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Cosa significa essere transgender? Il coming out di Elliot Page è un modello di possibilità

Il coming out di Elliot Page è importante non solo per la comunità lgbtq ma per tutti, e un’occasione per fare chiarezza.

Elliot Page (noto ai fan precedentemente come Ellen Page) ha dichiarato la scorsa settimana via Twitter di essere transgender, non-binario e di preferire lui/loro come suoi pronomi.

Ciao amici, voglio condividere con voi che sono trans, i miei pronomi sono lui/loro e il mio nome è Elliot. Sono stato infinitamente ispirato da tanti nella comunità trans. Grazie per il vostro coraggio, la vostra generosità e il lavoro incessante per rendere questo mondo un luogo più inclusivo e compassionevole.

Elliot Page

Il suo coming out ha un valore enorme per la comunità lgbtqi+ e in particolare quella transgender che è ancora ampiamente stigmatizzata nel mondo.

Chi è Elliot Page

Elliot Page è una star televisiva canadese che ha attirato l’attenzione internazionale nel 2007 con la sua nomination agli Oscar per il suo ruolo in Juno. Ha in seguito ricoperto altri ruoli di successo in importanti produzioni statunitensi come X-Men, Inception e Whip It. Ora, a 33 anni, recita nella serie Amazon Prime, The Umbrella Academy. Per Page questo è il secondo coming out: nel 2014 in occasione della conferenza Time to thrive dell’organizzazione Human rights campaign foundation, dichiarò di essere omosessuale.

Nel 2018 ha sposato la ballerina Emma Portner, che gli ha mostrato tutto il suo amore e sostegno in questo importante momento dichiarando: “Persone come te sono un dono”.

Elliot Page
Nel 2014 Elliot Page ha dichiarato di essere omosessuale © Alexandre Schneider/Getty Images for Netflix

Cosa significa essere transgender?

La parola transgender indica quelle persone che soffrono di disforia di genere, ovvero coloro che percepiscono una marcata e persistente incongruenza tra il genere parte della loro identità e il sesso attribuito loro alla nascita. È una condizione, non è una malattia, ed è stata recentemente depennata dalla lista internazionale dei disturbi mentali dell’Organizzazione mondiale della sanità (Who).

Per capire meglio la situazione di Page e perché ha sentito la necessità di rendere pubblica questo aspetto della sua vita privata è bene sottolineare la differenza tra identità di genere, sesso biologico e l’orientamento sessuale.

L’identità di genere corrisponde a ciò che ci fa identificare come maschio o femmina, non in base alle differenze di natura biologica o fisica, ma sulla base di componenti di natura sociale, culturale e comportamentale. È una struttura psicologica e culturale, e anche se moltissime culture riconoscono più di due generi, nella maggior parte dei casi viene tutt’ora presentata in termini binari. Le persone che non si riconoscono in queste categorie tendono a definirsi non-binarie, come nel caso di Page.

Quando questa struttura psicologica non si sovrappone al sesso biologico con cui si è nati ecco si può parlare di disforia di genere. L’orientamento sessuale ha invece a che fare con l’affettività e l’attrazione sessuale verso un determinato genere o tipologia di persone e può ancora una volta variare indipendentemente dalla propria identità di genere e sesso biologico.

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In Italia la Camera ha approvato il disegno di legge contro l’omotransfobia © Oumar Marques/GettyImages

I progressi in ambito scientifico e medico degli ultimi decenni hanno aiutato a portare alla luce le variabili naturalmente presenti nel comportamento umano che per secoli sono state censurate e perseguitate in moltissime società con l’imposizione di una cultura etero-binaria presentata come norma ed unica opzione. Nonostante una maggiore accettazione a livello culturale e legislativo degli appartenenti alla comunità lgbtqi+, lo stigma creato attorno a queste persone, considerate da alcuni come devianti e dannose per la società, permane con drammatiche conseguenze.

Negli Stati Uniti nel 2020 sono state uccise 40 persone (130 dal 2013) per la sola motivazione di essere transgender e nella maggior parte dei casi da persone loro vicine come loro parenti, conoscenti o addirittura dai loro stessi partner. La Human rights campaign foundation nel suo rapporto “Smantellare la Cultura della Violenza” (Dismantling a Culture of Violence) dimostra come lo stigma associato alle persone transgender e la limitazione dei loro diritti contribuisca a “giustificare” trattamenti degradanti e violenti nei loro confronti. Questi dati riguardano gli Stati Uniti, ma le rilevazioni sulle uccisioni di persone transgender sono allarmanti in tutto il mondo, anche in Europa e in particolare in Italia.

Alla luce di questi dati non sorprende quindi che Page nel suo accorato coming out abbia manifestato i suoi timori: “La mia gioia è reale, ma è anche fragile. La verità è che, nonostante mi senta profondamente felice in questo momento e sappia quanti privilegi ho, ho anche paura. Ho paura dell’invadenza, dell’odio, delle ‘battute’ e della violenza”.

Elliot Page
Con il suo gesto ha mandato un messaggio forte a coloro che stanno vivendo situazioni simili alla sua © Alexandre Schneider/Getty Images for Netflix

Perché il gesto di Page è importante

La rappresentazione di personaggi lgbtqi+ nei media aiuta sicuramente a promuovere maggiore accettazione, ma sono le storie di persone reali che quando vengono condivise pubblicamente hanno un impatto ancora maggiore. Quando una celebrità rende pubblico un problema personale, attira l’attenzione su quelli che spesso possono essere argomenti tabù e in qualche modo li normalizza. Questo gesto conta molto soprattutto alla luce delle dichiarazioni di Page del 2019 in cui ha rivelato le pressioni subite a Hollywood per nascondere il suo orientamento sessuale: “Per anni mi sono sentito dire che se avessi dichiarato il mio orientamento sessuale la mia carriera sarebbe finita. E per anni sono stato costretto a nascondere la verità”.

Page ora è un modello di possibilità. Con il suo gesto ha mandato un messaggio forte a coloro che stanno vivendo situazioni simili alla sua, dicendo loro “non sei solo e quello che sei non ti impedirà di essere accettato ed amato”. La sua storia e la visibilità che sta avendo non significa però che tutti i giovani transgender si sentiranno improvvisamente a proprio agio nel fare coming out. Il gesto di Page non risolverà un problema culturale e pervasivo come la transfobia, e sarebbe sbagliato attribuire una responsabilità così grande ad un singolo individuo. Page ha compiuto una scelta coraggiosa di libertà, prima di tutto per se stesso, ma con un chiaro intento altruistico; come altri prima di lui, ha voluto ribadire la necessità di evolvere collettivamente, attraverso la conoscenza e l’empatia, verso una società maggiormente inclusiva, in cui tutti possano essere se stessi senza temere di essere discriminati ed esclusi, e questo è un bene per tutti, non solo per la comunità lgbtqi+.

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