Salute dei bambini

Co-sleeping: perché ai bambini fa bene dormire nel lettone

Studi autorevoli dimostrano che il co-sleeping, ossia condividere il lettone, fa bene ai bambini. Purché mamma e papà siano d’accordo

Per i nostri progenitori ancestrali rappresentava la norma, e in molte parti del mondo è tuttora un’abitudine diffusa: dormire nello stesso letto dei propri figli o, per dirla con un termine più moderno, praticare il co-sleeping o meglio il bed-sharing (anche se spesso le due espressioni vengono usate in modo intercambiabile).

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Il co-sleeping per i nostri progenitori ancestrali rappresentava la norma, e in molte parti del mondo è tuttora un’abitudine diffusa © Silvana Santo

Se in passato, quando erano in pochi a potersi permettere una casa con diverse camere, dividere il letto con la prole era di fatto una scelta obbligata, in anni più recenti è divenuta un pratica non troppo ben vista, specie nelle società occidentali. La preoccupazione di crescere figli “viziati” e troppo attaccati ai genitori, oltre ai timori per la privacy di mamma e papà, hanno a lungo relegato il co-sleeping a un soluzione di emergenza (e talvolta inconfessabile) per genitori stremati dai risvegli notturni dei propri bambini.

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Il co-sleeping per i nostri progenitori ancestrali rappresentava la norma, e in molte parti del mondo è tuttora un’abitudine diffusa.

Il cosleeping sta tornando in auge

La condivisione del sonno, però, si sta progressivamente riaffermando come scelta consapevole di maternage ad alto contatto, in grado di assicurare benefici psicofisici ai bambini e non solo. Secondo una serie di studi autorevoli, a cominciare da quelli condotti dall’antropologo James J. McKenna, direttore del Behavioral Sleep Laboratory presso l’Università di Notre Dame, sui primati e sull’uomo, dormire vicino alla propria madre aiuta i cuccioli d’uomo a regolare una serie di funzioni corporee fondamentali, come la frequenza cardiaca e respiratoria, la temperatura corporea, la digestione e il tasso di crescita.

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Il co-sleeping per i nostri progenitori ancestrali rappresentava la norma, e in molte parti del mondo è tuttora un’abitudine diffusa © Silvana Santo

La condivisione del letto, inoltre, favorisce l’allattamento al seno e contribuisce ad abbassare il livello di cortisolo, un ormone legato alle condizioni di stress. Diverse ricerche recenti, inoltre, dimostrano che il co-sleeping favorisce il cosiddetto “bonding”, il legame speciale tra genitori e figli, sia con la mamma che con il papà. Dormire insieme, insomma, è un scelta non solo ammissibile ma per certi versi auspicabile.

Chi vuole ospitare la prole nel proprio letto deve però seguire degli accorgimenti fondamentali: astenersi da fumo, droghe e alcolici, tenere sotto controllo il proprio peso (il co-sleeping è fortemente sconsigliato in caso di obesità o forte sovrappeso), seguire con maggior rigore le regole di prevenzione della Sids, la cosiddetta morte in culla: temperatura fresca nella stanza, no a coperte ingombranti accanto al bambino, allattare al seno, proporre il ciuccio. I genitori in cerca di un compromesso, infine, possono optare per il cosiddetto side-bed, affiancando il letto del figlio al talamo nuziale. Ricordando in ogni caso che la ricetta universale, in fatto di bambini, genitorialità e scelte personali, non esiste.

Per saperne di più, si possono consultare le Linee guida per la sicurezza del co-sleeping

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