Venezuela, sogno ad occhi aperti

Quando lo stress della quotidianità diventa insostenibile, la nostra mente ha bisogno di evadere, di individuare quel posto nel mondo dove poter ritrovare un po’ di sana tranquillità. E’ in questi momenti che se si potesse catturare il fermo immagine di ognuno noi, con molta probabilità, tra i tanti scenari, vedremmo sicuramente anche quello della

Quando lo stress della quotidianità diventa
insostenibile, la nostra mente ha bisogno di evadere, di
individuare quel posto nel mondo dove poter ritrovare un po’ di
sana tranquillità. E’ in questi momenti che se si potesse
catturare il fermo immagine di ognuno noi, con molta
probabilità, tra i tanti scenari, vedremmo sicuramente anche
quello della splendida Los Roques. Si parla spesso della costa del
Venezuela, ma in fondo questo famoso arcipelago va a braccetto,
come un fedele compagno, con l’area Sudamericana.

Los Roques prende nome dalle isole rocciose che formano la
zona a nord dell’arcipelago e che racchiudono, attorno all’isla de
Gran Roche, la vita vera e propria. Tutt’attorno ci sono solo
banchi di sabbia, oltre duecento, e circa cinquanta isole
coralline. Tra le isole fa slalom il Mar dei Caraibi nell’accezione
più pura e paradisiaca del termine, con quelle sfumature
dall’azzurro al turchese che difficilmente s’incontrano in altre
parti del Caribe. Comodamente seduti a bordo di una barca a vela o
rilassati in una delle tante antiche posade, il risultato non
cambia: il panorama dentro e fuori dall’acqua è mozzafiato e
a volte troppi elogi non servono, bastano poche parole per
catturare l’attenzione e scatenare quell’irrefrenabile voglia di
partire, di mollare tutto e godersi la parte bella di questo
mondo.

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Los Roques rimane però una piccola parentesi da non
perdere, una chicca, un prezioso gioiello o forse uno specchietto
per le allodole, per attirare appassionati esploratori alla
scoperta di un altro mondo, quello più profondo e nascosto
dell’entroterra venezuelano, quello del Delta dell’Orinoco, della
Gran Sabana e delle cascate Salto Angel. Il delta dell’Orinoco ha
una storia millenaria. Cristoforo Colombo fu il primo a scoprirne
le foci, ma dopo di lui altri esploratori italiani e tedeschi si
addentrarono sempre di più fino ad ammirarne la bellezza
nella sua totalità: quasi 25.000 Km², un intreccio
fitto e colorato d’isolette e canali che agli esploratori italiani
ricordarono subito la nostra Venezia (ecco da dove deriva il nome
Venezuela). Questa sua conformazione dipende dalla continua
trasformazione del delta, dettata dai sedimenti che il fiume porta
con sé a valle da millenni. Qui vivono gli Indio Warao, un
gruppo indigeno venezuelano composto da oltre 24.000 membri, il
secondo più grande in tutto il Paese. Attraversando in barca
il Delta, l’attenzione è catturata dalla fitta e rigogliosa
vegetazione, ma soprattutto dal gioco di cromie che si alternano e
susseguono in ogni zona: dal grigio, al giallo, al marrone scuro
fino al nero. Questo fenomeno è frutto di un mix particolare
di clima, tipologia di piante che crescono sulle rispettive rive e
della reazione chimica tra i minerali presenti nelle rocce.

 

Abbandonate le imbarcazioni, ora è la volta dei
fuoristrada che sfrecciando tra le strade dell’entroterra,
conducono i viaggiatori alla scoperta di un nuovo e sorprendente
panorama. La regione della Gran Sabana, all’interno del Parco
Nazionale di Canaima, è forse la più interessante ed
espressiva di tutto il Paese.

L’elemento caratterizzante è dato dai tepuis, altissime
vette dalla cima piatta. I tepuis risalgono a miliardi di anni fa e
la loro singolare forma è data dall’erosione delle
originarie montagne di arenaria per conto di agenti atmosferici.
Tra una vetta e l’altra si sono formati dei grossi canyon e proprio
a causa della distanza che separa ciascuna cima, ogni tepui ha una
propria vegetazione endemica.

Come spesso accade nei viaggi, l’elemento di partenza è
anche il punto d’arrivo: in questo caso si parte dall’acqua, quella
cristallina del mar dei Caraibi, e si ritorna all’acqua, questa
volta quella delle cascate più alte al mondo. Il Salto
Angel. Queste cascate non sono solo alte, ma la loro particolare
forma a cuore, rende la discesa dell’acqua ancora più
scenografica e sorprendente. Il Salto Angel domina tutta la Gran
Sabana e rappresenta il simbolo di una terra lussureggiante, dove
la natura può esprimersi in tutta la sua unicità.
Raggiungere questo straordinario Patrimonio dell’Unesco (dal 1994)
è particolarmente difficile, poiché richiede un primo
tragitto in aeroplano fino a Canaima e poi una tratta in canoa,
unico mezzo in grado di avvicinarsi il più possibile alla
cascata. Ma non lasciatevi trarre in inganno dalle apparenze,
questa è senza dubbio un’esperienza da non perdere: il
contatto con la natura esotica e il sapersi destreggiare tra il
labirinto di affluenti che circonda il Salto Angel, sono sensazioni
uniche, indimenticabili. E poi perché accontentarsi di un
banale percorso in auto, quando si può anche solo per una
volta trasformarsi in abili esploratori d’altri tempi?

Ormai è chiaro ai nostri occhi che il Venezuela non
è più la meta ideale solo di appassionati diver, ma
anche di viaggiatori in cerca di un’occasione in più per
sperimentare le proprie doti di esploratori. E come insegna la
letteratura, potremo rivivere le avventure in solitaria di Robinson
Crusoe o appassionarci profondamente alla storia del passato
preistorico come fece il giornalista Edward Malone.

Da non perdere

Parque Nacional Canaima – situato nello stato Bolívar,
questo parco è la riserva naturale più importante del
Venezuela. Dichiarato Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO
nell’anno 1994, il Parco nazionale di Canaima si estende per oltre
30.000 km² ospitando una varietà significativa di
specie animali e vegetali. Il parco è diviso in due aree: la
prima, quella occidentale, è composta principalmente da
giungla tropicale; mentre la seconda, ad est, è
caratterizzata dalla grande savana, dove spiccano i tepuis,
montagne dalla cima piatta. Per il suo valore biologico e geologico
questo parco è diventato meta prediletta di tutti i
viaggiatori amanti della natura.

Coro – l’antica città di Coro si trova a sud della
penisola di Paraguanà e rappresenta un esempio unico e
straordinario delle prime colonizzazioni europee in Sudamerica.
Fondata nel 1527 dallo spagnolo Juán de Ampíes, Coro
è l’unica città in cui è sopravvissuta, nel
corso degli anni, la fusione di diversi stili architettonici. Per
questo motivo, per il suo importante valore storico, nel 1993 fu
dichiarata Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco.

 

Los tambores de Barlovento – Una festività che si
celebra ogni anno all’inizio della stagione delle piogge, nel mese
di marzo, nella città di Corpus Christi, vicino a
Barlovento, Stato di Miranda. Questi tamburi risalgono al periodo
della schiavitù africana in Venezuela e ora rappresentano lo
strumento principale attorno al quale ruota tutta la celebrazione.
Altri strumenti accompagnano i tambores, quasi sempre sono in legno
e di origine africana.

 

Buono a sapersi

Moneta: Il Bolívar venezuelano forte (codice moneta
VEB) è la moneta del Venezuela dal 1 gennaio 2008. I pezzi
attualmente in circolazione sono da 1 – 5 – 10 – 12,5 – 25 e 50
centesimi di Bolívares fuertes. Le attuali banconote,
invece, hanno i seguenti valori: 2 – 5 -10 -20 – 50 e 100.

Elisa Corti

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