Come si diventa operatori di pet therapy, una guida ai corsi

Per diventare un professionista della pet therapy è importante seguire corsi specifici che introducono a una professione affascinante e coinvolgente. Ideale per chi ama gli animali e vuole lavorare con loro.

La pet therapy – letteralmente “terapia con gli animali” – viene usata in diversi ambiti di intervento e con diverse utenze, sia per bambini e adolescenti con determinati problemi, sia negli ospedali, per gli anziani e i disabili.

Può avere valenza terapeutica, riabilitativa, educativa e ludico-ricreativa e prevede la collaborazione di animali domestici che abbiano determinate caratteristiche sanitarie e comportamentali. Tra gli animali attualmente riconosciuti troviamo il cane, il cavallo, l’asino, il gatto e  il coniglio. Gli interventi sono rivolti a qualsiasi tipo di utenza, prevalentemente a persone con disturbi della sfera fisica, neuromotoria, mentale e psichica, ma non solo. 

I corsi per diventare operatori di pet therapy

È proprio per questa sua progressiva e inarrestabile diffusione che in Italia è sorta la necessità di regolamentare la formazione dei professionisti e i protocolli progettuali. Oggi per diventare un professionista di interventi assistiti con gli animali (Iaa), comunemente noti come “pet therapy”, bisogna seguire corsi specifici, master erogati esclusivamente da università o frequentare corsi di enti formativi accreditati con le regioni.

Il ministero della Salute, al fine di promuovere la ricerca, di standardizzare i protocolli operativi e potenziare le collaborazioni fra medicina umana e veterinaria, nel giugno del 2009 ha istituito il Crnil Centro di referenza nazionale per gli interventi assistiti con gli animali di pet therapy, e ha iniziato un intenso lavoro conclusosi con l’approvazione il 25 marzo 2015 dell’Accordo stato, regioni e province autonome sulle Linee guida nazionali per gli interventi assistiti con gli animali (Iaa).

pet therapy
Elena Sposito con Belle, la sua aiutante a quattro zampe, e un piccolo allievo.

L’operatore di pet therapy come nuovo professionista

L’esperto in Iaa è ormai un nuovo tipo di professionista emergente la cui formazione è strettamente regolamentata e seguita: “Si tratta di una professione che ha conosciuto un vero e proprio boom negli ultimi anni e c’era bisogno di una regolamentazione per tutelare gli utenti e il benessere degli animali coinvolti”, spiega Elena Sposito, educatrice professionale.

“Oggi si lavora in questo ambito solamente in équipe multiprofessionali composte da figure formate specificamente in Iaa. Abbiamo il medico veterinario, il responsabile di progetto, il referente di intervento e il coadiutore dell’animale: tutti con formazione specifica in pet therapy. I corsi prevedono la preparazione di ciascun membro dell’equipe in Iaa sia per le Taa/Eaa (terapia ed attività educative assistite con gli animali), sia per le Aaa (attività assistite con gli animali). In questi casi ogni figura segue iter di formazione specifico”.

Per conoscere nel dettaglio l’iter formativo di ogni figura si può leggere l’apposito opuscolo del Crn

Per chi arriva da formazione ed esperienza pregressa al 25 marzo 2015 è necessario avviare la valutazione del percorso antecedente e compilare una documentazione dettagliata da inviare al Crn o alle segreterie scientifiche degli enti formativi che erogano corsi di Iaa. Un’altra bella novità, in questo ambito, arriva sempre dal Crn e dal ministero della Salute con il progetto Digital pet che ha lo scopo di creare elenchi nazionali delle figure professionali, degli operatori, dei centri specializzati, delle strutture riconosciute e dei progetti di Taa e di Eaa.

“Oggi l’obiettivo dei corsi è quello di formare professionisti capaci di saper assistere al meglio gli utenti e di tutelare il benessere animale – nota Sposito –, ma anche di preparare persone in grado di interagire in squadra in modo corretta, con l’obiettivo di ottenere risultati ottimali”. A tal proposito esistono corsi molto validi in varie regioni di Italia proprio perché le linee guida nazionali hanno avuto come obiettivo quello di uniformare la formazione in Iaa. I master universitari e quelli relativi a gli enti formativi accreditati con le Regioni offrono, in questo senso, percorsi sicuri dal punto di vista della formazione professionale.

Il mio lavoro, per esempio, si svolge a Milano presso la cooperativa Tempo per l’infanzia – continua Elena Sposito – che si occupa di progetti soprattutto di tipo educativo. La cooperativa eroga anche formazione dal 2011, occupandosi principalmente della formazione di coadiutori esperti con il cane, gatto e coniglio. Siamo stati, per esempio, tra i primi a credere nei gatti e a formare coadiutori capaci di collaborare con questi animali. La Lombardia ha recepito le linee guida nazionali a maggio 2016 e stiamo lavorando per corsi sempre più completi e professionali insieme all’ente formativo Cesvip accreditato alla Regione”.

coniglio
Anche i conigli vengono usati per la pet therapy, insieme a gatti, cani e cavalli.

Pet therapy e servizi sanitari

Le attività terapeutiche assistite con gli animali rientrano a pieno titolo nell’ambito delle “cooterapie” e si rivolgono a quegli utenti che presentano specifici problemi e disabilità. Gli interventi di Taa vengono analizzati e valutati dagli psicologi o medici esperti in Iaa in modo da individuare i bisogni specifici, elaborando un programma mirato per ogni problematica.

Ogni animale è indicato per svolgere determinate attività da un medico veterinario dell’equipe, e per far raggiungere – attraverso il lavoro in team – specifici obiettivi ai pazienti. I cani, per esempio, sono ideali per tutte quelle attività di gioco, di sollecitazione sensoriale, di collaborazione che, in generale, contribuiscono alla stimolazione e alla riabilitazione.

Ogni attività, quindi, ha  proprie caratteristiche programmate e strutturate e gli operatori devono conoscere alla perfezione le diverse tipologie e gli utenti a cui si rivolgono. Diventare un membro dell’equipe di pet therapy comporta sempre molte responsabilità, ma anche grandi soddisfazioni. Soprattutto se si vuole lavorare con gli animali e, con loro, raggiungere situazioni problematiche e soggetti deboli socialmente.

Cosa fare dopo aver frequentato il corso di pet therapy

“È importante inviare il proprio curriculum ad associazioni e cooperative che operano nel settore da diversi anni e che garantiscono l’equipe multi professionale”, conclude Sposito. Per riuscire a inserirsi nel mondo lavorativo ed essere messo in rete con i professionisti della propria Regione, per esempio, ci si può rivolgere a We Animal, l’associazione di promozione sociale nata nel 2004 che riunisce proprio con spirito cooperativo i professionisti che operano nel campo della pet therapy. Come ogni altra disciplina che ha alla base un corretto rapporto con il mondo animale, anche la pet therapy sta conoscendo così nuovi orizzonti e diversi utilizzi, riaffermando un legame sempre più stretto e importante fra l’uomo e l’ambiente che lo circonda. E riproponendo antiche conoscenze che ormai ci accompagnano da secoli.

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