Investimenti sostenibili

Banca mondiale, in arrivo 50 miliardi di dollari per il clima in 5 anni

Dopo aver promesso alla Cop 24 di raddoppiare gli stanziamenti per il clima, la Banca mondiale annuncia 50 miliardi per l’adattamento e la resilienza.

50 miliardi di dollari, poco più del prodotto interno lordo della Lituania: è questa la cifra che la Banca mondiale ha destinato al suo Piano d’azione per l’adattamento e la resilienza ai cambiamenti climatici. In media, quindi, parliamo di 10 miliardi di dollari l’anno dal 2021 al 2025, più del doppio rispetto al periodo 2015-2018. Nel frattempo, l’istituto si impegna a sperimentare nuovi approcci per incrementare l’intervento dei capitali privati. Questo nuovo piano d’azione fa parte degli impegni presi lo scorso dicembre nel corso della Cop24 di Katowice, in Polonia. Nell’occasione sono stati promessi circa 200 miliardi di dollari: metà come finanziamenti diretti, l’altra metà sotto forma di investimenti privati e fondi stanziati da due agenzie del gruppo.

Come funziona il nuovo piano per il clima della Banca mondiale

“Per la prima volta, il nostro nuovo piano metterà sullo stesso piano la resilienza di fronte ai cambiamenti climatici e gli investimenti in un futuro low-carbon. Facciamo questa scelta perché, per dirlo in parole povere, il clima sta cambiando, quindi dobbiamo cercare al tempo stesso di mitigare questi cambiamenti e di adattarci a essi”, ha dichiarato l’amministratore delegato della Banca mondiale, Kristalina Georgieva. La resilienza è un tema primario soprattutto per “le persone più povere e vulnerabili, che sono le più coinvolte”.

Kristalina Georgieva, Banca mondiale
Kristalina Georgieva, amministratore delegato della Banca mondiale © Friends of Europe / Flickr

Ma cosa si intende, esattamente, con “misure di adattamento” agli eventi meteorologici estremi? Per esempio, migliorare le previsioni meteorologiche e i sistemi di allerta; supportare la gestione dei bacini idrografici; adeguare i sistemi di protezione sociale; istituire nuovi strumenti finanziari che permettano alle comunità di risollevarsi in fretta.

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Tramite una nota, l’istituto ci tiene a sottolineare il fatto che lavorare sul clima sia pienamente in linea con la missione originaria della Banca mondiale, che è quella di favorire lo sviluppo dei paesi più poveri. Piantare mangrovie in un’area che è stata affetta dalla deforestazione, per esempio, significa proteggere la comunità locale dall’innalzamento del livello del mare, ma al tempo stesso crea nuove opportunità per il turismo sostenibile e la pesca. Per giunta, anche volendo ragionare soltanto a un livello puramente economico, va da sé che agire per tempo è più conveniente rispetto a riparare i danni.

Il futuro della Banca mondiale

Questo annuncio arriva nel bel mezzo di giornate intense e delicate per la Banca mondiale. Il 7 gennaio, a sorpresa, il presidente Jim Yong Kim ha annunciato le sue dimissioni. Il suo mandato – iniziato nel 2012 e riconfermato nel 2016 – si chiuderà ufficialmente il 1° febbraio, con tre anni di anticipo rispetto alla tabella di marcia. Jim Yong Kim non ha fornito dettagli sui motivi di questa scelta. Ha solo fatto sapere di aver intenzione di entrare in una società privata, in cui si focalizzerà sugli investimenti per le infrastrutture nei paesi in via di sviluppo. Parallelamente tornerà all’opera per Partners in health (Pih), un’organizzazione che aveva contribuito a fondare oltre trent’anni fa, e continuerà a collaborare con la Brown University.

 Banca Mondiale, Jim Yong Kim
Jim Yong Kim è presidente della Banca Mondiale dal 2012 e si è dimesso all’inizio del 2019 © Getty Images

Ad oggi, la questione della successione è ancora apertissima. L’unico elemento certo è che a febbraio Kristalina Georgieva assumerà il ruolo di presidente ad interim per guidare la transizione. Per una sorta di regola non scritta, ai vertici della Banca mondiale siede uno statunitense (Jim Yong Kim è nato in Corea del Sud ma è cittadino degli Usa, dove si è trasferito all’età di cinque anni), mentre il direttore del Fondo monetario internazionale è europeo (al momento questo ruolo è ricoperto da Christine Lagarde). Ha fatto molto scalpore un’indiscrezione circolata in questi giorni, che vuole il presidente americano Donald Trump spingere per la candidatura della figlia Ivanka, imprenditrice. In realtà, come ha precisato la Casa Bianca, Ivanka Trump verrà semplicemente consultata dal segretario al Tesoro Steven Mnuchin e dal direttore dell’ufficio per la gestione e il bilancio Mick Mulvaney, impegnati nel processo decisionale.

 

Immagine in apertura © Robert Davis / World Bank

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