Soundscape: metropoli e rumore

Gli effetti deleteri dell’inquinamento acustico impongono la concezione di un nuovo modello di paesaggio sonoro urbano.

Con la rivoluzione industriale, nei secoli XVIII e XIX il paesaggio
sonoro delle città e delle campagne si è lentamente
ma inesorabilmente trasformato.

I ritmi del mondo antico delle città, ormai piene di
fabbriche, si “armonizzavano” con i suoni della modernità.
Oggi, il frastuono assordante e continuo delle grandi metropoli
è tale che diventa sempre più difficile per
l’individuo concentrarsi su quei pochi suoni gradevoli rimasti che
abbiano ancora facoltà rigenerative. Il suono non verbale
è continuamente invasivo perché le nostre orecchie
non sono protette e l’udito non si può disinserire.
Il paesaggio sonoro urbano è diventato come un impianto
stereo a bassa fedeltà (lo-fi), caratterizzato cioè
da un insieme di segnali sovrapposti e incessanti. I suoni della
tecnologia dilagano e si moltiplicano e i danni sull’organismo
umano non sono soltanto uditivi. Si va dall’aumento della pressione
arteriosa alla variazione di ritmo del respiro, dall’aumento del
tono muscolare e della sudorazione alla produzione di ormone
tiroideo, stati di stress che provocano ipertensione e ulcera
gastroduodenale.

L’invenzione del motore a scoppio ha determinato importanti
trasformazioni sociali e culturali, ma anche un mutamento nella
comunicazione tra gli individui che, visto il suono ambientale
delle città fortemente inquinato, hanno modificato il loro
comportamento. Basti pensare a come è cambiata la più
semplice manifestazione di socialità: il parlarsi. In
Italia, la legge 447 del 1995 che prevede monitoraggio, prevenzione
e risanamento delle aree inquinate acusticamente, non è
stata attuata quasi da nessun Comune. I limiti massimi stabiliti
dalla normativa in vigore, 70 decibel di giorno e 60 di notte, a
Milano, Roma e Napoli diventano spesso 85 db di giorno e 75 db di
notte.

L’ecologia acustica, che studia gli effetti prodotti dall’ambiente
acustico sulle caratteristiche fisiche e sui modelli di
comportamento degli esseri che vi abitano, afferma che l’attuale
paesaggio sonoro è decisamente squilibrato e che pertanto va
studiato e migliorato nella sua “orchestrazione” e nelle sue forme.
A partire dalla separazione tra zone industriali e residenziali,
con la creazione di aree verdi e la costruzione di mezzi di
trasporto pesante meno rumorosi. Con la protezione passiva e
l’impiego di materiali fonoassorbenti nei muri domestici e nel
fondo stradale, l’uso di barriere insonorizzanti in materiale
metallico o di tipo vegetale. Oppure in modo sofisticato, facendo
interferire le onde sonore inquinanti con altre, uguali e
contrarie, appositamente prodotte, di modo che il risultato netto
sia il silenzio.

Il paesaggio sonoro del futuro dovrebbe, in primo luogo, essere ad
alta fedeltà (hi-fi), cioè rappresentare un ambiente
in cui i suoni possono essere percepiti distintamente, senza che vi
sia affollamento o effetti di mascheramento. Con il design acustico
è possibile creare nuovi ambienti acustici piacevoli e
stimolanti, eliminando o controllando determinati suoni e
accertando preventivamente quelli che vengono diffusi
nell’ambiente. E, secondariamente, attuare la protezione dei
“soundmark” (impronte acustiche) ovvero di quei suoni verso i quali
gli abitanti di una comunità hanno un atteggiamento e una
capacità di riconoscimento particolare.

Maurizio Torretti

 

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