Una proposta di legge di iniziativa popolare punta a vietare la macellazione degli equidi e a garantire loro maggiori tutele.
Il sisma del 31 luglio ha lasciato senza casa più di 800 persone e ha messo in luce l’imminente crisi abitativa di un intero territorio.
La terra dell’area flegrea trema ancora. L’ha fatto venerdì 31 luglio alle ore 19:46 con una scossa di magnitudo 4.7, la più forte registrata negli ultimi quarant’anni, cioè dalla crisi bradisismica degli anni 1982-1984.
L’epicentro della scossa è stato localizzato dalla Sala Operativa INGV-OV di Napoli alla Solfatara di Pozzuoli a circa tre chilometri di profondità. Un evento diventato ricorrente negli ultimi anni ma che si verifica in un territorio ancora non attrezzato. A Pozzuoli (cittadina alle porte di Napoli con 80.000 abitanti) gli effetti del sisma sono stati evidenti: sono crollati parzialmente molti edifici, è stata interrotta la fornitura idrica e elettrica in diverse zone, e ventisei persone sono rimaste lievemente ferite.
In questo disordine generale, più di settecento persone sono state costrette a evacuare le proprie abitazioni e tredici scuole sono state dichiarate inagibili. Il Comune di Pozzuoli, con il sindaco Manzoni, ha allestito aree di accoglienza (tra cui il Palatrincone e l’area dell’ex base Nato di Bagnoli) mentre il presidente della Regione Campania, Roberto Fico, ha promesso un milione di euro a sostegno della popolazione. Quello che la gente di Pozzuoli chiede con urgenza, e l’ha fatto scendendo per le strade il 4 agosto in un corteo che ha raggiunto e bloccato il porto, è la messa in sicurezza delle abitazioni, la vicinanza delle istituzioni, e una soluzione abitativa certa per chi ha perso la casa o rischia di perderla.
Il bradisismo è una deformazione lenta del suolo che si manifesta con fasi alternate di abbassamento (subsidenza) e di sollevamento più rapido. Questo succede quando cambiano la pressione e la temperatura nel sistema idrotermale e magmatico sotto una caldera, ma non implica necessariamente un’eruzione. La fase di sollevamento è quella che desta più interesse perché la più potenzialmente pericolosa e proprio nella caldara flegrea è iniziata nel 2005 ed è tuttora in corso.
I Campi Flegrei, infatti, sono un’ampia area vulcanica attiva situata a ovest di Napoli, con un diametro stimato di circa 12-13 chilometri, in gran parte sommersa nel Golfo di Pozzuoli. Rispetto al Vesuvio, non c’è un vulcano in vista, ma decine di crateri che punteggiano un territorio. La storia eruttiva dei Campi Flegrei comprende solo due eventi di eccezionale intensità: l‘eruzione dell’Ignimbrite Campana (circa 39-40.000 anni fa) e quella del Tufo Giallo Napoletano (circa 15.000 anni fa), entrambe associate al collasso calderico dell’area. Da lì l’ultima eruzione (molto meno intensa) è stata quella del Monte Nuovo nel 1538.
Ora, l’attività bradisismica è aumentata: queste scosse non comportano un’eruzione imminente, anzi. Il bradisismo è un tipo di fenomeno che può proseguire per decenni senza sfociare in un’eruzione. Ma resta importante monitorarne lo stato.
Dopo gli eventi sismici dell’autunno 2023, è tornata l’attenzione anche governativa su Pozzuoli, i Campi Flegrei e il bradisismo. La prima misura del “Piano straordinario di analisi della vulnerabilità delle zone edificate direttamente interessate dal fenomeno bradisismico” ha analizzato l’edilizia pubblica e privata per capirne la vulnerabilità sismica e ha strutturato un programma di monitoraggio più ossuto. Tutto insieme al Ministero per la Protezione Civile. In seguito, con la legge di Bilancio 2025, sono stati stanziati oltre 100 milioni di euro per contributi fino al 50 per cento destinati alla riqualificazione sismica del patrimonio edilizio privato residenziale nei Campi Flegrei, con termine previsto al 2029. Sono stati anni in cui le condizioni della zona sono state monitorate e nuovi livelli di allerta approvati.
Ma restano alcuni nodi da sciogliere. L’abusivismo edilizio che complica sia le verifiche di vulnerabilità sia l’accesso ai contributi pubblici; il divario tra pianificazione formale e la capacità operativa di affrontare un terremoto (troppi black-out elettrici e case senza acqua); tempi e modalità di messa in sicurezza delle case e di delocalizzazione della popolazione, cose che risultano poco chiare.
Il rischio vulcanico non è comunque il rischio sismico (per quanto siano connessi). E il quadro della pianificazione per il primo si basa su un documento di dieci anni fa (il DPCM del 24 giugno 2016), che ha ridefinito lo scenario eruttivo di riferimento, la zona rossa (esposta ai flussi piroclastici) e la zona gialla (esposta a ricaduta di cenere).
Dal 2016 a oggi il sollevamento dei Campi Flegrei è stato di 80 centimetri. Per fare un confronto, basti pensare che durante l’eruzione del 1538 (quella del Monte Nuovo, di lieve intensità) il suolo si sollevò di quasi 20 metri in due anni. Quindi, in linea teorica, la situazione attuale dovrebbe essere molto sotto controllo. Anche uno studio recente, condotto da un team dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia in collaborazione con l’Università di Ginevra, indica che il rischio di un’eruzione è “basso ma non trascurabile”. Non esiste nessuna probabilità di una futura eruzione come la “Ignimbrite Campana” (circa 40.000 anni fa) o come quella del “Tufo Giallo Napoletano” (circa 15.000 anni fa). Richiederebbero, infatti, l’ingresso nel sistema di una quantità di magma enormemente superiore a quella osservata oggi.
Il tema più immediato riguarda la crisi abitativa dell’intera zona flegrea. Da decenni il bradisismo ha causato fenomeni di evacuazione di massa (come negli anni Ottanta, quando migliaia di famiglie furono trasferite, in parte definitivamente, verso altre aree della Campania o verso nuovi quartieri come Monterusciello e Rione Toiano). In più, gran parte del patrimonio edilizio di Pozzuoli risale al periodo tra gli anni ’60 e gli anni ’70 quando la pressione demografica crescente (Pozzuoli è passata da circa 35.000 a oltre 70.000 residenti in dieci anni) spinse a costruire.
A questo si aggancia un’abusivismo denso che ora rallenta molte operazioni di assistenza e di riqualificazione. Fragili sono anche i costoni rocciosi, la rete idrica e la salute dei cittadini che potrebbe essere minacciata anche dall’anidride carbonica che dopo la scossa potrebbe risalire in grandi quantità dal sottosuolo riempiendo cantine e sottoscala. I cittadini e le cittadine dei Campi Flegrei attendono misure concrete per cambiare le cose. I fondi della legge di Bilancio 2025 sono un punto di partenza, ma l’impatto vero si vedrà solo nel medio-lungo periodo.
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