Acqua di colonia, a teatro tra stereotipi sull’Africa e sui migranti

Acqua di colonia porta in scena l’immaginario del colonialismo e le sue conseguenze, una riflessione su un tema rimosso eppure così attuale.

È una storia rimossa, quella del colonialismo italiano. Una pagina di memoria collettiva che la compagnia Frosini/Timpano ha deciso di raccontare nello spettacolo teatrale Acqua di colonia, in scena lunedì 30 e martedì 31 gennio al PimOff di Milano.

“Il colonialismo può sembrare un argomento datato, invece non è mai stato così attuale. Gli stereotipi e i pregiudizi che ieri accompagnavano il nostro sguardo sull’Africa, oggi sono transitati sui migranti” osserva Igiaba Scego, scrittrice di origini somale e consulente storica per la messa in scena.

Lo spettatore viene catturato da un’ironia graffiante, e messo di fronte a equivoci e i luoghi comuni frutto dei falsi miti che il colonialismo ha generato attraverso testi letterari, canzoni, fumetti. In platea si ride tanto, ma è un riso amaro, che rivela quanto certi cliché siano ormai parte inconsapevole del nostro modo di pensare. Lo spettacolo strizza l’occhio al pregiudizio e agli stereotipi: è una trappola continua.

Elvira Frosini e Daniele Timpano, autori di Acqua di colonia
Elvira Frosini e Daniele Timpano, autori di Acqua di colonia

“Qui non si tratta di fare la morale a nessuno, ma di invitare il pubblico a riflettere e a documentarsi” aggiunge Scego, autrice di testi che si occupano tra l’altro di dialogo tra culture, transculturalità e migrazione.  

Dal colonialismo alle migrazioni

‘Acqua passata, acqua di colonia’, come recita uno dei personaggi in scena, eppure ci è rimasta addosso come carta moschicida, in frasi fatte, luoghi comuni, nel nostro stesso sguardo. L’attualità del messaggio appare in tutta la sua evidenza: sono gli equivoci e i luoghi comuni nati in quegli anni, secondo gli autori dello spettacolo, che hanno condizionato il nostro immaginario collettivo, rendendoci difficile anche la comprensione dei grandi fenomeni migratori attuali.

Una pagina di storia rimossa

Come accadeva durante il colonialismo, ecco che – vista dall’Italia – l’Africa è tutta uguale: Somalia, Libia, Eritrea, Etiopia sono nomi, non paesi reali; gli africani stessi sono tutti uguali. “E i profughi, i migranti che oggi ci troviamo intorno, sull’autobus, per strada, anche loro sono astratti: esseri umani senza identità, corpi, realtà la cui esistenza è irreale: non riusciamo a giustificarli nel nostro presente” spiegano Elvira Frosini e Daniele Timpano. In un attimo i postumi dell’età coloniale riaffiorano: “Come un vecchio incubo che ritorna, incomprensibile, ci piomba addosso come un macigno”.

Così è stato il colonialismo nostrano: una storia di abusi e prevaricazioni volontariamente rimossa, ricacciata sotto il tappeto e dimenticata. Lavata via come un cattivo odore, da una spruzzata di acqua di colonia.

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