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Dopo l’avvelenamento di svariati animali, il parco nazionale Appennino Lucano Val d’Agri Lagonegrese ha lanciato un allarme contro i prodotti fitosanitari.
Con l’arrivo della primavera aumenta l’utilizzo di prodotti fitosanitari nei campi agricoli e parallelamente aumentano anche i numeri di animali trovati avvelenati da queste sostanze. È l’allarme lanciato dal personale del parco nazionale Appennino Lucano Val d’Agri Lagonegrese che nelle ultime settimane ha soccorso diversi esemplari che presentavano sintomi da avvelenamento da sostanze chimiche. In molti casi il principale indiziato sembrerebbe essere uno degli erbicidi più pericolosi ancora in circolazione: il glifosato.
“Dobbiamo tenere alta l’attenzione sul tema dell’uso di prodotti chimici nell’agricoltura e sviluppare un percorso di informazione e condivisione di buone pratiche per intraprendere una strada che porti al loro abbandono”, ha affermato il sub-commissario Antonio Luca Conte.
Nelle ultime settimane, gli operatori dei Cras (i Centri di recupero di animali selvatici) hanno soccorso diversi animali vittime di queste sostanze, ma ogni anno sono migliaia le piante e gli animali, sia selvatici che domestici, che vengono uccisi da questi prodotti.
“Il sospetto che ci fossero degli animali colpiti dall’uso di erbicidi lo avevo già avuto a fine aprile con un ramarro morto – ha spiegato Conte a Kodàmi –. Poi ne ho trovato un altro e in un’azienda agricola ho notato un gufo con chiari sintomi di avvelenamento. L’ho portato subito al Centro di recupero animali selvatici di Policoro per le cure”. Secondo quanto riportato, il sub-commissario avrebbe ricostruito anche la storia dell’animale scoprendo che anche la madre sarebbe morta qualche giorno prima in quelle zone.
I pesticidi hanno effetti disastrosi proprio sui rapaci, come i gufi, che vengono trovati a terra o moribondi con evidenti sintomi di avvelenamento da sostanze chimiche. Anche i pulli, gli esemplari più giovani, ne subiscono le conseguenze, “sviluppando patologie neuro-degenerative che ne precludono la liberazione, condannandoli ad una vita in gabbia”, precisa Conte.
Per il parco, il principale indiziato sembrerebbe essere il glifosato, uno degli erbicidi più diffusi al mondo prodotto, tra le altre, dalla Monsanto, una multinazionale dell’agrochimica acquistata nel 2018 da Bayer. L’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), considera il glifosato come una sostanza molto pericolosa e in grado di provocare il cancro. Eppure, è ancora presente in moltissimi prodotti ad uso agricolo.
“Esistono diverse esperienze e molti dati scientifici che dimostrano come si possano gestire le aree verdi urbane e le zone rurali senza per questo avvelenare l’ecosistema – precisa Conte –. Ad esempio, una corretta conoscenza del ciclo biologico delle piante più problematiche, integrato ad un trattamento meccanico o biologico, o a trattamenti a base di erbicidi di origine naturale, come l’acido pelargonico, possono evitare il ricorso a sostanze chimiche pericolose”.
Il sub-commissario conclude poi con un invito rivolto alle amministrazioni, ai cittadini e alle aziende che operano nell’area protetta ad abbandonare l’uso di sostanze tossiche per l’ambiente e per le persone, in nome del rispetto che bisognerebbe tornare ad avere verso la terra.
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