A cosa serve la Convenzione di Kampala sui rifugiati interni

Con la Convenzione di Kampala anche gli sfollati africani che non superano il confine nazionale possono godere di diritti e protezione. È un traguardo storico.

La Convenzione dell’Unione africana per l’assistenza e la protezione dei rifugiati interni (Internally displaced people, Idp), nota anche come Convenzione di Kampala, dal nome della capitale dell’Uganda in cui il testo è stato adottato e aperto alle firme, è un accordo internazionale del 2009 negoziato e voluto dai 54 paesi che fanno parte dell’Unione africana. È entrato in vigore ufficialmente il 6 dicembre 2012 in seguito alla quindicesima ratifica avvenuta da parte del piccolo regno dello Swaziland. Ad oggi sono 20 i paesi che l’hanno ratificato, anche se a questi vanno aggiunti 22 paesi che hanno firmato il documento ma devono ancora ratificarlo.

 

mappa convenzione di kampala

 

Il primo strumento continentale legalmente vincolante

La Convenzione di Kampala è il primo strumento continentale legalmente vincolante che obbliga i governi a proteggere e assistere le persone che sono state costrette ad abbandonare le loro case senza oltrepassare il confine nazionale. Queste persone vengono definite “rifugiati interni” per distinguerle dalla definizione classica di “rifugiato” che, usando le parole della Convenzione di Ginevra del 1951, caratterizza una persona che “si trova fuori del paese di cui è cittadino”.

 

Alla fine del 2012, quando la Convenzione ha iniziato a sortire i suoi effetti, un terzo dei 28,8 milioni di sfollati al mondo si trovavano in un paese dell’Africa subsahariana, secondo i dati dell’Internal displacement monitoring centre (Idmc), l’istituto che si occupa di analizzare cause e effetti sui rifugiati interni e che fa capo al Norwegian refugee council (Nrc). Sudan, Repubblica Democratica del Congo e Somalia erano tra i cinque paesi al mondo con il maggior numero di rifugiati interni.

 

[vimeo url=”http://vimeo.com/81114270″]

I rifugiati per cause ambientali

La particolarità di questo trattato è che oltre a proteggere persone che scappano a causa di conflitti e violenze, violazioni dei diritti umani e politici, protegge anche coloro (soprattutto donne e bambini) che sono costretti ad abbandonare la loro casa per disastri ambientali, calamità naturali o il verificarsi di eventi climatici estremi, come siccità e inondazioni. Si stima che nel 2012 gli sfollati per cause ambientali siano stati 7,7 milioni nei paesi che hanno ratificato o firmato la Convenzione di Kampala. Sono 38 su 42 i governi che hanno attivato o stanno studiando piani di adattamento al cambiamento climatico.

 

Quello messo in atto dall’Unione africana è il primo passo di un percorso verso l’inclusione, anche a livello internazionale, delle persone costrette a migrare a causa degli effetti negativi del riscaldamento globale nella lista di quelle meritevoli di diritti e protezione.

Articoli correlati