Cosa sta succedendo in Italia intorno alla cannabis e alla sua legalizzazione

La discussione della legge per il monopolio di Stato e la depenalizzazione per il possesso e la coltivazione di marijuana si è arenata: il governo è diviso.

Che la proposta di legge sulla legalizzazione della cannabis fosse di quelle destinate a sollevare polveroni, era abbastanza prevedibile. Nata dall’iniziativa di un intergruppo parlamentare che ha raccolto adesioni trasversali (dal Partito democratico a Forza Italia, passando per il Movimento 5 stelle, Scelta civica e Sinistra ecologia e libertà), altrettanto trasversalmente infatti l’ipotesi della legalizzazione delle droghe leggere sta dividendo non solo la maggioranza, ma anche la stessa formazione di governo. E così la ripresa alla Camera della discussione, inizialmente prevista per la fine di settembre, è slittata per il momento a data da destinarsi, ma sicuramente a dopo l’approvazione della legge di stabilità: il testo è stato rinviato all’esame delle Commissioni, che come ricorda il deputato di Sinistra Italiana Daniele Farina dovranno vagliare moltissimi emendamenti, circa 1600, segno che il tema divide moltissimo le parti.

Lo scontro nel governo sulla cannabis

Eclatante, in tal senso, è la distanza che contraddistingue le posizioni del sottosegretario al ministero degli Esteri Benedetto Della Vedova da quelle della ministra della Salute Beatrice Lorenzin, provenienti dallo stesso schieramento politico (Area popolare): uno è stato il vero fautore della legge, l’altra al momento è una delle più acerrime antagoniste. “Ogni sostanza è diversa, ma tutte le droghe fanno male – ha chiarito la Lorenzin. Invece di parlare di legalizzazione della cannabis, andrebbero rimesse al centro dell’agenda politica forti campagne educative, di comunicazione e prevenzione”.

A lei, Della Vedova, che da ex del Partito radicale porta avanti da sempre questo tipo di battaglia, ha replicato polemicamente: “Allora vietiamo anche alcool e tabacco”. Chiarendo però che “legalizzazione non significa liberalizzazione, significa regolamentare con norme chiare, lasciando vietate e sanzionabili tutte le condotte non consentite. Si creerà un mercato legale, dove oggi invece è libero e criminale, visto che comprare uno spinello è la cosa più facile del mondo”.

Quali sono i termini della legalizzazione

La proposta di legge, così come è arrivata alla Camera, non prevede una liberalizzazione totale, anzi: il limite massimo consentito di quantità di marijuana acquistabile è fissato in cinque grammi. Ma la legge consentirebbe anche, a determinate condizioni, la coltivazione della cannabis in forma individuale (per un massimo di cinque piantine a persona, solo per i maggiorenni) o associata e introdurrebbe un monopolio di Stato, consentendo la vendita al dettaglio della cannabis e dei prodotti derivati. Inoltre non sarebbe punibile la cessione gratuita a terzi di piccoli quantitativi di cannabis per consumo personale, mentre resterebbe vietata la pubblicità diretta o indiretta della cannabis.

canapa
Una piantagione di canapa © GettyImages

Tutti i benefici sulla salute e l’economia

E’ stata addirittura la Direzione nazionale antimafia, ricordano i firmatari della proposta di legge,  a proporre politiche di depenalizzazione, a fronte del “totale fallimento dell’azione repressiva”, che potrebbero dare risultati  “in termini di deflazione del carico giudiziario, di liberazione di risorse disponibili delle forze dell’ordine e magistratura per il contrasto di altri fenomeni criminali e, infine, di prosciugamento di un mercato che, almeno in parte, è di appannaggio di associazioni criminali agguerrite”. L’esempio sarebbe quello degli Stati Uniti, dove Stati come Colorado, Washington, Oregon e Alaska e il distretto di Columbia hanno legalizzato la produzione e la vendita della marijuana per uso ricreativo con buoni risultati sul piano fiscale ed effetti positivi sul piano sociale e sanitario grazie al controllo della qualità delle sostanze vendute, e del contrasto delle organizzazioni criminali. In Italia il mercato della cannabis, secondo uno studio dell’università di Roma Tor Vergata, sarebbe di 7,2 miliardi di euro, ma per la stessa Direzionale nazionale antimafia potrebbe perfino arrivare a superare i 30 miliardi: la legalizzazione dunque genererebbe un gettito fiscale assolutamente consistente, considerando che, con una regolamentazione analoga a quella dei tabacchi circa i tre quarti del prezzo di vendita dei prodotti sarebbero costituiti da componenti di natura fiscale.

Ma la depenalizzazione non porterebbe solo effetti “economici”: tralasciando il fatto che svilupperebbe il mercato della canapa (appartenente alla famiglia della cannabis e coltivabile oggi in Italia solo per sementi contenenti un massimo di principio attivo, il Thc, certificato dello 0,2%), con influssi benefici sul settore agroalimentare e dei tessuti, la marijuana ha anche usi terapeutici, che potrebbero essere maggiormente sviluppati: ha proprietà antitumorali, combatte stati di ansia e di stress, preserva da diabete e malattie cardiovascolari, ma molti altri studi sono in corso all’estero per valutarne gli effetti su soggetti portatori di Aids, deficit cognitivi, schizofrenia.

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