Clima, l’Oms ai governi: “Dichiarate un’emergenza in Europa”

Una commissione indipendente dell’Oms ha inviato delle raccomandazioni ai governi per fronteggiare il clima che cambia e tutelare la salute.

I cambiamenti climatici rappresentano un grave rischio non soltanto in termini di costi economici diretti, di perdite e danni derivanti da eventi meteorologici estremi, o ancora di stravolgimenti di settori particolarmente vulnerabili, come nel caso dell’agricoltura. L’aumento della temperatura media globale pone seri interrogativi anche per quanto riguarda la salute umana. Tuttavia, se i governi tratteranno la questione nel modo corretto, è possibile non soltanto rispondere alle minacce, ma anche trasformare una situazione di crisi in un’opportunità per migliorare il benessere delle popolazioni.

Alcuni dei membri della commissione indipendente dell'Oms che ha fornito raccomandazioni su clima e salute
Alcuni dei membri della commissione indipendente dell’Oms che ha fornito raccomandazioni su clima e salute © Organizzazione mondiale della sanità

L’Oms: “Sul clima il margine di manovra per evitare danni irreversibili è ridotto”

A spiegarlo è un’analisi pubblicata dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), curata da una commissione indipendente composta da ex capi di governo, rappresentanti di organizzazioni internazionali e della società civile, è presieduta dall’ex prima ministra islandese Katrin Jakobsdottir. Secondo il documento, proprio l’Europa si trova in una situazione di particolare difficoltà, poiché è nel nostro continente che il ritmo del riscaldamento globale appare nettamente più sostenuto rispetto alla media mondiale. Tanto che, precisa il testo “il margine di manovra per evitare danni irreversibili è ormai ridotto”.

Di conseguenza, il messaggio inviato ai decisori politici è perentorio: “I cambiamenti climatici non rappresentano un minaccia futura che basterà gestire. Rappresentano una crisi immediata e crescente che colpisce simultaneamente i settori della salute, dell’alimentazione, dell’acqua, dell’energia e della sicurezza nazionale. E le risposte che sono state fornite finora non sono all’altezza dell’emergenza”.

Occorre trasformare i sistemi economici: “Oggi regole e capitali vanno nella direzione sbagliata”

Per agevolare un’azione concreta e immediata, la commissione ha di conseguenza proposto diciassette raccomandazioni: dal considerare i cambiamenti climatici come una minaccia diretta per la salute pubblica, al trasformare i sistemi sanitari; dal rafforzare le azioni a livello locale al riformare i sistemi economici e finanziari che sono all’origine della crisi climatica. Soprattutto, occorre integrare la variabile climatica in tutte le politiche nazionali, non solo energetiche ma finanziarie, di difesa e, appunto, sanitarie.

L’Oms conferma dunque che il riscaldamento climatico è figlio di un modello di sviluppo incompatibile con la “struttura” stessa della Terra: un sistema che pur di massimizzare ad ogni costo i profitti, continua a sfruttare le fonti fossili che alimentano la crisi, a deforestare, ad inquinare portando a un drammatico declino della biodiversità. Ad oggi, spiega l’organizzazione internazionale, “le regole, i mezzi finanziari e le priorità politiche vanno tutte nella direzione sbagliata”.

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In soli 8 anni le 60 più grandi banche del mondo hanno concesso al settore fossile quasi 7mila miliardi di dollari. Tre volte il Pil dell’Italia ©
Chris LeBoutillier/Unsplash

“La crisi climatica costituisce una minaccia per la nostra sicurezza, la nostra coesione sociale, i diritti dell’uomo e la salute”, ha ricordato Jakobsdottir. “L’azione a favore del clima non è soltanto una necessità: è un investimento molto redditizio verso una società più giusta e più resiliente. Abbiamo la responsabilità politica e morale di agire da subito”.

Agire contro i cambiamenti climatici significa risparmiare soldi e tutelare la salute

D’altra parte, l’Oms ricorda che “l’inquinamento dell’aria dovuto alla combustione di fonti fossili, causa ogni anno la morte di centinaia di migliaia di persone in Europa. Le stesse energie fossili che sono alla base della crisi climatica e rendono i sistemi energetici vulnerabili alle perturbazioni legate alle catene di approvvigionamento e alle impennate dei prezzi”. Non solo: “I costi dell’inazione superano largamente quelli che occorre sostenere per mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici”.

In altre parole, agire contro il riscaldamento globale significa risparmiare denaro, migliorare il benessere delle popolazioni e tutelare la salute pubblica. Non c’è dunque alcuna ragione per non farlo: “I governi spendono ancora miliardi per sovvenzionare i carburanti che alimentano la crisi climatica. Da questa commissione giunge un messaggio chiaro ai dirigenti: agite finché è ancora possibile farlo”, ha commentato il direttore dell’Oms per l’Europa, Hans Henri P. Kluge.

Secondo l’organizzazione internazionale, occorre un cambiamento di paradigma: finora le regolamentazioni sanitarie sono state concepite per rispondere a emergenze circoscritte nel tempo, come nel caso delle epidemie. È proprio qui il cuore del problema, spiega la commissione: “Dobbiamo dichiarare ufficialmente una situazione di emergenza dovuta ai cambiamenti climatici. Senza questo passaggio, non si potrà trattare la questione come un problema cronico, di fondo”.

La richiesta di dichiarare uno stato d’emergenza su clima e salute, e di superare il Pil

Tra le raccomandazioni inviate ai governi figurano, tra le altre cose, la necessità di formare obbligatoriamente il personale sanitario rispetto agli impatti della crisi climatica, di prendere in considerazione le conseguenze sulla salute mentale, così come l’integrazione di indicatori climatici nella valutazione delle performance dei sistemi sanitari nazionali.

Clima e salute mentale
Dal clima dipende anche la salute mentale della popolazione © Paola Chaaya/Unsplash

Ma c’è di più: la commissione di esperti invita anche a ripensare i concetti fondamentali che governano le nostre economie, a partire dal Prodotto interno lordo, che contabilizza oggi il consumo di combustibili fossili come una “produzione” economica. Ignorando totalmente i costi sanitari legati all’inquinamento, alle catastrofi climatiche, così come al benessere delle prossime generazioni. Il Pil, infatti, è un indicatore meramente quantitativo, nel quale un euro generato bruciando carbone è del tutto equivalente a un euro generato attraverso un impianto solare. Eppure, ancora oggi è proprio attraverso il Prodotto interno lordo che tutti – governi nazionali, Unione Europea valutano se un’economia “funziona” o meno.

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