L’orso bruno marsicano è tornato a espandersi, e noi possiamo conviverci

La nuova stima di popolazione di orso bruno marsicano indica 81 esemplari, con una presenza anche fuori dal suo areale storico del Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise.

L’orso bruno marsicano (Ursus arctos marsicanus) è una delle specie più rare al mondo e vive esclusivamente nelle zone appenniniche dell’Italia centrale. Sebbene la sua storia sia antica, e da sempre protagonista di immaginari e racconti, la sua conoscenza è invece più recente. L’orso marsicano è stato descritto come sottospecie dell’orso bruno solo agli inizi del ‘900 dal naturalista molisano Giuseppe Altobello e della sua distribuzione storica si sa da alcune ricerche che era diffuso nell’Appennino centro-meridionale, dai Monti Sibillini alla Campania e la Puglia.

Oggi l’orso bruno marsicano si trova solo nell’Appennino centrale, con poche decine di esemplari. È infatti descritto come in pericolo critico di estinzione dalla Lista Rossa dell’Unione internazionale per la conservazione della Natura, ed è una specie protetta della direttiva Habitat dell’Unione europea. Negli ultimi decenni il Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, nato nel 1922 proprio per la sua tutela, è diventato l’areale principale della specie e una fucina unica di attività di conservazione e di coesistenza. Grazie a questi sforzi oggi conosciamo sempre di più le sue caratteristiche e i suoi comportamenti, quali sono le possibilità per conviverci e, non da ultimo, che la sua popolazione si sta espandendo.

Angelina Iannarelli
© Angelina Iannarelli/Pnalm

Una specie in espansione

Negli ultimi anni sono stati osservati diversi orsi in nuove aree dell’Appennino centrale, quindi anche al di fuori del suo areale storico, mostrando una lenta ma importante espansione. Per questo è diventato sempre più necessario dare una nuova risposta alla domanda “Quanti orsi ci sono?”, per capire meglio la presenza del plantigrado rispetto ai dati dell’ultima indagine realizzata nel 2014 che mostrava la presenza di circa 50 esemplari. Monitorare l’orso bruno marsicano, e conoscere la sua distribuzione, significa indirizzare le priorità di tutela dei prossimi anni sulla base di dati concreti e scientifici.

Il monitoraggio è infatti un’attività di studio essenziale che sta alla base di qualsiasi sforzo. Come ricorda il parco, “il monitoraggio procede parallelamente alla conservazione e alla gestione, senza però coincidere con esse: serve a renderle adattive, fornendo gli elementi necessari per orientare decisioni e interventi. Allo stesso tempo contribuisce ad ampliare le conoscenze sull’ecologia della specie e del territorio che occupa”. Attraverso osservazioni sul campo, raccolta di dati e analisi periodiche, il monitoraggio permette infatti di identificare i cambiamenti nel tempo della specie, della sua distribuzione e delle caratteristiche dell’habitat in cui vive. Su queste premesse, è stata realizzata la nuova stima della popolazione di orso bruno marsicano nel 2025.

La nuova stima degli orsi

Il nuovo studio di monitoraggio realizzato nel 2025 è stato unico nel suo genere. Si tratta della più estesa e completa attività di monitoraggio genetico mai realizzata sull’orso bruno marsicano e ha permesso, per la prima volta, di stimarne la popolazione nell’intero areale di distribuzione. L’indagine ha interessato circa 6.000 chilometri quadrati, comprendendo sia l’areale storico della specie nel Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise e la sua area contigua, sia le principali zone periferiche verso cui l’orso si sta espandendo: la Maiella e l’alto Molise, il Sirente-Velino, i Simbruini-Ernici e i monti del Cicolano.

Il risultato è la prima stima prodotta finora su questa scala geografica: nell’intero areale dell’Appennino centrale sono stimati 81 individui, 43 femmine e 38 maschi, con un intervallo di incertezza compreso tra 73 e 88 orsi.

Si tratta di un patrimonio di dati di eccezionale valore, che rappresenta una base conoscitiva senza precedenti per comprendere quanti orsi vivano oggi nell’Appennino centrale e come questa popolazione sia distribuita sul territorio.

Pnalm

Stime di popolazione e mappe di densità per l’orso bruno marsicano nel suo intero areale e nelle diverse porzioni della sua distribuzione, prodotte tramite campionamento genetico non invasivo e l’applicazione di modelli SECR, estate 2025 © Pnalm

Nel leggere i dati c’è un dettaglio importante da considerare: questa cifra non indica che gli orsi sono passati dai 51 del 2014 agli 81 di oggi, perché le due stime riguardano aree differenti. Facendo il confronto sulla stessa superficie studiata undici anni fa, ovvero circa 1.300 chilometri quadrati nel Pnalm e nella sua area contigua, nel 2014 si stimavano 51 orsi (con un intervallo tra 44 e 63), mentre nel 2025 ne sono stati stimati 56 (con un intervallo tra 49 e 63). Il cuore storico della distribuzione si conferma quindi come l’areale principale, con una popolazione stabile o leggermente in crescita, ormai prossima alla capacità portante.

Tra l’areale storico e le aree periferiche c’è poi un’area centrale più ampia, che comprende anche la Valle Roveto e la Riserva Monte Genzana Alto Gizio, dove negli ultimi anni la presenza dell’orso è diventata progressivamente più stabile e abbondante. Considerando anche questi territori, la stima arriva a 65 orsi, con una densità di 4,2 individui ogni 100 chilometri quadrati, molto simile a quella dell’areale storico.

Questo significa che il lavoro portato avanti nell’ultimo decennio (tutela, monitoraggio, sorveglianza, prevenzione, comunicazione e sensibilizzazione, collaborazione istituzionale) ha contribuito a rafforzare una popolazione unica e insostituibile. Allo stesso tempo, però, questi dati vanno letti con la necessaria cautela: l’orso bruno marsicano resta una popolazione numericamente limitata, ancora esposta al rischio di estinzione e vulnerabile ai molti rischi che derivano soprattutto dall’interazione con l’uomo.

Luciano Sammarone, direttore Pnalm

Un altro dato importante è la densità dell’orso bruno marsicano, che non è omogenea in tutto il suo areale. Nel territorio storico del Pnalm e della sua area contigua è di circa 4,4 orsi ogni 100 chilometri quadrati (un valore considerato vicino alla saturazione), mentre nelle aree periferiche scende a circa 0,4 orsi ogni 100 chilometri quadrati, ovvero dieci volte in meno. Eppure, secondo lo studio non emergono differenze marcate nell’idoneità dell’ambiente tra le aree ad alta e a bassa densità: le zone periferiche potrebbero quindi ospitare stabilmente più orsi. Questo significa che a incidere è anche quanto queste aree sono collegate al nucleo centrale. Ad esempio, a parità di distanza dall’areale storico, quelle connesse attraverso corridoi biologici ospitano densità maggiori rispetto a territori privi di collegamenti o connessi attraverso ambienti frammentati. Allo stesso tempo, nelle zone dove sono maggiori i rischi di mortalità di origine antropica, come investimenti, bracconaggio e avvelenamento, la densità degli orsi è minore.

Proteggere l’orso significa quindi anche permettergli di espandersi. Contrastare i rischi di mortalità antropica, proteggere i corridoi ecologici e favorire nuove aree di connessione sono le priorità per l’espansione della specie e la formazione di nuovi nuclei stabili e interconnessi.

Convivere con l’orso bruno marsicano

L’espansione dell’orso porta quindi con sé il tema della convivenza nei territori antropizzati che torna a frequentare, considerando che le attività umane continuano a rappresentare uno dei principali rischi per la specie. Le cause di morte di origine antropica costituiscono infatti l’81 per cento dei 135 casi di mortalità accertati tra il 1970 e il 2024.

È in questo contesto che negli ultimi anni l’Appennino è diventato un punto di riferimento per progetti e attività di coesistenza attiva, attraverso la prevenzione e il coinvolgimento delle comunità locali. Un esempio è la nascita delle Comunità a misura d’orso (Bear-smart communities), che rappresentano una delle strade più concrete per trasformare la coesistenza in pratiche quotidiane, mettendo in sicurezza ciò che può attirare gli orsi, prevenendo i danni e coinvolgendo direttamente chi vive e lavora nei territori. La prima Comunità a misura d’orso è nata nel 2015 a Pettorano sul Gizio e quell’esperienza è stata poi estesa ad altri territori arrivando a 16 comunità nell’ambito del progetto LIFE Bear-Smart Corridors.

La coesistenza passa anche da un lavoro collettivo, e più l’orso amplia il suo areale, più la sua conservazione diventa necessariamente un lavoro condiviso, che mette insieme competenze, territori e soggetti, istituzionali e privati, diversi. La nuova stima della popolazione ne è un esempio: alla sua realizzazione hanno contribuito, insieme a Mase e Ispra, decine di enti e organizzazioni, tra cui parchi nazionali, parchi e riserve regionali, regioni, reti di monitoraggio dell’orso marsicano, Carabinieri Forestali e associazioni ambientaliste. Un lavoro condiviso necessario proprio perché la presenza dell’orso non si ferma ai confini delle singole aree protette.

La conservazione dell’orso bruno marsicano non può essere affidata al solo Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise e, più in generale, alle aree protette. L’orso attraversa confini amministrativi, utilizza aree protette e territori esterni, si muove lungo corridoi ecologici che interessano comuni, province, regioni, parchi nazionali, aree protette regionali, e territori ordinari.

Questa collettività e condivisione di sforzi e conoscenza sarà alla base della Conferenza internazionale sull’orso, dell’International association for bear research and management (Iba), che si terrà a Pescasseroli dal 20 al 25 settembre. La scelta dell’Appennino è stata guidata proprio dal lavoro per la tutela dell’orso marsicano che coinvolge amministrazioni, cittadini, portatori d’interesse e imprese per ridurre i conflitti.

La Conferenza, che si tiene ogni due anni, è il principale appuntamento internazionale dedicato alla ricerca, conservazione e gestione degli orsi, e riunisce ricercatori, gestori di aree protette, istituzioni ed esperti provenienti da tutto il mondo per confrontarsi sulle strategie di conservazione e sulla convivenza tra esseri umani e i grandi carnivori.

La conferenza dell'Iba 2026 sarà a Pescasseroli dal 20 al 25 settembre
La conferenza dell’Iba 2026 sarà a Pescasseroli dal 20 al 25 settembre

La conferenza quest’anno è organizzata dal Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise insieme a Rewilding Europe, Rewilding Apennines e Salviamo l’Orso, con il sostegno del Ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica. Per sei giorni Pescasseroli ospiterà sessioni scientifiche, incontri tecnici e momenti di confronto dedicati alla ricerca e alla gestione degli orsi.

LifeGate sarà media partner della conferenza dell’Iba e seguirà l’evento da Pescasseroli con articoli, interviste e approfondimenti dedicati ai principali temi emersi durante i lavori e alla convivenza e la conservazione dell’orso bruno marsicano.

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