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La foto scattata nel Queensland, in Australia, ritrae un canguro che abbraccia la compagna senza vita. Diverse però le possibili chiavi di lettura.
La fotografia scattata da Evan Switzer ritrae un grande maschio di canguro grigio orientale (Macropus giganteus) che cinge delicatamente con le braccia la testa della compagna morta accasciata al suolo, mentre il loro cucciolo assiste alla scena.
L’immagine, di primo acchito, provoca una stretta al cuore e ci spinge ad immedesimarci nella sofferenza degli animali. “Il canguro maschio si stava comportando in modo protettivo e provava a sollevare la femmina, come per tentare di capire cosa ci fosse che non andava, sembrava in lutto per la perdita della compagna”, ha dichiarato il fotografo, autore di numerosi scatti di questi marsupiali.
L’istintiva antropomorfizzazione del canguro potrebbe non essere la chiave di lettura giusta, il maschio potrebbe anzi essere responsabile della morte della femmina, ferita a morte nel tentativo di accoppiarsi. È quanto sostiene Derek Spielman, docente di veterinaria dell’Università di Sydney.
“La concorrenza tra i maschi per accoppiarsi può essere feroce e sfociare in combattimenti seri – ha dichiarato Spielman. – I canguri possono inoltre provocare lesioni alle femmine che cercano di evitare l’accoppiamento”. L’interpretazione delle fotografie scattate nel Queensland, in Australia, sarebbero dunque secondo Spielman frutto di un “antropomorfismo ingenuo”.
Questa versione è condivisa anche da Mark Eldridge, scienziato dell’Australian Museum, secondo il quale l’animale cercava in realtà di accoppiarsi con la femmina e che l’aspetto luttuoso della foto è frutto di un errore di interpretazione del comportamento dell’animale.
È in ogni caso difficile stabilire con certezza quali sentimenti attraversassero il canguro mentre stringeva in un ultimo abbraccio la compagna, ignoriamo ancora moltissime cose sulla vita sociale e sull’emotività degli animali. Non è passato poi così tanto tempo da quando Cartesio sosteneva che le grida degli animali non sono espressione di sofferenza, bensì il suono emesso da un meccanismo, come il ticchettio di un orologio.
Chiaramente non tutte le specie animali reagiscono allo stesso modo di fronte a determinati stimoli, gli umani non sono però gli unici a soffrire per un lutto. Jane Goodall ha dichiarato di aver visto un giovane scimpanzé morire di crepacuore dopo la morte della madre, così come diversi testimoni hanno riferito di aver osservatogli elefanti “piangere” i loro morti attraverso appositi riti.
Qualsiasi sentimento abbia provato quel canguro forse non siamo in grado in comprenderlo, potremmo quantomeno cercare di rispettarlo e di non sovrapporgli i nostri.
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