Malati di clima, gli impatti dei cambiamenti climatici sulla salute

Gli effetti dei cambiamenti climatici sulla salute umana potrebbero essere pesanti e generalizzati. 250mila morti in più all’anno nel 2050 secondo l’Oms.

La crescita delle temperature medie globali, l’innalzamento del livello dei mari derivante dallo scioglimento dei ghiacci artici e l’incremento dei fenomeni meteorologici estremi costringeranno l’umanità ad adattarsi ad un mondo decisamente diverso rispetto a quello attuale. Da un punto di vista ambientale, sociale ma anche sanitario.

Pechino inquinamento
Gli effetti dell’inquinamento sulla popolazione in Cina ©Kevin Frayer/Getty Images

Come può peggiorare la salute umana, tra ondate di calore e malattie

I cambiamenti climatici influiranno sugli equilibri che governano la qualità dall’aria, l’approvvigionamento di acqua potabile e la produzione di cibo. L’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha indicato che già “tra il 2030 e il 2050, si registreranno centinaia di migliaia di decessi in più ogni anno rispetto ad oggi, dovuti alla malnutrizione e a patologie come malaria e diarrea. Benché, infatti, la risalita delle temperature medie globali possa presentare dei vantaggi a livello locale in alcune zone della Terra, soprattutto quelle più fredde, gli effetti complessivi saranno ampiamente negativi”.

L’Oms sottolinea in particolare il fatto che “la mortalità per malattie cardiovascolari o respiratorie dovuta alle ondate di caldo sempre più frequenti e prolungate aumenterà in modo deciso, colpendo soprattutto le persone più anziane”. Uno studio del Centro comune di ricerca della Commissione europea pubblicato sulla rivista Lancet Planetary Health, indica che nei prossimi 30 anni le ondate di calore potranno diventare la causa ambientale principale di morti premature nei paesi meridionali dell’Ue.

Clima salute
Gli effetti dell’azione dei cambiamenti climatici sulla salute umana saranno particolarmente nefasti, soprattutto in alcune aree del mondo ©David McNew/Getty Images

“In particolare – specifica l’Ansa – l’aumento di frequenza e intensità delle ondate di calore come quelle registrate quest’anno potrebbe causare un aumento esponenziale dei decessi: dai 2.700 del periodo 1981-2010 a 151mila circa tra il 2071 e il 2100”. “Nell’aria – aggiunge l’Oms – saranno inoltre presenti concentrazioni sempre più importanti di agenti inquinanti, a partire dall’ozono. Le reazioni legate a pollini e altri allergeni si manifesteranno in modo sempre più frequente: un problema in particolare per i circa 300 milioni di persone che, nel mondo, sono affette da asma”.

Eventi meteorologici catastrofici triplicati rispetto agli anni Sessanta

Ma a colpire la salute degli esseri umani saranno anche le catastrofi naturali: il numero di eventi disastrosi è già triplicato a livello mondiale, rispetto ai livelli registrati negli anni Sessanta. Ogni anno, tali fenomeni provocano la morte di oltre 60mila persone, principalmente nei paesi in via di sviluppo. Anche in ragione del fatto che, ad oggi, più della metà della popolazione mondiale vive a meno di 60 chilometri dal mare.

Florida Uragano irma
Miami deserta in attesa dell’arrivo dell’uragano irma ©Joe Raedle/Getty Images

“In futuro si conteranno sempre più eventi catastrofici, che colpiranno abitazioni, strutture sanitarie e altri tipi di servizi essenziali. Ciò aumenterà i rischi per la salute, in particolare per quanto riguarda le malattie trasmissibili”, prosegue l’Oms. “Soprattutto le infezioni più pericolose appaiono sensibili alle variazioni climatiche. La distribuzione spaziale, la stagionalità, l’incidenza e anche la gravità potranno risultare alterate”, conferma uno studio pubblicato sulla rivista Nature e curato da un gruppo di ricercatori dell’università di Liverpool. L’analisi ha preso in considerazione, in particolare, le cento malattie giudicate più temibili per esseri umani e animali domestici. Tenendo in considerazione tasso di umidità, pluviometria, eventi meteorologici estremi e temperature, gli studiosi sono giunti alla conclusione che il 63 per cento delle patologie selezionate può variare in funzione del clima. A cominciare dal colera, estremamente sensibile ad alcuni fattori meteorologici, e continuando con le infezioni parassitarie del fegato, la malattia di Lyme nonché l’antrace.

Lo scioglimento dei ghiacci e i casi di antrace in Russia

Proprio quest’ultimo è stato al centro di un’analisi condotta nel 2016 da alcuni scienziati russi, dopo che 24 casi sono stati registrati nella penisola di Yamal, 2.500 chilometri a nordest di Mosca. La malattia era infatti scomparsa dalla regione ben 75 anni fa. È probabile che a scatenare l’infezione sia stato un cadavere di renna: l’animale era morto proprio di antrace e la sua carcassa è rimasta intrappolata nei ghiacci per decenni. Fino a quando la risalita delle temperature non ne ha provocato lo scioglimento.

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Un iceberg nell’oceano antartico ©Brinckmann/Getty Images

Numerosi esperti, d’altra parte, hanno sottolineato come la fusione della calotta, ed in particolare del permafrost, possa toccare nei prossimi decenni strati rimasti ibernati per centinaia di anni, se non per millenni, liberando batteri e virus che nel corso del tempo sono rimasti ibernati. Un’ulteriore minaccia arriva poi dalle precipitazioni, che saranno sempre più difficili da gestire. Si alterneranno periodi di forti siccità (si prevede che nel 2090 la frequenza raddoppi e la durata sia moltiplicata per sei rispetto ai livelli attuali) ad accumuli eccezionali. Le inondazioni aumenteranno, complici i casi di precipitazioni abbondanti su suoli aridi (e dunque incapaci di assorbire l’acqua in eccesso).

Gli insetti potrebbero moltiplicare le trasmissioni di alcune malattie

In un effetto-domino particolarmente preoccupante, potranno essere facilmente contaminate le fonti di acqua dolce. E potranno crearsi ristagni che rappresentano un habitat perfetto per la riproduzione di insetti vettori di patologie, a cominciare dalle zanzare anofele e dalle zecche. La malaria, che attualmente è responsabile della morte di 429mila persone all’anno, potrebbe dilagare, così come altre patologie: “Due miliardi di persone in più rispetto ad oggi potrebbero essere esposte al rischio di trasmissione della dengue entro il 2080”, aggiunge l’Organizzazione mondiale della sanità.

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Le zanzare potrebbero rappresentare un pericoloso veicolo per la propagazione delle malattie ©Smith Collection/Gado/Getty Images

La quantità di acqua potabile a disposizione degli esseri umani diminuirà, esacerbando soprattutto le condizioni di chi già oggi fatica a trovare fonti salubri: le malattie diarroiche uccidono ora quasi 600mila bambini ogni anno. Senza dimenticare che in numerose regioni – soprattutto quelle più svantaggiate – l’aumento delle temperature renderà ancor più difficile la produzione di cibo, come confermato dal Quinto rapporto dell’Intergovernmental panel on climate change (Ipcc), pubblicato nel 2014. Ne risulterà un aumento dei casi di malnutrizione, che attualmente provocano la morte di 3,1 milioni di persone ogni anno. “Complessivamente, i cambiamenti climatici potrebbero provocare circa 250mila morti all’anno in più, rispetto ad oggi, tra il 2030 e il 2050: 38mila dipesi dall’esposizione al caldo di persone anziane, 48mila causati dalla diarrea, 60mila dalla malaria e 95mila dovuti alla malnutrizione dei bambini”, conclude l’Oms.

 

Malattie acqua
La mancanza di acqua salubre potrà contribuire all’insorgere di patologie ©Christopher Furlong/Getty Images

Rischi anche negli Stati Uniti e in Europa

Ad essere più esposte sono le nazioni più vulnerabili, ma gli effetti dei cambiamenti climatici sulla salute riguarderanno il mondo intero. A confermarlo è il Medical society consortium on climate and health (Mscch) americano, in un rapporto nel quale si sottolinea come siano destinati a crescere in tutto il mondo i casi di patologie respiratorie (a cominciare dall’asma) e cardiache.

“Già oggi negli Stati Uniti gli specialisti rilevano un incremento delle malattie legate ai cambiamenti climatici”, ha spiegato Mona Sarfaty, medico e direttrice del consorzio. E gli europei non saranno esenti da conseguenze: Marie McIntyre, dell’università di Liverpool, ha sottolineato che “un gran numero di agenti patogeni sensibili ai fattori climatici si trova proprio nel Vecchio continente”. Senza dimenticare che paesi largamente costieri, come l’Italia, potrebbero dover fare i conti con cambiamenti epocali del proprio territorio.

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