Il collo: incontro fra “cielo e terra”

Situato all’incrocio fra testa e tronco, dal punto di vista simbolico diviene “luogo di comunicazione” tra sfera della volontà cosciente e quella della volontà fisiologica, il nostro “cielo” e la nostra “terra”.

In Occidente è andata perduta la comprensione del valore
simbolico ed energetico delle varie parti del corpo, per lo
più considerato solo come sostegno della testa, e di
un’individualità che dipende quasi unicamente da essa: non
così in Oriente, dove lo studio delle antiche arti di
combattimento aveva fra le principali finalità quella di
educare alla consapevolezza corporea, sensibilizzando
all’inscindibile rapporto fra “presenza energetica ” del corpo e
della personalità. Rieducare a tali valori significa tornare
in possesso di un enorme potenziale, non solo fisico ma
principalmente psichico o, meglio, energetico.

Per cogliere l’estrema importanza di questa parte del corpo,
bisogna rifarsi alle sette vertebre cervicali che lo sostengono.
Queste sono le più piccole di tutta la colonna e quindi le
più fragili: il collo è infatti una zona estremamente
vulnerabile, un punto vitale non solo per via delle strutture
neurovascolari che lo attraversano. Situato all’incrocio fra testa
e tronco, dal punto di vista simbolico diviene “luogo di
comunicazione” tra sfera della volontà cosciente e quella
della volontà fisiologica, il nostro “cielo” e la nostra
“terra”.

Come un’antenna predisposta ad emettere e ricevere sottili ed
eterici segnali, la nostra colonna vertebrale vibra, nella parte
più alta, molto più che in quella più bassa,
che la ancora a terra. Le vertebre cervicali rappresentano la
“punta” della nostra antenna, la parte più sensibile e
predisposta a captare, come un radar, e ad emettere segnali. Il
collo è la struttura fisiologica che rappresenta questa
estrema sensibilità: è il primo ad avvertire il
brivido lungo la schiena che ci avverte di un pericolo dietro di
noi, che si irrigidisce dinanzi ad una contrarietà, che si
flette dinanzi a un dubbio e via dicendo.

Come insegnano gli antichi trattati rivolti ai samurai, l’uso del
collo – come dell’occhio e del ventre – è indispensabile per
controllare il proprio riflesso nel rapporto con le nostre
intuizioni; allo stesso modo, dal punto di vista fisiologico, la
struttura muscolare che avvolge le vertebre cervicali è in
stretta relazione col carattere della persona, in particolare con
la sua determinazione. Quando la testa “cade” in avanti e non
c’è sufficiente energia muscolare per reggerla, qualcosa
internamente ha “ceduto”.

Il collo dunque, in rapporto con l’intuizione, “vede” anche dietro,
“avverte” un attimo prima che la mente realizzi. Nell’arte del
combattimento, come nell’arte della vita, autoeducarsi a questa
innata sensibilità aiuta a realizzare potenzialità
spesso dimenticate del nostro essere umani.

Loredana Filippi

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