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Due autobombe sono esplose vicino alla base dell’Unione africana e gli uffici delle Nazioni unite nei pressi dell’aeroporto di Mogadiscio, la capitale della Somalia. La prima esplosione è avvenuta davanti a un’entrata usata dai soldati dell’Unione e la seconda a un checkpoint presidiato dalle forze somale. Secondo la polizia locale, è stato un attentatore suicida a sferrare l’attacco. Sono riportati
Due autobombe sono esplose vicino alla base dell’Unione africana e gli uffici delle Nazioni unite nei pressi dell’aeroporto di Mogadiscio, la capitale della Somalia. La prima esplosione è avvenuta davanti a un’entrata usata dai soldati dell’Unione e la seconda a un checkpoint presidiato dalle forze somale.
Secondo la polizia locale, è stato un attentatore suicida a sferrare l’attacco. Sono riportati almeno tredici morti, di cui soldati della Missione dell’Unione africana in Somalia (Amisom) e delle Nazioni unite.
Thick smoke seen billowing from the #Mogadishu Int’l Airport. The scene of a deadly twin blast. #Somalia. pic.twitter.com/1uMWADOH0C
— Abdulaziz Billow Ali (@AbdulBillowAli) July 26, 2016
Il gruppo terrorista jihadista al-Shabaab ha rivendicato l’attacco. “I nostri mujahideen hanno preso di mira Halane, la base delle forze straniere che occupano il nostro paese musulmano. Abbiamo ucciso dozzine di altre persone”, ha dichiarato Abdulaziz Abu Muscab, portavoce di al-Shabaab, a Al Jazeera. Il gruppo estremista ha forti radici nel paese, dove emerse nel 2006 dalle ceneri dell’Unione delle corti islamiche, che ai tempi controllava la capitale.
#AMISOM condemns these senseless attacks that aim to disrupt & cripple the lives of ordinary Somalis. These attacks must be stopped #Somalia
— AMISOM (@amisomsomalia) July 26, 2016
Al-Shabaab è conosciuta per attacchi nei confronti delle forze di sicurezza. 10 soldati sono morti quando l’11 luglio il gruppo ha causato un’esplosione a una base militare a 50 chilometri dalla capitale. Colpisce anche i civili, come quando il 25 giugno un kamikaze si è fatto esplodere su un’auto di fronte all’ingresso dell’albergo Naasa Hablood, sempre a Mogadiscio.
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