Un pezzo di Antartide grande come mezza Italia si scioglierà nel giro di 5 anni

Si chiama Thwaites ed è il ghiacciaio più vasto della Terra. Una volta staccato dall’Antartide, causerà un aumento del 25 per cento dei livelli del mare.

  • Il ghiacciaio più grande dell’Antartide (e del mondo) potrebbe frantumarsi entro i prossimi cinque anni
  • Il ghiacciaio Thwaites, che si estende per 120 mila chilometri quadrati (quindi grande quasi come metà della penisola italiana), è già responsabile di circa il 4 per cento dell’innalzamento annuale globale del livello del mare.
  • Le temperature oceaniche più calde stanno erodendo la calotta di ghiaccio. Una volta rotto, il contributo del ghiacciaio all’innalzamento del livello del mare potrebbe aumentare fino al 25 per cento.

Una delle calotte di ghiaccio più importanti dell’Antartide potrebbe frantumarsi nel giro di pochi anni. Lo hanno stabilito gli scienziati che fanno parte di un progetto di ricerca sui ghiacci del polo Sud durante l’annuale incontro dell’American geophysical union. In particolare, la frattura e il conseguente scioglimento del ghiacciaio Thwaites, grande poco meno di mezza Italia, potrebbe contribuire a innalzare il livello del mare del 25 per cento rispetto ai livelli attuali.

iceberg antartide
Gli scienziati avvertono che i cambiamenti ai poli della Terra stanno avvenendo a velocità inaudite © Mario Tama/Getty Images

Il ghiacciaio dell’Antartide si rompe come un parabrezza

Thwaites (già conosciuto come Doomsday, cioè il giorno del giudizio) è il ghiacciaio più vasto della Terra: già da tempo si sta inesorabilmente sciogliendo e la sua velocità di deflusso è raddoppiata negli ultimi 30 anni: si calcola che, per il momento, sia responsabile di circa il 4 per cento dell’innalzamento annuale del livello del mare, con un contributo di 50 miliardi di tonnellate di ghiaccio rilasciate ogni anno nell’oceano.

Il ghiacciaio è ancorato a una cresta sottomarina, ma le immagini satellitari analizzate dagli scienziati mettono in evidenza profonde fessure. Nei prossimi anni questa piattaforma si frantumerà in centinaia di iceberg più piccoli. Un effetto simile a quello di un parabrezza rotto, dicono gli esperti: si inizia con una crepa e poi, tutto di un tratto, il vetro si frantuma in pezzi più piccoli.

Tutti questi dati sono stati raccolti grazie al programma International Thwaites glacier collaboration: finanziato congiuntamente dalla Us national science foundation e dal Natural environment research council del Regno Unito, il progetto quinquennale sta sottoponendo Thwaites a un monitoraggio senza precedenti. Ogni stagione estiva antartica, squadre di scienziati si recano in Antartide per studiare il comportamento del ghiacciaio in ogni modo possibile, dai satelliti alle navi di fronte alla costa antartica.

Una reazione a catena che coinvolge anche il polo Nord

Le temperature dell’oceano Antartico sono aumentate a causa dei riscaldamento globale. Ma anche se le fratture non causeranno la fusione immediata della calotta, questa verrà completamente disancorata dal fondo marino entro il prossimo decennio e le sue alte pareti, che al momento non sono allo stato liquido, si tufferebbero in mare, facendo innalzare il livello dell’acqua di 65 centimetri, ovvero del 25 per cento.

Sebbene lo scenario non sarà da “giorno del giudizio” – a dispetto del nome – da un momento all’altro, fanno notare gli scienziati, i cambiamenti stanno avvenendo a una velocità inaudita. Il fatto è che il distacco del ghiacciaio non è causato solamente dai cambiamenti del clima, ma anche dalla sua posizione molto vicina, quindi più esposta, al calore geotermico proveniente dalla crosta terrestre. Dal 1980, Thwaites ha perso almeno 600 miliardi di tonnellate di ghiaccio.

Non è nemmeno da sottovalutare il fatto che la rottura di questo immenso ghiacciaio, congiuntamente all’innalzamento dei mari e al riscaldamento globale in Antartide, che tutti questi effetti, insomma, producano una reazione a catena in grado di coinvolgere anche il polo opposto. Il World meteorological organization (Wmo) ha confermato che la città russa di Verkhoyansk, nel circolo polare artico, ha raggiunto la temperatura record di 38 gradi, 10 gradi in più rispetto alla media: una temperatura che si adatta più al bacino del Mediterraneo che alla Siberia orientale.

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