Uno studio pubblicato su Nature Geoscience indica una presenza massiccia di agenti inquinanti negli oceani, con valori giudicati “enormi” dagli esperti.
Non solo cambiamenti climatici. Una ricerca durata 27 anni dimostra che le minacce più gravi per la Grande barriera corallina sono le tempeste e la stella marina corona di spine.
I danni causati dai cicloni e la stella marina corona di spine
(Acanthaster planci) rappresentano
insieme il 90 per cento delle cause che portano alla perdita di
coralli presenti nella Great barrier reef, la barriera più
grande al mondo che si trova al largo delle coste
australiane.
A rivelarlo è lo studio coordinato dall’Istituto di
scienze marine (Aims) di Townsville cominciato nel
1985. I ricercatori che si sono alternati hanno passato più
di 2.700 giorni in mare e investito 50 milioni di dollari. Il
risultato è che lo sbiancamento dovuto all’acidificazione
degli oceani fino ad oggi ha pesato solo per un 10 per
cento. La restante perdita che ha colpito soprattutto la regione
meridionale è stata causata dalle tempeste che si sono
susseguite quasi annualmente dal 2000 in poi devastando molti
banchi di corallo e da una specie di stella marina che sta
colonizzando l’intera barriera.
In 27 anni è andata perduta metà
dell’estensione, ma per il ricercatore Peter Doherty “se
la tendenza proseguirà i banchi di corallo potrebbero
dimezzarsi ulteriormente entro il 2022″. Anche se risulta
impossibile impedire che avvengano le tempeste o che la temperatura
globale aumenti “possiamo ridurre l’impatto della stella
corona di spine – ha affermato John Gunn dell’Aims. Lo
studio dimostra che senza questi parassiti i banchi di corallo
tornerebbero a crescere dello 0,89 per cento all’anno anche a
fronte dei danni causati dai cicloni”.
Una buona notizia perché mette l’uomo nella condizione di
poter fare qualcosa e che ci fa sperare per il futuro di una delle
meraviglie del nostro pianeta.
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