Acqua

Cile, la battaglia delle Mujeres Modatima per riportare l’acqua nei villaggi

Le Mujeres Modatima difendono acqua, terra e ambiente della provincia di Petorca, Cile. Tra vessazioni e minacce da parte di chi, invece, vuole sfruttare.

a cura di Christian Elia

“L’acqua è la nostra vita, rappresenta il 90 per cento dei nostri corpi, è il primo amore della vita, perché dall’acqua viene la vita stessa.  Tutto, per me, è iniziato il giorno in cui volevano prendere la terra di mio padre, il giorno in cui i proprietari terrieri ci hanno rubato l’acqua. Avevo circa 19 anni, mio padre era molto legato alla terra, alla natura, quindi fin da piccola mi ha insegnato a rispettarla. Quando sono cresciuta, ho visto la lenta e dolorosa morte della nostra flora e della nostra fauna. E fa male, è doloroso, perché essere derubati dell’acqua e della natura significa essere derubati di una parte della tua vita”, ci racconta Verónica Vilches, attivista di Mujeres Modatima.

Mujeres Modatima e la lotta per il diritto all’acqua

Verónica Vilches non ha mai cercato le attenzioni della stampa e delle organizzazioni internazionali che si battono per la difesa dei diritti umani e dei difensori dei diritti umani. Verónica voleva solo difendere la sua terra a la natura, quella dove è cresciuta lei, quella che voleva difendere per le generazioni future. Questa lotta, però, nel Cile del 2021, può essere molto pericolosa. La storia di Verónica e delle sue compagne di lotta, Lorena e Carolina, è stata conosciuta in tutto il mondo grazie ad Amnesty International che ha lanciato una petizione internazionale in loro nome.

Queste tre donne coraggiose, fanno parte di un collettivo, chiamato Mujeres Modatima, un’organizzazione per la difesa dell’acqua, della terra e della protezione dell’ambiente della provincia di Petorca, in Cile. Come denuncia Amnesty, Verónica, Carolina e Lorena trascorrono le loro giornate tra vessazioni, minacce e stigmatizzazioni a causa del loro attivismo in difesa del diritto all’acqua, in zone dove la siccità e le sue conseguenze sulla salute e sulla vita delle comunità locali si trascinano da anni.

Mujeres Modatima
Il territorio della provincia di Petorca © Water grabbing observatory

“Sono morti molti animali: cavalli, uccelli, mucche. Tutto quello che ci è successo è stato drammatico. Le erbe medicinali che crescevano lungo il fiume sono scomparse, nei canali di irrigazione è finita l’acqua”, racconta Verónica. “Tutto sta lentamente scomparendo. Le aziende private comprano la gente di campagna con denaro e cose materiali, ma gli stanno togliendo la vita. Noi lottiamo per fermare tutto questo, perché preferisco un albero e il mio cane a tutte le altre cose banali del mondo. Non mi venderò mai, non voglio che le generazioni future passino quello che ha passato mio padre. Con molto sforzo continuiamo a mantenere ciò che i nostri genitori ci hanno lasciato. Mio padre si è sempre occupato di agricoltura e difendeva la sua terra. Così continuerò a fare io”.

Mujeres Modatima
Verónica Vilches e Lorena Donaire © Water grabbing observatory

Il collettivo nato dalla mancanza d’acqua di qualità

Mujeres Modatima nasce intorno al 2010, anche se la lotta e i problemi connessi all’acqua esistono da molto prima. “Siamo gente dignitosa, di campagna, che ha imparato a difendersi. Il collettivo è nato dal bisogno di acqua – racconta Verónica – perché vivevamo e viviamo tuttora in grande povertà a causa dell’arrivo dei latifondisti. Non ci hanno lasciato niente. Poi Mujeres Modatima è nata dalla mancanza d’acqua che ci colpisce. Per cambiare le cose dobbiamo riutilizzare l’acqua perché non c’è altro modo per sopravvivere. Abbiamo bisogno di acqua di qualità per le nostre famiglie e il nostro territorio. E nessuno come una donna che sa cosa serve in una casa: per  il pranzo, i vestiti, qualsiasi cosa. Ho scelto di tagliare i miei capelli per usare meno acqua e non sprecarla”.

Contro le minacce alle attiviste si è mossa Amnesty

Il Cile non ha ancora sottoscritto l’Accordo di Escazú, un trattato internazionale firmato da 24 nazioni latinoamericane e caraibiche riguardante i diritti di accesso all’informazione sull’ambiente, la partecipazione pubblica al processo decisionale ambientale, alla giustizia ambientale e un ambiente sano e sostenibile per le generazioni attuali e future. Il trattato, il primo del mondo a prevedere specifiche norme a tutela dei difensori dell’ambiente, è entrato in vigore il 22 aprile di quest’anno, ma il governo cileno non lo ha ancora ratificato. E di protezione le Mujeres Modatima hanno bisogno: una di loro – Carolina Vilches Fuenzalida – è un’amministratrice locale e parteciperà alla stesura della nuova Costituzione cilena essendo stata recentemente eletta nell’Assemblea Costituente.

Mujeres Modatima
Carolina Vilches Fuenzalida è un’amministratrice locale e parteciperà alla stesura della nuova Costituzione cilena © Water grabbing observatory

Da alcuni anni Carolina riceve minacce ed è vittima di continui tentativi di screditare la sua attività nonché di aggressioni volte a colpire la sua incolumità fisica e quella della sua famiglia. Il caso più grave è stato un tentativo di investimento in strada mentre era con suo figlio di 12 anni da parte di un furgone con vetri oscurati e senza targa. Questo evento è avvenuto dopo che aveva denunciato una grande impresa agricola, la El Peñón de Zapallar, che tuttora continua a lavorare nel territorio e che ha diverse fattorie e che, secondo lei, continua ad estrarre acqua senza misurarne l’impatto sulla comunità circostante. Amnesty chiede alle autorità locali di punire queste minacce e di difendere queste donne.

Verónica spiega come lavorano sul territorio queste aziende latifondiste: “Hanno fatto dei pozzi profondi nei fiumi e portano via l’acqua alla popolazione civile per le loro coltivazioni intensive. Le autorità cilene sono responsabili perché gli permettono di farlo. Tutta l’acqua viene rubata, mentre prima facevano ruote idrauliche, ora fanno pozzi profondi più di 100 metri che usano per irrigare gli alberi di avocado che poi spediscono in Europa e negli Stati Uniti. E a noi non rimane nulla. La frutta migliore viene mandata all’estero e, nel frattempo, noi cosa mangiamo, cosa beviamo? Siamo schiavi di questo sistema di mercato che sfrutta intensivamente le nostre colline, senza preoccuparsi di rendere sostenibile l’agricoltura”.

La battaglia di Verónica e delle Mujeres Modatima è diventata ancora più preziosa in questa fase storica per il Cile, perché si sta scrivendo la Costituzione del futuro del paese, e in tanti vogliono che il diritto all’accesso all’acqua sia sancito nel nuovo testo fondamentale della repubblica. “La questione dell’acqua in Cile è una questione di corruzione – spiega Verónica – È un problema a livello nazionale: le autorità locali possono fare le cose bene, ma quando qualcuno dall’alto le chiama, non c’è niente da fare. Si va di male in peggio. Noi lo denunciamo e da allora perseguitano la mia famiglia, hanno bruciato la mia auto, mi hanno minacciato sul posto di lavoro. All’inizio ero terrorizzata, ma ora no, perché credo in Dio e la lotta per l’acqua è fondamentale oggi e sempre, dobbiamo recuperare l’acqua perché sia libera e perché così facendo saremo libere anche noi.

minacce alle mujeres modatima
Minacce a Veronica Vilches © Water grabbing observatory

Chiediamo solo una vita dignitosa, non vogliamo essere trattati come schiavi, come hanno vissuto mia madre e mio padre. Non voglio che il nostro territorio, la nostra gente, i nostri figli passino attraverso questo. Possono minacciarmi quanto vogliono, ma non passeranno. E sono grata, io e le mie compagne, per il sostegno di Amnesty International e Greenpeace. Senza di loro, chissà, forse non sarei viva. E ringrazio anche i media internazionali che parlano della nostra lotta, perché ci sentiamo meno sole”.

Le proteste in Cile hanno portato a una nuova Costituzione

In Cile sono scoppiate delle proteste sociali profonde nel 2019. Il 7 ottobre di quell’anno, partendo da un aumento del costo dei biglietti della metropolitana della capitale Santiago, iniziarono una serie di manifestazioni sempre più partecipate che, per circa due anni, hanno portato centinaia di migliaia di persone in piazza. La protesta si allargava sempre di più, chiedendo la fine della corruzione, e anche l’accesso all’acqua per tutti. Almeno venti persone hanno perso la vita, oltre 2.400 i feriti, almeno 5.000 le persone arrestate.

“Durante i disordini sociali ero sempre in strada – racconta Verónica  – A causa della lotta per l’acqua, perché la gente ha bisogno di sapere che qualità di acqua stiamo bevendo, perché ci sono così tante malattie, e così via. Ci sono molti bisogni: se non c’è acqua, non c’è salute. La salute prima di tutto. Corruzione, acqua, salute: tutto è collegato. La situazione è stata durissima, e durante la pandemia anche peggio. Molte persone dei villaggi se ne sono andate, molte persone dei nostri territori sono morte. C’erano soldati nelle strade; non avevamo acqua, ma c’erano soldati. Una volta ho dovuto trattare con loro perché ci permettessero di andare al villaggio a prendere l’acqua. Le nostre comunità sono state punite molto a causa della mancanza d’acqua”.

Quelle proteste hanno portato a un cambio storico e una nuova Costituzione sarà scritta dai rappresentati eletti all’Assemblea Costituente. Una vittoria, ma non basta. “Finché la corruzione non sarà discussa, continueremo nello stesso modo. I governi in Cile, dopo la fine della dittatura politica, sono sotto la dittatura delle grandi aziende – comprese quelle agricole – Lavorano per loro e la ricchezza rimane nelle mani di pochi. Stanno rendendo molto difficile il lavoro di redazione della Costituzione, ma sono fiduciosa, ed è fondamentale che si tuteli il diritto all’acqua”, conclude Verónica. “Per me è molto difficile parlarne, perché mi tocca l’anima questo tema, ma è la battaglia per la vita e nessuno di noi può tirarsi indietro, costi quel che costi”.

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