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Lo scimpanzé era detenuto in pessime condizioni in uno zoo privato in piena zona di guerra. Un’associazione animalista lo ha liberato e portato in un santuario.
Dalla sua gabbia di Dohuk, nel Kurdistan iracheno, a circa trenta chilometri da Mosul, Manno poteva sentire le esplosioni e i conflitti a fuoco tra i guerriglieri curdi e i miliziani dell’Isis.
Manno è un giovane scimpanzé (Pan troglodytes) di circa quattro anni che qualche anno fa è stato trafugato illegalmente dalla Siria ad un costo di circa 15mila dollari e portato in un piccolo zoo privato di Dohuk. Oltre alla potenziale minaccia del vicino conflitto, l’animale viveva in condizioni terribili. Innanzitutto non aveva alcun contatto con altri membri della sua specie, cosa deleteria e pericolosa per questi primati dallo spiccato comportamento sociale, viveva inoltre in una piccola gabbia che non gli consentiva molti movimenti e aveva un’alimentazione completamente inadatta, che comprendeva dolciumi, patatine e altri snack e bevande contenenti caffeina.
Salvare Manno dalla sua prigionia e portarlo nella terra dei suoi avi non è stato facile. Sono stati necessari gli sforzi concentrati di associazioni per il benessere degli animali e organizzazioni internazionali di conservazione, sono occorsi inoltre mesi di trattative tra i funzionari di Iraq e Kenya, prima che il giovane scimpanzé potesse essere trasferito in Africa. Sembra che sia intervenuto perfino il Primo ministro del governo regionale del Kurdistan per aiutare l’animale.
Manno deve però il suo ritorno alla vita soprattutto a due persone. La prima è Spencer Seykar, un professore canadese che nel 2013 ha scoperto l’animale in uno zoo privato nella città di Dohuk. L’altra è Jason Mier, avvocato che difende i diritti degli animali e direttore esecutivo dell’organizzazione per la tutela degli animali Animals Lebanon. Mier che ha ottenuto dal Ministero federale dell’agricoltura l’approvazione iniziale per confiscare lo scimpanzé allo zoo, ma il processo ha vissuto una lunga fase di stallo a causa del conflitto. Seykar invece, in occasione di un discorso tenuto all’università di Edmonton, in Canada, ha chiesto pubblicamente l’aiuto della celebre primatologa Jane Goodall.
L’etologa inglese non si è fatta pregare e ha coinvolto lo Sweetwaters Chimpanzee Sanctuary, santuario per scimpanzé dell’organizzazione conservazionista Ol Pejeta Conservancy che si trova a Nanyuki, in Kenya. “Considerata la difficile situazione dell’Iraq è stato estremamente difficile ottenere le autorizzazioni governative necessarie per assicurare il rilascio di Manno”, ha spiegato il dottor Stephen Ngulu, veterinario capo della Ol Pejeta Conservancy.
Dopo lunghe trattative l’Iraq ha rilasciato il permesso di esportazione dello scimpanzé il 28 settembre. Manno è volato via dall’Iraq, dalla guerra, dalla prigionia e dalla solitudine ed è atterrato a Nairobi, in Kenya, il 30 novembre. Non è stato però possibile condurlo immediatamente al santuario, è infatti necessario monitorare lo stato psicofisico dell’animale e tenerlo in quarantena per 90 giorni, salvo imprevisti o complicazioni. Dopodiché Manno si unirà, gradualmente, alla grande comunità di scimpanzé del santuario. Lo staff della riserva gli troverà una madre adottiva che possa aiutarlo ad integrarsi nel branco, processo che potrebbe richiedere da sei mesi a due anni. “È difficile inserire un nuovo scimpanzé – ha affermato Ngulu – ma il vantaggio di Manno è che lui è ancora molto giovane, quindi la speranza è che possa portare gioia al gruppo”. È ormai solo questione di tempo, Manno è tornato a casa.
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