Diritti umani

Cos’è il World humanitarian summit e perché Medici senza frontiere lo boicotta

Il World Humanitarian Summit è il primo vertice mondiale dell’Onu dedicato ai problemi umanitari. Secondo Msf, però, “non risolverà nulla”.

Si terrà a Istanbul, il 23 e 24 maggio prossimi, il primo World humanitarian summit (Whs, Vertice umanitario mondiale) delle Nazioni Unite. Il segretario generale Ban Ki-moon, presentando l’evento, ha spiegato che il mondo si trova in un momento critico della propria storia, caratterizzato dal fatto che la sofferenza umana ha toccato livelli mai raggiunti dai tempi della seconda guerra mondiale.

Un programma d’azione proposto ai governi

Per questo è stato lanciato un appello al cambiamento, indirizzato ai governi di tutto il mondo. L’obiettivo che si pone il summit, infatti, è di adottare politiche in grado di prevenire e far cessare i conflitti, di rispettare i diritti umani anche durante le guerre, di lavorare affinché nessuno sia abbandonato al proprio destino. Per farlo, è stato lanciato un Programma d’azione umanitario che suggerisce le misure necessarie per ottenere tali risultati.

Nonostante le premesse, però, c’è chi ha spiegato di non nutrire alcuna fiducia nella possibilità di cambiare realmente lo stato delle cose attraverso la conferenza. L’organizzazione umanitaria Medici senza frontiere è andata oltre, annunciando che i suoi rappresentanti, a Istanbul, non ci andranno neppure.

 

“L’anno scorso – ha spiegato la ong in un comunicato – 75 ospedali gestiti o supportati dalla nostra associazione sono stati bombardati. È accaduto in violazione delle più basilari regole della guerra, che garantiscono la protezione delle strutture mediche e dei pazienti, senza considerare se i pazienti siano civili o combattenti feriti. Al di là degli ospedali, poi, i civili vengono feriti e uccisi dalla condotta indiscriminata delle guerre in Siria, Yemen, Sud Sudan, Afghanistan e in altri paesi”.

 

Medici senza frontiere kunduz
Un cartello con stampata la foto di ciò che resta dell’ospedale di Kunduz, in Afghanistan, gestito da Medici Senza Frontiere ©Andrew Burton/Getty Images

“Il vertice non risolverà i problemi”

Senza dimenticare che “il trattamento dei rifugiati e dei migranti in Europa e altrove ha dimostrato una scioccante mancanza di umanità”. Proprio per questo, secondo Msf “un summit umanitario in cui stati, agenzie delle Nazioni Unite e organizzazioni non governative si riuniscono per discutere di queste urgenti istanze non è mai stato più necessario. Il Vertice Umanitario Mondiale di questo mese avrebbe potuto rappresentare un’occasione perfetta”.

 

La Ong spiega infatti di aver partecipato attivamente ai lavori preliminari del Whs, negli ultimi diciotto mesi: “Un segno della nostra volontà di essere coinvolti. Tuttavia, a malincuore, siamo arrivati alla decisione di ritirarci dal vertice. Non abbiamo più alcuna speranza che il Whs affronterà seriamente i punti deboli dell’azione umanitaria e della risposta alle emergenze, in particolare nelle aree di conflitto o in casi di epidemie”.

 

Medici senza frontiere Kunduz
Jason Cone, direttore esecutivo per gli Usa di Medici Senza frontiere, ad una commemorazione organizzata un mese dopo il bombardamento dell’ospedale della Ong di Kunduz, in Afghanistan ©Andrew Burton/Getty Images

“I governi si assumano le loro responsabilità”

All’associazione non è piaciuto, in particolare, il fatto che “si punti ad incorporare l’assistenza umanitaria in una più ampia agenda sullo sviluppo”, e “si trascuri di rimarcare gli obblighi in capo agli Stati nel rispettare e implementare le leggi che hanno sottoscritto sugli aiuti umanitari e sui rifugiati”.

 

In altri termini, secondo l’associazione il vertice si risolverà “in un consenso su una serie di buone intenzioni, del tutto generali”. Impegni che “non saranno vincolanti”. Inoltre, secondo Msf sarà svilito il ruolo delle Ong umanitarie indipendenti e imparziali. Occorrerebbe invece concentrarsi sulle responsabilità degli stati. Altrimenti le tante situazioni critiche – in zone di guerra, o colpite da catastrofi o da epidemie – “resteranno irrisolte”.

 

D’altra parte, al summit non saranno presenti più di 80 nazioni (erano 195 alla Cop 21 di Parigi). E, di queste, solamente 45 saranno rappresentate dai loro capi di stato o di governo.

 

Immagine di apertura: ©Andrew Burton/Getty Images

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