Bosco di Piegaro, nasce in Italia la prima foresta collegata all’internet delle cose

Il bosco di Piegaro, in provincia di Perugia, ospita il progetto sperimentale Trace – talking tree: installati dei dispositivi internet of things che raccolgono i dati degli alberi per una migliore gestione del bosco.

Gli “alberi parlanti” sono il futuro dei boschi, che diventeranno sempre più sostenibili e tecnologici. Si tratta di un progetto italiano che si sviluppa in maniera sperimentale nel bosco di Piegaro in Umbria, unendo il mondo scientifico e le realtà economiche del territorio.

Siamo a Città della Pieve, in provincia di Perugia: questa è una delle località dell’Italia centrale dove è attivo il mondo della certificazione forestale e della catena di custodia, ovvero quelle attività economiche che hanno deciso di certificare tutta la loro filiera produttiva con materiali sostenibili.

alberi parlanti dispositivo internet cose
Scendendo in questo settore del bosco di Piegaro, queso è il primo dispositivo del progetto Trace degli alberi parlanti in cui ci imbattiamo © Pressplay

Nel bosco di Piegaro c’è un’area certificata con un’innovazione tecnologica legata alla gestione sostenibile degli alberi attraverso l’internet delle cose (in inglese Internet of things, Iot), realizzata dal Centro euro-mediterraneo sui cambiamenti climatici (Cmcc) e promosso in Italia da Pefc (Programma per il riconoscimento di schemi nazionali di certificazione forestale), con l’intenzione di migliorare i sistemi di certificazione delle foreste e delle piantagioni di alberi.

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Il sistema dei dispositivi “talking tree” (alberi parlanti) del progetto Trace è stato immaginato dal professor Riccardo Valentini, membro del Cmcc insignito nel 2007 del Premio Nobel per la pace, insieme ad altri scienziati del Comitato intergovernativo sui cambiamenti climatici (Ipcc) e all’ex candidato alla presidenza degli Stati Uniti Al Gore. “Nelle attuali condizioni di fragilità in cui vertono gli ecosistemi terrestri a causa dei cambiamenti climatici, la gestione e la certificazione delle foreste svolgono un ruolo sempre più importante“, sostiene il professor Riccardo Valentini.

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Questo progetto è l’unico attualmente attivo in Italia e di recente applicazione, in quanto i sensori per le analisi e la raccolta di dati sulla vita degli alberi sono stati installati a settembre 2018. I sistemi di internet delle cose rappresentano un’occasione per migliorare le capacità di monitoraggio ambientale a costi estremamente bassi e in tempo reale. “Integrando e installando tecnologie Iot di ultima generazione in una rete di monitoraggio su piccola scala nel bosco di Piegaro, intendiamo dimostrare e promuovere l’utilità di questa tecnologia anche per la certificazione forestale così da diffonderla rapidamente su larga scala e con costi contenuti”, spiega Antonio Brunori, segretario generale di Pefc Italia.

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Come funzionano gli alberi parlanti del progetto Trace

Basato sull’internet delle cose, il progetto Trace è in grado di fornire quasi in tempo reale una rete di monitoraggio delle funzioni dell’albero. L’analisi dei dati avviene tramite degli algoritmi di apprendimento automatico, strumenti informativi geografici (Gis) e cloud computing in grado di correlare una grande mole di dati. Le tre aree di bosco dove ci sono i dispositivi sono ognuna di qualche centinaio di metri quadrati. Gli apparecchi non sono più distanti di cento metri dalla centralina che riceve i dati dalle schede Sim e dai sensori. Prima delle Sim si usava il segnale wi-fi, sostituito successivamente dal segnale radio in quanto più stabile e pulito.

L’apparecchio installato sugli alberi misura alcuni parametri tra cui la luce, le bande di colore e la lunghezza d’onda, l’acqua trasportata alla pianta, l’accrescimento diametrale dell’albero e la misura dello stoccaggio di carbonio. Il dispositivo ha un giroscopio che controlla l’inclinazione della luce: indica quanta luce filtra dalla chioma e la massa foliale, una stima indiretta della salute della pianta e della fotosintesi. Qualora si dovessero notare dei cambiamenti di quantità e qualità della luce, attraverso il cambio delle bande colore, sarebbe possibile monitorare il cambio del colore delle foglie, che è normale in alcuni periodi dell’anno ma non in altri. Se in un bosco di sempreverdi arrivano dati legati al colore marrone potrebbe significare la morte di una pianta.

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La visita al bosco di Piegaro

Riccardo Valentini ci ha accompagnato durante la nostra visita al bosco di Piegaro, spiegando come funziona il dispositivo. “Nell’apparecchio ci sono due sensori per vedere quanta acqua circola dalle radici ai rami, con misurazione registrata in litri per ora”. Molte malattie delle piante riguardano infatti la circolazione dell’acqua, con alcuni agenti patogeni che si attivano in quanto legati alla variabilità climatica.

“Gli apparecchi hanno un giroscopio che può monitorare l’inclinazione degli alberi per capire se ha un problema, se rischia di crollare”, ci spiega durante la visita Antonio Bombelli, direttore della divisione servizi per l’agricoltura, le foreste e gli ecosistemi del Cmcc, che ci indica anche possibili sviluppi di utilizzo degli “alberi parlanti”: “In questo ambito ci sono progetti in aree urbane come a Mosca, si potrebbe fare qualcosa di analogo anche in città italiane come Roma. Questi progetti potrebbero essere allargati anche per monitorare casi di malattie come la xylella per gli ulivi, in modo da intervenire in anticipo”.

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Una raccolta rapida di dati permette un’elaborazione e un accesso quasi in tempo reale attraverso un monitoraggio che viene aggiornato ogni ora, facendo affidamento sulle moderne tecnologie dell’internet delle cose, sui sistemi wireless, micro-elettromeccanici e su internet. I progetti sperimentali come Trace lavorano su piccola scala per ottimizzare il potenziale di queste tecnologie per proporle in un futuro su reti di monitoraggio di larga scala, promuovendo così anche la certificazione forestale.

I dispositivi installati sugli alberi si alimentano grazie a una batteria agli ioni di litio e a dei piccoli pannelli fotovoltaici. In futuro, ci confida Bombelli, si sta immaginando di sostituire i classici pannelli solari con quelli organici realizzati sfruttando le caratteristiche dei frutti di bosco, un progetto del Chose dell’Università di Tor Vergata di Roma.

Qualche informazione sul bosco di Piegaro

Il Bosco di Piegaro, non lontano da Perugia e dal lago Trasimeno, è la prima esperienza di gestione sostenibile del patrimonio boschivo ad aver ricevuto la certificazione di gestione forestale sostenibile in Umbria. Il bosco è di proprietà della famiglia Margaritelli, nome storico nel mondo del legno dal 1904. La certificazione riguarda 146 ettari di bosco a prevalenza di alberi di cerro, carpino e douglasia in un Sito di interesse comunitario (Sic) dei Boschi dell’alta valle del Nestore.

Oltre al bosco naturale, con un’evoluzione guidata e programmata dall’uomo è presente un impianto di arboricoltura da legno di quasi dieci ettari con piante di rovere, ciliegio, sorbo, noce, tiglio e arbusti in grado di fissare l’azoto nel terreno. Particolare attenzione viene data alle sporadiche specie di legno pregiato (ciavardello, ciliegio, rovere, sorbo domestico e tiglio), le quali una volta identificate vengono mappate tramite Gps per tutelare e valorizzare il futuro prodotto legnoso.

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