Agli eventi estremi occorre abituarsi, perché non sono più l’eccezione: a spiegarlo è il servizio di monitoraggio climatico europeo Copernicus.
Un obiettivo globale, diverse soluzioni locali. Una maratona di idee per il clima, da cui il nome Climathon
Sono state circa 1.500 le persone che hanno partecipato a Climathon, una competizione di idee che si è tenuta nell’arco di 24 ore in 59 città di 39 Paesi, Italia inclusa. Obiettivo: trovare proposte innovative per combattere gli impatti dei cambiamenti climatici nei contesti urbani.
L’approccio dell’iniziativa si può sintetizzare con think global, act local (pensa globale, agisci locale). Anche se quello dei cambiamenti climatici è un problema che colpisce tutto il pianeta, assume in ogni luogo forme differenti, influenzato da fattori peculiari e conformazioni socio-ambientali uniche. Per questo, ogni città aderente a Climathon ha rilanciato la sfida generale declinandola in un problema specifico ritenuto critico nel proprio preciso contesto.
Ben cinque città italiane hanno partecipato a Climathon, ognuna con un focus e soluzioni differenti.
Molto curiosa è l’idea che ha vinto a Venezia: Float green à porter (verde galleggiante portatile), una creazione di verde urbano costituita da isole verdi galleggianti, modulari e mobili pensate per contrastare ondate di calore sempre più violente, in un contesto così unico come quello della laguna e dei suoi canali. Una soluzione naturale che, inserita negli spazi pubblici urbani, combina adattamento, mitigazione e socialità, consentendo un miglioramento della qualità della vita.
La sfida di Milano era incentrata sull’acqua ed è stata vinta da Aqua MI. Si tratta di una competizione a punti tra gli abitanti dei vari distretti della città il cui comportamento in termini di risparmio idrico viene valutato analizzando i dati condominiali. I quartieri migliori avranno la possibilità di ospitare iniziative di svago e cultura, mentre quelli meno virtuosi otterranno degli sconti per acquistare dispositivi domestici volti a ottimizzare il risparmio idrico.
Anche Bologna ha trovato una soluzione legata all’acqua, in particolare quella piovana. Il progetto vincitore, Rain gardens, è stato sviluppato per riqualificare le zone periferiche della città in modo da renderle più appetibili in termini commerciali ma anche in termini di sostenibilità. Raccolta, riuso e distribuzione delle acque piovane sono al centro di questa soluzione innovativa che porterebbe alla comunità vantaggi di natura economica, ambientale e sociale.
Torino ha focalizzato la propria ricerca sull’economia circolare, il riuso e la riduzione dei rifiuti e ha premiato diversi progetti. In particolare, Preferibilmente oggi si concentra sulla riduzione dello spreco alimentare attraverso un nuovo concept di “ristorante degli scarti”. Youtopia invece ha come obiettivo la creazione di un sistema capillare di centri per il riuso sul territorio. Altro progetto premiato, Oikos punta a ridurre gli imballaggi monouso utilizzati per i prodotti ortofrutticoli dei mercati rionali grazie a un sistema di condivisione e riutilizzo delle cassette.
A Latina ha vinto il progetto Geotermia Pontina: alla base dell’idea, l’attivazione e lo sviluppo del comparto geotermico del territorio pontino che permetta non solo di utilizzare in modo sostenibile il calore terrestre, con conseguente risparmio energetico, riduzione delle emissioni e delle polveri sottili, ma anche creare innovazione tecnologica e rilanciare il settore geotermico con l’obiettivo di dare vita a un indotto di servizi tali da stimolare il mercato.
Accettando la sfida, ogni città, normalmente sotto l’egida delle amministrazioni pubbliche, delle università o delle associazioni di settore, organizza il proprio evento nella data stabilita, assegnando un compito ben definito ai propri concorrenti, divisi in gruppi. La partecipazione è aperta a esperti e semplici cittadini, chiunque voglia contribuire con le proprie idee o competenze é il benvenuto. Parole d’ordine: spirito di gruppo, iniziativa e motivazione.
Al termine delle 24 ore ogni squadra presenta il proprio progetto e i vincitori possono accedere a incubatori d’impresa, finanziamenti pubblici o privati, o ricevere supporto per la realizzazione e messa sul mercato del proprio progetto. Anche su questo ogni città è autonoma.
Climathon, che quest’anno si è tenuta il 27 e 28 ottobre, è organizzata da Climate KIC, una partnership pubblico-privata che coinvolge anche istituti accademici e che lavora su temi del cambiamento climatico in ottica di innovazione. Nonostante l’organizzazione sia fondamentalmente europea, Climathon si è rivolta a tutti i Paesi del mondo.
Nel nome Climathon riecheggia la parola “hackathon“, la modalità di confronto tra persone appartenenti a diversi settori che si riuniscono con un problema ben preciso da risolvere, normalmente attraverso l’innovazione, la tecnologia e l’informatica. Il rimando alla maratona, una gara di resistenza, si scorge anche nel fatto che durante questi eventi si lavora quasi tutta la notte, salvo qualche momento di riposo. Gli hackaton sono sempre più diffusi e sembrano quasi essere diventati gli unici metodi per ottenere risultati concreti in un breve periodo.
Foto di copertina © Udo Sollberger/Impact Hub Zurigo
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