Arredamento e Design

Autosufficienza e sostenibilità, l’utopia diventata realtà di Violette e Dieudonné

Nella periferia della capitale del Madagascar Antananarivo, Violette e Dieudonné, una coppia malgascia fuori dal comune, hanno concretizzato un sogno: creare un’impresa sociale solidale, innovativa e autarchica che dà lavoro, nutre e educa in modo sostenibile centinaia di persone. Donné Vy non è solo un’officina per la lavorazione del ferro riciclato, ma una vera e propria comunità autosufficiente.

Nella periferia della capitale del Madagascar Antananarivo, Violette e Dieudonné, una coppia malgascia fuori dal comune, hanno concretizzato un sogno: creare un’impresa sociale solidale, innovativa e autarchica che dà lavoro, nutre e educa in modo sostenibile centinaia di persone. Donné Vy non è solo un’officina per la lavorazione del ferro riciclato, ma una vera e propria comunità autosufficiente. Questa è la sua storia.

Dieudonné
Dieudonnè nell’officina del ferro

Com’è nato il progetto di Violette e Dieudonné

Figlio di un operaio che lavorava il ferro, Dieudonné Razafinjatovo conosce i metalli fin da bambino e ne apprende tecnica e creatività. Diventato professore di educazione fisica, nel 1996 si iscrive a un corso di formazione di design, disegna una lampada in ferro e con questo progetto vince un concorso nazionale. Il premio è un viaggio a Parigi, da cui ritorna carico di idee. Propone la sua lampada in un mercato di Antananarivo, uno straniero gliene ordina diversi pezzi e così apre un piccolo atelier con pochi operai per il riciclo e la lavorazione del metallo.

È il primo passo verso la creazione di un modello d’impresa solidale innovativo e autarchico assieme alla moglie Violette, ex-atleta a livello nazionale conosciuta all’università: quello che entrambi sognano. Dieudonné disegna oggetti, produce, vende e con i profitti acquista progressivamente, dall’inizio del progetto nel 1998 ad oggi, terreni intorno all’officina. Qui costruisce case per le famiglie dei suoi operai, che provengono soprattutto da situazioni di povertà e disagio sociale, una scuola primaria e una secondaria, una mensa scolastica e inizia a coltivare frutta e verdura biologiche per rendere autonoma la comunità, dove oggi lavorano circa 250 persone. L’impresa si chiama Donné Vy, ma da tutti è conosciuta come Violette e Dieudonné.

Violette e Dieudonné
Violette e Dieudonné, creatori dell’impresa sociale

Lo sviluppo dell’impresa sociale

L’impresa, sviluppata autonomamente senza alcun finanziamento esterno, e il suo impatto sociale hanno avuto risultati straordinari e la fama di Violette e Diuedonné si è diffusa oltre i confini della periferia di Antananarivo: l’officina del ferro accoglie, insegna e dà lavoro a senzatetto, sordomuti, ciechi, ex-prostitute, persone sole e abbandonate, e alle loro famiglie. Cioè alle persone più svantaggiate in un paese, il quinto più povero al mondo, dove l’80 per cento della popolazione vive al sotto della soglia di povertà secondo la Banca Mondiale.

In questa comunità fuori dagli schemi, che sembra la realizzazione di un’utopia, vivono insieme anziani, adulti, bambini, neonati. Il ciclo della vita e del lavoro segue un ritmo armonico, sia negli orari di attività che nelle pause. C’è cibo per tutti, in un contesto di condivisione dove non mancano il necessario o l’indispensabile, dove il concetto di superfluo è sconosciuto, dove non c’è spreco, tutto viene riciclato, riparato, riutilizzato, e il lavoro dà dignità anche a chi vive in povertà. Tutti contribuiscono come possono, compresa la donna più anziana della comunità, non vedente, che a ritmo lento taglia a pezzi gli scarti del fusto dei banani che i bambini le portano, e che serviranno per creare il compost.

https://www.youtube.com/watch?v=vbL1Ft6PVoY

Agricoltura biologica

La comunità è autosufficiente dal punto di vista alimentare. In questi ultimi anni, Dieudonné si è concentrato particolarmente sull’innovazione agricola e sulle colture diversificate che permettono oggi non solo di produrre frutta e verdura per nutrire le famiglie della comunità, ma anche di vendere una parte della produzione all’esterno.

Banditi pesticidi e insetticidi, i metodi adottati per ruotano intorno a due assi: il primo è la coltivazione idroponica con l’allevamento di pesci nelle risaie che permette di areare il terreno attraverso l’eliminazione di muschi ed erbe che i pesci mangiano con gran appetito. La creazione di bacini di allevamento permette anche di vendere i pesci in eccesso rispetto ai bisogni. Il secondo è la lombricoltura, iniziata per generare compost e da poco diventata vera e propria produzione, venduta per portare un nuovo apporto finanziario alla comunità.

Bio è la parola chiave anche all’interno del programma scolastico impostato da Violette e Dieudonné. Sono stati inseriti laboratori di sperimentazione che vanno ad arricchire la formazione agronomica degli studenti. La speranza è che, una volta diplomati e dopo i corsi universitari, gli alunni possano rientrare nella comunità come insegnanti.

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Il riciclo creativo del metallo

Riciclo del metallo e design

Negli anni la fama di questa coppia ha varcato i confini nazionali e oggi arrivano all’officina anche turisti, curiosi, oltre che giornalisti e esperti di economia per studiare come funziona questo anomalo modello d’impresa. Violette, instancabile, porta i prodotti dell’officina in giro per l’Europa, a Parigi alla Fiera Maison & Objet e a Milano all’Artigiano in Fiera. Dieudonné, invece, ama meno viaggiare: la sua vita è qui, alla periferia di Antananarivo, insieme alla sua gente dove la sua mente vulcanica è sempre al lavoro su nuovi progetti. Accanto agli edifici che ospitano la scuola primaria e secondaria sta nascendo, infatti, un laboratorio creativo per giovani designer, dove sviluppare progetti innovativi per incentivare l’economia sostenibile del Madagascar.

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