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Taking care, l’architettura per le periferie al centro della Biennale di Venezia

Taking care – progettare per il bene comune mette le periferie al centro dell’architettura. Alcuni dei progetti presentati verranno realizzati grazie al crowdfunding.

Uno dei protagonisti della 15esima Mostra internazionale di Architettura della Biennale di Venezia, terminata lo scorso novembre, è stato il Padiglione Italia con Taking care – progettare per il bene comune di TAMassociati, team curatoriale dello stesso padiglione composto dagli architetti Massimo Lepore, Raul Pantaleo e Simone Sfriso. L’iniziativa ha dimostrato che l’architettura può essere creata a sostegno delle periferie e con l’aiuto delle comunità, di cui è in grado di condividere bisogni e aspirazioni. Alcuni dei progetti presentati al suo interno verranno essere realizzati grazie alla campagna di crowdfunding civico Taking care – periferie in azione che si conclude il 31 dicembre.

Un'immagine esposta nella sezione 'Incontrare'. Una scuola per ragazze nel campo profughi di Shufat, a pochi chilometri da Gerusalemme ©Taking Care
Un’immagine esposta nella sezione Incontrare. Una scuola per ragazze nel campo profughi di Shufat, a pochi chilometri da Gerusalemme © Taking care

Pensare, incontrare, agire

La proposta si è articolata in tre sezioni: pensare, incontrare e agire, costruite attorno a domande specifiche che coinvolgono il bene comune e pensate in linea col tema della Biennale di quest’anno, Reporting from the front (testimonianze dal fronte) proposto dal direttore Alejandro Aravena. Pensare coinvolge i visitatori, facendoli riflettere su dove si può individuare il bene comune. Si tratta di un percorso costruito da personalità di diversa provenienza culturale e professionale per ridefinire il bene comune, mettendo al centro il soggetto e partendo dal principio “la cura dei tuoi luoghi sei tu“, già caro a Platone che ne La Repubblica scriveva che il bene comune non è quello dei singoli.

Incontrare parte dalla domanda rivolta alle istituzioni su come valorizzare il bene comune anche con risorse limitate. Si è trattata di una rassegna di 20 progetti d’architettura, realizzati da altrettanti studi italiani, in Italia e all’estero, che raccontano come i soggetti possono creare spazi utili alla comunità quando sono co-autori di essi, dando così pari rilievo sia ai processi che all’opera edificata. La sezione ha individuato dieci temi d’indagine – legalità, salute, abitare, ambiente, istruzione, cultura, gioco, scienza, alimentazione, lavoro – accompagnati da una galleria di fotografie raffiguranti l’idea di bene comune.

Agire è il compimento del progetto che si trasforma in un invito concreto all’azione, un’esortazione ai progettisti: quando produrre il bene comune attraverso l’architettura. Questa sezione era formata dagli alias di cinque unità mobili pensate per un intervento diretto in aree di marginalità della penisola italiana. Moduli carrabili, progettati da cinque studi italiani in collaborazione con altrettante associazioni impegnate in programmi per contrastare il degrado sociale e ambientale: Aib (Associazione italiana biblioteche), Emergency, Legambiente, LiberaUisp (Unione italiana sport per tutti).

Esempi concreti

La Biennale di quest’anno è terminata, ma l’impegno concreto continua. Grazie a una campagna di crowdfunding civico che si conclude il 31 dicembre – Taking care – periferie in azione, la prima in Italia dedicata alle periferie – sono stati raccolti più di 112mila euro che permetteranno di costruire e mettere su strada alcune delle cinque unità della sezione Agire che diventeranno strumenti di tutela e riscatto sociale in alcune periferie italiane.

Il primo è un ambulatorio mobile per l’assistenza sanitaria e la mediazione culturale ideato insieme a Emergency. Il secondo, studiato con Uisp, è un presidio stabile per l’educazione alla convivenza civile, al rispetto e alla cittadinanza attiva attraverso il gioco e lo sport, e verrà completato subito dopo il primo.

Culturebox AIB
L’unità mobile Culturebox progettata assieme ad Aib © Alterstudio

In base ai fondi raccolti entro la fine della campagna si potranno realizzare anche una biblioteca per favorire la socializzazione di adulti e bambini assieme ad Aib e una palestra mobile con l’intento di portare queste strutture nelle aree del centro Italia colpite dal terremoto. In programma anche un’unità per il monitoraggio e la sensibilizzazione ambientale con Legambiente e, con Libera, un presidio nel cuore di un bene confiscato alle mafie che verrà aperto alla cittadinanza.

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