Terremoto in centro Italia, il modello Onna per le case temporanee degli sfollati

Un viaggio nelle new town costruite dopo il terremoto in Abruzzo del 2009 per capire come saranno le case temporanee delle persone colpite dal terremoto in centro Italia il 24 agosto.

Non si chiameranno new town perché chi ha perso la casa ad Amatrice, Accumoli, Arquata e Pescara del Tronto ha chiesto e ottenuto che venga ricostruita dov’era. Nel frattempo, in attesa della ricostruzione, le circa 3.000 persone sfollate dopo il terremoto del 24 agosto dovranno sistemarsi (chissà per quanto) nelle stesse case temporanee utilizzate per i terremotati d’Abruzzo del 2009, per buona parte ancora abitate. Si tratta del cosiddetto modello Onna: casette di legno di 40-50 metri quadrati, dotate di acesso all’acqua e all’elettricità e sistemate a pochi chilometri dai paesi distrutti. In quel caso oltre a L’Aquila anche Sassa, Bazzano, Sangregorio e, appunto, Onna.

Le testimonianze dall’Abruzzo

Dal 2009, così si presentano ancora le new town abruzzesi: una sistemazione più che dignitosa, per quanto modesta, a volte un po’ piccola per contenere tutta la vita di una persona rimasta improvvisamente senza la propria vera casa. Altre volte “troppo calda d’estate e troppo fredda d’inverno”, segnalano gli abitanti, un difetto non indifferente in zone di montagna, tanto quella abruzzese quanto quella di Amatrice e dintorni. “Soprattutto molto umide, dopo quattro anni siamo già pieni di macchie sui muri”, come raccontava nel 2014 una delle assegnatarie di una abitazione, intenta sui fornelli di una cucina piccola, ma comunque ben funzionante.

La cucina di un prefabbricato per i terremotati © Simone Santi
La cucina di un prefabbricato per i terremotati © Simone Santi

Effetto straniante

Il problema più grande ed evidente è quello dato dall’effetto di straniamento. Se alla poca originalità dei bilocali, arredati tutti allo stesso modo, si può ovviare con un pizzico di personalizzazione, le new town all’esterno si presentano come veri e propri dormitori sorti nel nulla, e con nulla dentro: non un esercizio commerciale, non un luogo di ritrovo se non un parco spesso dopo fruibile nei rigidi mesi invernali.

Il panorama della 'new Sassa' vista dall'interno di una abitazione: sullo sfondo la catena appenninica © Simone Santi
Il panorama della ‘new Sassa’ vista dall’interno di una abitazione: sullo sfondo la catena appenninica © Simone Santi

Una sorta di “prigione dorata”, dal quale ci si può allontanare solo avendo un’auto o utilizzando un mezzo pubblico che serva appositamente le new town: così gli aquilani vivono tuttora la propria permanenza nei moduli abitativi.

La new town di Bazzano è servita da un servizio bus per L'Aquila © Simone Santi
La new town di Bazzano è servita da un servizio bus per L’Aquila © Simone Santi

Il modello Onna invocato dai cittadini che hanno perso la propria casa nel sisma del 24 agosto, dunque, può essere una buona soluzione solo se a breve termine. Perché la vera speranza è rientrare al più presto nelle case ricostruite e messe in sicurezza.

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