Budo antico

La vittoria su se stessi, prima che su qualsiasi avversario, era l’obiettivo dei samurai, coloro che praticavano “la via della guerra”, da cui nascono le arti marziali praticate ancora oggi.

Il termine Ko Budo (antica via della guerra) rappresenta “la via
marziale” che si esprime nelle diverse arti marziali o discipline
artistiche (Jutsu), sia quelle che usano le armi, che quelle che
prevedono la difesa in assenza di armi, raccolte sotto il nome di
Ju Jutsu, arte della flessibilità.

L’anima interna del Budo non può essere individuata con
chiarezza se non si comprende il pensiero tradizionale, quello
degli antichi. Questo può essere compreso solo attraverso la
pratica assidua di un’arte, la cui scuola risalga almeno all’inizio
dell’epoca Tokugawa (1603) e in stretto rapporto con la casta dei
nobili guerrieri (Samurai). Altrimenti è solo il suo aspetto
esterno (morale, sociale educativo) che passa in primo piano mentre
la “direzione” della via viene persa di vista o traviata.

Nel Budo antico, come a volte si riscontra anche nel Budo moderno,
non è la vittoria in combattimento a contare ma la vittoria
su sé stessi.
Praticando, infatti, si comprende come la vittoria sulle resistenze
fisiche corrisponda ad una vittoria su quelle psichiche, e quindi
una strada verso una sempre maggior consapevolezza.
Il miglioramento di sé è però solo una
conseguenza, non vi è scopo nel Bu originario, c’è
solo devozione verso il proprio Signore.

Il Bushi è sempre stato un uomo potente ma umile, in grado
di non sopravvalutare mai né la situazione né le sue
capacità perché paradossalmente sprecare la propria
vita avrebbe significato negare ciò che egli rappresentava:
un Samurai, “una persona al servizio di …”


Alessandro Ormas

Insegnante di Kobudo, IV dan Hontai Yoshin Ryu

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