A chi piace il Parmisan?

Il cibo italiano

Potrebbe esservi capitato se girate un po’ oltreconfine. Negli
scaffali dei supermercati, in bella mostra in vetrine di negozi e
ristoranti, venduti in tv. È il finto cibo “made in Italy”, il
più taroccato al mondo.

Dal Parmigiano reggiano al San Daniele, dal vino all’olio d’oliva.
Per la Cia (Confederazione italiana agricoltori) il fenomeno dei
“falsi d’autore” costa alla sola agricoltura oltre 3 miliardi di
euro l’anno.

Solo in Italia si realizza infatti più del 22% dei
prodotti a denominazione d’origine controllata.
A questi
vanno aggiunti gli oltre 400 vini Doc, Docg e Igt e gli oltre 4
mila prodotti tradizionali censiti dalle Regioni e inseriti
nell’Albo nazionale. Una lunghissima lista di prodotti che ogni
giorno, però, rischia il “taroccamento”.

Parmigiano reggiano, il più
imitato.
Il formaggio italiano rimane il più
imitato, ce ne sono per tutti i gusti e a tutte le latitudini. Ecco
allora il Parmesao brasiliano, il Regianito argentino che si
trasforma in Parmesello in Belgio o Parmesan negli Stati Uniti e
Parmizan in Romania. Gli americani sono i più creativi:
c’è l’Asiago del Wisconsin e la Mozzarella del Texas, mentre
in Canada producono la Robiola. Ma non è tutto: c’è il
Tinboonzola australiano e il Cambozola tedesco. Inquietante invece
kit dei formaggi fai da te sequestrati in Australia, dai colori e
dalle immagini che rimandano al Belpaese.



Salame o
“salami”?
E che dire del Daniele Prosciutto &
Company e del Parma Ham sempre negli Usa, del Parma Salami in
Messico, della Mortadela brasiliana e del Prosciutto San Daniele
prodotto in Canada? Una ghiotta oppurtunità per aziende estere
di attirare l’attenzione del consumatore.

Pizza, spaghetti e… Ecco
i Chapagetti coreani e una strana Pizza bolla cipolla Basilicata
olandese.

Brindiamo! Anche nel campo
enologico purtroppo ci sono i tarocchi. Senza contare i pericolosi
intrugli dei vini in polvere che promettono prodotti di
qualità in pochi giorni, in California producono il Chianti e
il Tuscany Moon. In Germania potrete trovare il Kressecco o il Meer
Secco, mentre in Romania producono il Barbera bianco. Senza contare
gli amari e i liquori: dalla Sambuca all’Amaretto di Beneventi.

“Ogni giorno 164 milioni di euro vengono fatturati dalla
contraffazione di prodotti nazionali nel mondo”, sottolinea Dario
Marchesi, presidente dell’Associazione culturale Signum che
organizzerà da maggio a giugno 2014 un’iniziativa dedicata ai
prodotti enogastronomici italiani.

“Prodotti che nulla hanno da spartire con la qualità dei
nostri cibi. Si tratta di pratiche imitative sempre più
diffuse che ledono l’immagine del prodotto italiano, se non la
salute di ignari consumatori, con pesanti impatti anche sulla
nostra economia perché utilizzare prodotti davvero del nostro
territorio permettono anche di aiutare il lavoro dei tanti
operatori dell’industria alimentare italiana, addetti alla
coltivazione e alla produzione”.

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