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È stata approvata dal presidente statunitense una legge che consente la coltivazione di canapa, una variante della pianta della cannabis con molte potenzialità commerciali.
A Donald Trump piace la cannabis. O perlomeno non la disprezza troppo, dato che il presidente americano ha firmato una legge che permetterà ai contadini statunitensi di produrre canapa (in inglese “hemp”). In questo caso per canapa si intende la varietà della pianta cannabis sativa che non provoca alterazioni sensoriali e che quindi non è considerata una droga, a differenza della varietà nota come marijuana. Il benestare di Trump dimostra come l’industria intorno “all’erba” sia di nuovo sui taccuini di politici e imprenditori, interessati alle enormi possibilità di guadagno dietro alla sua commercializzazione.
La canapa è una tipologia di cannabis che ha una bassa percentuale di Thc, il composto chimico responsabile dell’effetto inebriante associato alla marijuana. La pianta ha però un elevato tasso di cannabidiolo, noto anche come Cbd: un principio attivo in grado di rilassare l’organismo e con poteri antinfiammatori come riportato da recenti studi. L’approvazione della legge da parte di Trump permetterà quindi l’ingresso su tutto il mercato statunitense di molti prodotti a base di Cbd, come bevande e oli di canapa, che erano già diffusi negli stati americani dove la marijuana è legalizzata a scopo ricreativo, ovvero Colorado, California, Oregon e Alaska fra gli altri. Grazie alla nuova legge federale dell’amministrazione Trump sarà più facile per i contadini di tutti i cinquanta stati ottenere permessi per coltivare la canapa e portare sul mercato i suoi derivati.
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L’emendamento, chiamato Farm bill, toglie la canapa dalle sostanze considerate illegali a patto che abbia un tasso di Thc inferiore allo 0,3 per cento e, tra le altre cose, vieta ufficialmente il consumo della carne di cani e gatti come cibo per umani (anche se in Occidente questa pratica è sconosciuta, gli Stati Uniti hanno voluto lanciare un messaggio ad altre nazioni dove questa tragica usanza è ancora diffusa).
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Oltre agli usi moderni, ora la cannabis potrà di nuovo essere coltivata e utilizzata per creare tessuti, carta e per altri fini commerciali: un ritorno alle origini per questo pianta che storicamente, anche in Italia, è stata molto utilizzata a livello industriale. Il mercato derivante da questo settore potrebbe arrivare a 22 miliardi di dollari entro il 2022, una fonte di guadagno cui il governo americano non vuole rinunciare.
The President signed the #hemp bill today! The law defines hemp as an agricultural product for the first time and amends a major drug law that hadn’t been altered in 50 years. https://t.co/jdKLg0SoFs
— Weedmaps (@weedmaps) December 21, 2018
Fra le industrie interessate alla novità c’è anche la Coca Cola, che potrebbe a breve lanciare sul mercato una bevanda a base di Cbd. L’interesse di governi e multinazionali verso la “ganja” (altro nome dato alla pianta) è destinato ad aumentare notevolmente nei prossimi anni: le industrie di tabacco hanno già deciso di investire nella marijuana, che è stato legalizzata quest’anno in nazioni come il Canada e il Sudafrica, mentre in Italia l’arrivo della cannabis “light”, ovvero con un contenuto di Thc inferiore allo 0,6 per cento ma con livelli variabili di Cbd, e di quella per uso terapeutico è stato ormai assimilato senza troppe scosse.
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