Charles Darwin, il naturalista che più ha influenzato l’uomo moderno

Fu il primo scienziato a non fermarsi dinanzi alla scoperta empirica dell?evoluzione delle specie, ma pretese di dare una spiegazione ai fenomeni della natura sconvolgendo idee consolidate da secoli.

La sua opera più famosa – pubblicata oltre 150 anni fa – fu un vero e proprio scossone che sconvolse il pensiero occidentale suscitando polemiche, ilarità, ripercussioni in tanti settori della vita pubblica, dalla biologia alla filosofia fino a, più di recente, all’etica e al diritto: L’origine delle specie.

Quinto di sei figli, Charles Darwin nacque il 12 febbraio 1809 a Shrewsbury (Birmingham), in una famiglia cristiana e benestante. Assecondando la volontà di suo padre (un medico), a sedici anni si iscrisse all’Università di Edimburgo per compiere gli studi di medicina ma poco dopo l’abbandonò per pigrizia e manifesto disinteresse per la materia. Suo padre, allora, gli propose di studiare teologia a Cambridge per intraprendere una carriera di ministro nella chiesa anglicana. Anche questa volta Darwin assecondò la volontà paterna e studiò le sacre scritture ma l?effetto di tale pressione fu inverso a
quello sperato: il nostro non prese mai gli ordini sacri ma piuttosto le distanze dalla Bibbia.

Fin dall’infanzia Darwin sognò ad occhi aperti viaggi remoti e avventurosi, mostrò uno spiccato interesse per la
storia naturale, una grande passione per l?osservazione della natura, del comportamento degli animali, lo studio della chimica.

Il vantaggio principale che egli trasse nei tre anni a Cambridge fu l’amicizia con scienziati come il reverendo J.S. Heslow, suo professore di botanica, e Adam Sedgwick. Tradendo le aspettative familiari, nel 1831, poco dopo essersi laureato, si imbarcò sul brigantino inglese Beagle per un lungo viaggio di ricerche scientifiche intorno al mondo che sarebbe durato ben cinque anni.

Salpò da Davenport il 27 dicembre 1831 e fece ritorno in Inghilterra il 2 ottobre 1836. Fu proprio attraverso questa straordinaria avventura durante la quale il naturalista e botanico britannico raccolse una mole impressionante di dati ed effettuò minuziose osservazioni geologiche e naturalistiche, che concepì la sua teoria dell?evoluzione delle specie.

Al ritorno dal viaggio d’esplorazione, tra il 1836 e il 1844, Charles Darwin affidò a nove taccuini le riflessioni e le
osservazioni che sarebbero poi divenute la sua teoria sull’origine delle specie e la selezione naturale.

Nel 1959 il suo libro L’origine delle specie fu dato alle stampe. Destò da subito un enorme interesse (la prima edizione andò esaurita in due giorni) tanto che fu necessario ripubblicarlo con ampie tirature.

L’opera, che rappresentava il risultato di attente e accurate osservazioni scientifiche e di lunghe meditazioni, formulava una
spiegazione completamente naturale del concetto di evoluzione che per la prima volta scardinava i punti fondamentali del creazionismo (l’idea di un mondo creato e regolato da una volontà superiore) fino ad allora saldamente ancorati al dogmatismo tradizionale della fede cristiana.

Senza porsi il problema della dimensione spirituale, Darwin estese anche all’uomo i meccanismi di selezione e di evoluzione
osservati in natura attraverso lo studio delle specie vegetali e animali.

L’uomo non era qualcosa di diverso dalle altre forme di vita ma soltanto una specie più evoluta, dunque veniva inserito in
una linea biologica insieme con le altre forme di vita.

Conseguentemente, le teorie darwiniane furono applicate anche alla società umana in quanto lo stesso naturalista sottolineava nei suoi scritti la dialettica che si attua incessantemente tra individuo e ambiente, evidenziando come i valori etici che portano al rafforzamento, alla conservazione e riproduzione del gruppo, rispondono a criteri evoluzionistici.

Ancora oggi, le riflessioni di Darwin sono la base e il presupposto scientifico ed etico per lo studio della vita e della
sua evoluzione. La sopravvivenza del genere umano è legata inesorabilmente alla consapevolezza di far parte di un unico
sistema naturale il cui fragile equilibrio obbliga tutti, indistintamente, a trovare soluzioni di vita alternative e
decisive, che siano in grado di affrontare i cambiamenti ambientali, climatici e strutturali.

Ogni aspetto della cultura umana deve confrontarsi con un nuovo dirompente modo di vedere l’uomo, gli altri esseri viventi e il mondo stesso.

È lo stesso Darwin a sostenere che “lo stadio più elevato nelle civiltà morali consiste nel riconoscere il controllo (etico e qualitativo) del pensiero”.

Dopo la pubblicazione dell’Origine delle specie, per fronteggiare le accuse e le fortissime reazioni dei tanti detrattori, nonché la durissima opposizione degli ambienti ecclesiastici, anglicani e cattolici, e di quelli scientifici, che avevano un approccio poco critico nei confronti della Genesi e sostenevano che le specie erano immutabili, Darwin arriverà a scrivere: “È la natura che contraddice la Genesi. Io semplicemente registro ciò che osservo. La natura non mente mai”.

Charles Darwin morì a Down (Kent) il 19 aprile nel 1882.

 

Maurizio Torretti

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