Udito

Quello che comunemente definiamo orecchio

Ma questa è solo la parte visibile di un organo complesso e
sofisticato, che ha il compito di individuare la direzione da cui
provengono i suoni, e raccoglierli per avviarli al canale uditivo
esterno protetto da un “cancelletto” di setole, in fondo al quale
è collocata la membrana del timpano.

La quale vibrando in seguito all’onda sonora, trasmette a sua volta
la pressione a tre ossicini – martello, incudine e staffa – che la
trasferiscono ad un fluido contenuto nel vestibolo, l’anticamera di
un organo a forma di chiocciola chiamato coclea.

Qui si trova l’organo di Corti il vero e proprio “microfono” del
nostro organismo, che funziona grazie a migliaia di cellule
cigliate le quali trasmettono gli stimoli alla corteccia cerebrale
che li trasforma in sensazioni uditive.

Non tutti però sentiamo allo stesso modo: recenti ricerche
dimostrano che nei musicisti che hanno cominciato la loro
attività da giovanissimi, l’area cerebrale dell’udito – la
cosiddetta corteccia uditiva – è del 25 per cento più
grande del normale. Una ricerca effettuata dai fisiologi della
Georgetown University ha recentemente permesso di scoprire due aree
della corteccia uditiva utilizzate per identificare il tipo di
suono e la sua provenienza.

Il suono più basso che possiamo percepire è
valutabile intorno ai 10 decibel, e fino a 35-40 (il rumore di un
rubinetto che sgocciola o di un frigorifero che ronza) il suono non
provoca alcun fastidio. Ma già un rumore di 60 decibel
impedisce di concentrarsi (il traffico intenso sta a 75-85 decibel,
lo squillo di un telefono tra 80 e 90), mentre sopra gli 80 decibel
possono esserci problemi per la salute: e in discoteca si arriva
anche a 120 decibel!

L ‘orecchio non serve solo a percepire i suoni: su quest’organo si
basa anche il senso dell’equilibrio, che grazie all’attività
congiunta del cervelletto, degli occhi e dei sensi interni fornisce
a muscoli e tendini le informazioni necessarie per mantenere la
posizione eretta. Per questo siamo in grado di percepire, anche a
occhi chiusi, in quale direzione stiamo girando.

Abigaille Barneschi

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