La lezione della Spagna sull’immigrazione: regolarizzerà almeno 500mila richiedenti asilo

Il governo della Spagna continua a distinguersi nell’approccio all’immigrazione, sposando la politica delle porte aperte. E le destre insorgono.

Il governo della Spagna a guida socialista ha annunciato l’approvazione di una legge che porterà a regolarizzare mezzo milione di immigrati irregolari. La misura, che nasce da un’iniziativa di legge popolare sottoscritta da oltre 700mila persone, entrerà in vigore ad aprile e mira a far entrare nel mercato del lavoro regolare centinaia di migliaia di persone. In un contesto europeo sempre più sovranista e identitario, la Spagna da anni si distingue per le sue politiche di integrazione e accoglienza che hanno contribuito a migliorare notevolmente l’economia del paese, facendo fronte all’impatto sul mercato del lavoro di denatalità e invecchiamento. Oggi la Spagna ha un tasso di disoccupazione inferiore al 10 per cento e il governo socialista ha dimostrato di voler continuare a contare sul valore dell’immigrazione. La nuova legge sulla regolarizzazione, come previsto, sta però causando profonde proteste da parte delle opposizioni di destra.

Cosa prevede la nuova legge della Spagna

Nel 2020 collettivi di migranti, associazioni antirazziste e altre realtà progressiste della società civile hanno unito le forze per elaborare un’iniziativa di legge popolare sulla regolarizzazione degli immigrati regolari. Nel corso del tempo sono state raccolte 700mila firme e sono state coinvolte nel progetto anche istituzioni di rilievo come la Chiesa Cattolica. Questo ha aumentato la pressione nei confronti del governo di coalizione spagnola a guida socialista, che in questi anni si è distinto per politiche di accoglienza e integrazione in controtendenza rispetto alla deriva sovranista della gran parte dei paesi dell’Unione europea. E il 27 gennaio il premier Pedro Sánchez ha annunciato l’approvazione della legge sulla regolarizzazione nata dall’iniziativa di legge popolare.

La legge, che è stata approvata con decreto reale per evitare il difficile passaggio dal parlamento, entrerà in vigore ad aprile. Riguarderà le persone arrivate in Spagna in maniera irregolare entro il 31 dicembre 2025, che dovranno dimostrare di non avere precedenti penali, di aver fatto richiesta di asilo e di trovarsi nel paese da almeno cinque mesi. Secondo le stime, si tratta di almeno mezzo milione di persone che vivono da anni nel paese in condizione di precarietà e sfruttamento, esclusi dall’accesso ai diritti politici, economici e sociali di base. Il partito di sinistra Podemos spinge le proiezioni fino a 800mila persone mentre il think tank Funcas parla di 600mila persone.

Le persone immigrate irregolari potranno presentare domanda tra il 30 aprile e giugno e sarà concesso loro un permesso di soggiorno temporaneo di un anno, che permetterà di avere accesso a un lavoro regolare, al sistema sanitario pubblico e alla previdenza sociale. È anche previsto il ricongiungimento familiare con i figli minori. Nel frattempo proseguirà l’iter burocratico per diventare, un giorno, cittadini spagnoli. Il governo ha promesso l’assunzione di almeno 400 assistenti sociali e l’apertura di un portale online con il fine di velocizzare le pratiche burocratiche per la regolarizzazione. “Stiamo rafforzando un modello migratorio basato sui diritti umani, sull’integrazione e sulla convivenza, compatibile sia con la crescita economica che con la coesione sociale”, ha sottolineato in conferenza stampa Elma Saiz, ministra spagnola per l’inclusione, la sicurezza sociale e le migrazioni.

La barricate della destra, tra cospirazionismo e remigrazione

Un ruolo chiave nell’iter che ha portato all’approvazione della nuova legge è stato il partito di sinistra Podemos, che fino a qualche anno fa faceva parte del governo. Il premier Sánchez ha dato il via libera alla legge sulla regolarizzazione in cambio del sostegno parlamentare da parte del partito ex alleato. “Abbiamo ottenuto ciò che il Partito socialista non voleva fare”, ha sottolineato la segretaria generale di Podemos e eurodeputata Irene Montero, rivendicando il merito dell’approvazione della legge. E la legge è stata apprezzata anche dalla Piattaforma per la cooperazione internazionale sui migranti irregolari (Picum), con sede a Bruxelles, che ha invocato provvedimenti simili anche da altri governi dell’Unione europea.

Chi non ha apprezzato la legge è stata la destra spagnola. Il principale partito di opposizione, il conservatore Partito popolare, ha accusato il governo Sánchez di aver approvato la legge sulla regolarizzazione per  sviare l’attenzione dalla questione dell’incidente ferroviario del 18 gennaio scorso. Quel giorno il deragliamento e lo scontro tra due treni ad Adamuz, nella provincia di Córdoba, aveva causato almeno 40 morti e centinaia di feriti. Anche il partito di estrema destra Vox, amico del partito di maggioranza italiano Fratelli d’Italia e da tempo in crescita nei sondaggi, ha criticato duramente la legge sulla regolarizzazione delle persone immigrate irregolari. La sua leadership ha annunciato che farà ricorso alla Corte suprema contro la legge e il suo iter di approvazione, che non ha toccato il parlamento. Ha inoltre tirato in ballo teorie cospirazioniste, come quella della “Grande sostituzione”, e invocato uno dei temi più cari alla destra di oggi: la remigrazione, cioè la deportazione delle persone di origine straniera nei rispettivi paesi di origine.

Il boom dell’economia spagnola (grazie anche all’immigrazione)

La Spagna da tempo ha un approccio molto aperto per quanto riguarda l’immigrazione. Uno degli elementi trainanti dell’economia spagnola è proprio la forza lavoro straniera, che ha permesso di mettere una toppa a quell’invecchiamento della popolazione e a quella denatalità che un po’ in tutta Europa, Italia compresa, stanno impattando in modo negativo sul mercato del lavoro

La risposta spagnola, a partire dall’insediamento del primo governo Sánchez nel 2018, è stata quella di una politica delle porte e le statistiche occupazionali più recenti offrono una fotografia chiara della direzione presa dal paese. Su 468mila posti di lavoro creati in Spagna nel 2024, circa l’85 per cento è stato occupato da persone migranti o con doppia nazionalità, che oggi rappresentano circa il 13 per cento della forza lavoro del paese. Queste persone hanno trovato occupazione in settori meno considerati dalla popolazione locale, come l’agricoltura e l’edilizia, ma anche nel settore dei servizi. Oggi il welfare spagnolo sta in piedi grazie all’apporto dato da questo tipo di manodopera e secondo un’analisi della Banca di Spagna i lavoratori migranti hanno contribuito per il 20 per cento all’impennata del Pil superiore al 3 per cento del 2024. 

Le proiezioni per il 2025 confermano una crescita costante dell’economia spagnola ben al di là della media degli altri paesi europei. La disoccupazione è in forte ribasso ed è ora scesa sotto il tetto del 10 per cento, il valore più basso dalla crisi finanziaria del 2008. La legge sulla regolarizzazione approvata dal paese si inserisce in questa dinamica di successo, oltre che nella filosofia dell’attuale esecutivo di sinistra di ampliare i diritti delle persone che si trovano sul territorio spagnolo. In questa fase il paese ha bisogno di manodopera soprattutto nel settore alberghiero, della logistica e dell’assistenza agli anziani, ma sono in crescita anche le assunzioni di persone di origine straniera in settori più qualificati.

Non è peraltro la prima volta che il paese si muove in questa direzione. Dagli anni Settanta, dopo la fine della dittatura di Francisco Franco, sono stati approvati ben nove programmi di regolarizzazione di persone immigrate irregolari. L’ultimo nel 2005, quando lo status legale venne concesso a 580.000 persone. Il partito che ha approvato più sanatorie in questi decenni è stato il conservatore Partito popolare. Che oggi, dai banchi dell’opposizione, è in prima linea nel criticare la nuova legge del governo Sánchez

Siamo anche su WhatsApp. Segui il canale ufficiale LifeGate per restare aggiornata, aggiornato sulle ultime notizie e sulle nostre attività.

Licenza Creative Commons
Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 4.0 Internazionale.

L'autenticità di questa notizia è certificata in blockchain. Scopri di più
Articoli correlati