Coronavirus

Perché il vaccino contro il coronavirus è una minaccia per gli squali

Un vaccino contro il coronavirus potrebbe mettere a rischio la sopravvivenza degli squali e il delicato equilibrio di mari e oceani.

La ricerca scientifica per il vaccino anti Covid-19 sta mettendo in pericolo una specie importantissima per il nostro ecosistema: gli squali. È da molto tempo, purtroppo, che questi animali sono cacciati per le loro pinne, per la carne e per il fegato, ricco di molte proprietà. Se ora però si cominciasse a ucciderli anche per produrre vaccini la loro vita e quindi l’equilibrio stesso dei mari potrebbero seriamente trovarsi a rischio.

Il motivo sta nel fatto che, proprio dall’olio estratto dal fegato dello squalo, viene ricavata una sostanza, chiamata in spagnolo escualeno, che potrebbe servire come coadiuvante nella definizione dell’ancora ipotetico vaccino contro il coronavirus, per la cui produzione andrebbero impiegate milioni di tonnellate della stessa. Causando la morte di un numero notevole di esemplari.

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Lo squalo bianco è uno dei più feroci predatori dei mari © Pixabay

Gli squali sono importanti per l’ecosistema

L’Oms, Organizzazione mondiale della sanità, ha comunicato che al momento sono 34 i vaccini in fase di valutazione clinica nel mondo e 142 stanno entrando in sperimentazione. Tra questi vaccini 5 contengono proprio la sostanza derivata dagli squali, e ben 17 ne utilizzano coadiuvanti. In effetti questa sostanza è già impiegata in molti campi: dalla cosmetica alla stessa medicina umana, in quest’ultimo caso come antipiretico.

La produzione del vaccino contro la Covid-19 sarebbe a questo punto un altro duro colpo per lo squalo e per l’habitat marino. Basti pensare che, per ottenere una tonnellata di questa sostanza, sarebbe necessario uccidere qualcosa come 2.500/3mila squali – come ha confermato recentemente Shark allies, l’organizzazione che per prima ha lanciato l’allarme. Il gruppo, composto da scienziati, veterinari e attivisti ambientalisti, con una petizione su change.org richiede ora che le case farmaceutiche coinvolte nell’uso di escualeno– come l’adiuvante chiamato MF59 – non rallentino assolutamente i test per sviluppare un vaccino contro il coronavirus, ma cerchino di sostituire quello di origine animale con l’estratto dai vegetali.

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La predazione degli squali è un metodo per equilibrare gli oceani © Pixabay

Le alternative sono possibili

Secondo Shark allies il composto organico ricavato dal fegato degli squali può essere ottenuto anche da piante e batteri e non solo dai pesci. Le compagnie farmaceutiche però si sono accorte che estrarre la sostanza dagli squali, specialmente nei paesi asiatici che la commercializzano, è più economico delle alternative che potrebbero essere usate. Sfruttare l’escualeno per l’industria cosmetica era già molto pericoloso per la popolazione di mari e oceani, ma ora l’utilizzo per i vaccini potrebbe dar luogo a conseguenze imprevedibili non solo a carico dello squalo, ma anche e soprattutto del suo ecosistema.

“L’escualeno non è una sostanza magica o unica. La struttura chimica (C30H50) del composto ottenuto dall’olio di fegato di squalo è assolutamente identica a diverse alternative non animali e la sua efficacia sul vaccino, quindi, dovrebbe essere uguale”, ha ribadito la direttrice di Shark allies, Stefanie Brendl. Un esempio di queste alternative lo fornisce un’impresa californiana che produce la sostanza direttamente dalla fermentazione della canna da zucchero e garantisce di poter realizzare, con questo sistema, oltre mille milioni di dosi di vaccino in un mese. Ancora una volta, quindi, l’uomo può mettere in pericolo la natura soltanto per fame di guadagno facile, mostrando anche uno scarso rispetto per le specie che, insieme a noi, vivono sul Pianeta.

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