a gruppi di cinquecento, sono famosi per rubare cibo a residenti e turisti ingenui, tanto che le risse tra scimmie non sono del tutto inusuali. Si impadroniscono di qualsiasi cosa: “Oggetti colorati, cappellini, occhiali da sole”, racconta Manad Vimuktipune della Lopburi monkey foundation. E la scarsità di turisti le rende affamate. Al punto che un litigio come quello verificatosi a Lopburi non è paragonabile a quelli che avvengono in condizioni di normalità.

Il calo dei turisti in Thailandia

L’esplosione della Covid-19, la malattia provocata dal nuovo coronavirus, è un duro colpo per il turismo mondiale. Tanto più per paesi come la Thailandia, che si trova già in ristrettezze economiche e che sul turismo fa grande affidamento – la spesa degli stranieri nel 2019 è stata di 1.930 miliardi di bath (circa 56 miliardi di euro), pari all’11 per cento del pil del paese –.

Come riporta il Bangkok post, l’Autorità del turismo thailandese ha dichiarato che, solo nel mese di febbraio, gli arrivi dei turisti sono diminuiti del 44,3 per cento rispetto all’anno precedente. In caduta libera sono specialmente quelli provenienti dalla Cina, calati dell’85,3 per cento. Nel peggiore dei casi è previsto un calo del numero dei turisti stranieri dai 39,8 milioni dell’anno scorso ai 30 milioni di quest’anno, con una spesa ridotta del 22 per cento, “se la situazione riguardo al virus dovesse toccare il fondo a maggio”.

Il governo è stato molto criticato circa la scarsa chiarezza in merito alla gestione dei potenziali visitatori, comprese le misure di quarantena che potrebbero essere imposte a coloro che provengono dalle zone più colpite. Questa settimana è stato annunciato che i passeggeri che nei 14 giorni precedenti al loro arrivo in Thailandia hanno viaggiato o transitato da diversi paesi – come la Cina continentale, Hong Kong, Macao, la Corea, l’Iran e l’Italia – potrebbero essere sottoposti a isolamento. I viaggiatori provenienti da queste destinazioni devono inoltre fornire un certificato sanitario, rilasciato entro 48 ore dalla loro partenza, attestante che non sono affetti dalla Covid-19.

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