Diritti umani

Non solo Giulio Regeni. Amnesty accusa l’Egitto: torture anche su minorenni

Scariche elettriche, stupri, sparizioni forzate anche di minorenni. Amnesty International punta il dito contro l’Egitto di al-Sisi.

Persone scomparse, metodi e comportamenti repressivi, violenze nei confronti degli oppositori. La fotografia dell’Egitto tracciata da Amnesty International in un rapporto intitolato “Egitto: ‘Ufficialmente tu non esisti’” è inquietante. I “desaparecidos” si moltiplicano, il ricorso alla tortura per sbarazzarsi della contestazione è una pratica ormai all’ordine del giorno, i diritti umani sono spesso calpestati.

“Sparizioni forzate sistematiche in Egitto”

Nel mirino dell’associazione c’è soprattutto il presidente Abdel Fattah al-Sisi, politico e militare che dal mese di giugno del 2014 guida il paese dopo essere già stato capo di stato maggiore e ministro della Difesa durante il mandato di Mohamed Morsi. “La brutale uccisione di Giulio Regeni ha scioccato il mondo – spiega Amnesty – ma ha anche acceso i riflettori sul metodo delle sparizioni forzate praticato in maniera sistematica oggi in Egitto”.

Manifestazione Giulio Regeni Egitto
Una manifestazione per chiedere la verità sul caso di Giulio Regeni ©Simona Granati/Corbis via Getty Images

La denuncia arriva sulla base di una serie di fatti documentati e di testimonianze. Ne emerge che “in media tre-quattro persone al giorno sono vittime di sparizioni forzate nel paese. Una strategia mirata e spietata dell’Agenzia per la sicurezza nazionale guidata dal ministro degli interni egiziano Magdy Abd el-Ghaffar. Dal 2015 centinaia di egiziani tra cui studenti, attivisti politici, manifestanti e altri sono stati fatti sparire per giorni o mesi. Le vittime, compresi bambini, vengono trattenute in centri di detenzione non riconosciuti, senza alcuna supervisione giudiziaria, e sottoposti a maltrattamenti e torture al fine di estorcere confessioni”.

“Mazen, 14 anni, imprigionato e torturato”

Nel rapporto vengono raccontati in particolare diciassette casi individuali, tra i quali figurano anche cinque minorenni. Le vittime sono state sequestrate e detenute in luoghi segreti. Mazen Mohamed Abdallah, ad esempio, “aveva solo quattordici anni quando è stato arrestato nella sua abitazione nel quartiere Nasr City del Cairo”. Durante la detenzione, aggiunge Amnesty International “è stato torturato e stuprato”.

 

Un suo coetaneo, Aser Mohamed, è sparito per trentaquattro giorni, a partire dal 12 gennaio 2016: “È stato pestato, colpito con scariche elettriche e appeso per le braccia e per le gambe”. Mentre la famiglia di Omar Ayman Mohamed Mahmoud, uno studente di 17 anni, non ha avuto notizie del ragazzo per quarantaquattro giorni.

Egitto al-Sisi
Il presidente egiziano al-Sisi ©Sasha Mordovets/Getty Images

Le autorità egiziane riconoscono solo “casi isolati”

Da parte loro, le autorità egiziane negano di aver fatto ricorso alla tortura, limitandosi a riconoscere degli incidenti isolati, che sarebbero stati punti dalla giustizia. In particolare, il ministero degli Affari Esteri del Cairo ha denunciato quella che definisce una “mancanza d’imparzialità” da parte di Amnesty International, accusando quest’ultima di basarsi unicamente sulle dichiarazioni delle famiglie.

 

Eppure lo stesso Consiglio nazionale per i Diritti dell’uomo, organismo pubblico egiziano, ha parlato di almeno 266 casi di sparizioni forzate recensiti tra il mese di aprile del 2015 e il mese di marzo di quest’anno.

 

Immagine di apertura: ©Vincenzo Pinto/Getty Images
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