Critical fashion, la moda eco a Fa’ la cosa giusta!

Consapevolezza e responsabilità etica per una moda che rispetta l’ambiente. E’ questo è il messaggio lanciato dalla vetrina che Fa’ la cosa giusta ha dedicato alla moda etica e sostenibile.

Ecosostenibile è meglio, soprattutto quando si tratta di industria della moda, nota per l’enorme quantità di sprechi che produce. La critical fashion, infatti, è stata una delle protagoniste della fiera “Fa’ la cosa giusta”, in scena dal 13 al 15 marzo 2015 a Milano. L’esposizione, interamente dedicata al consumo critico e agli stili di vita sostenibili, ha l’obiettivo di sensibilizzare e fare conoscere ai visitatori – tra cui molte scolaresche – l’importanza della tutela dell’ambiente e l’impatto si di esso delle nostre scelte quotidiane.

 

Partendo dalla conoscenza delle piante da cui derivano i vari tessuti naturali, passando per la tessitura e arrivando all’accessorio finito, i nomi degli espositori che hanno presentato i loro progetti all’evento organizzato dall’associazione “Terre di mezzo”, sono stati molti. L’Orto botanico di Bergamo di Lorenzo Rota, ad esempio, che attraverso un laboratorio, ha dato la possibilità ai bambini delle scuole di scoprire quanto le piante siano importanti per la nostra quotidianità, a partire da quelle che rendono possibile l’industria tessile: il lino, il cotone e altre da cui vengono estratti i pigmenti per tingere i tessuti.

 

orto-botanico

 

Lanivendole, è invece un piccolo laboratorio artigianale di Genova dove vengono prodotti dei filati di lana naturale e pregiata.

 

lanivendole

Foto © www.lanivendole.com

 

Altre realtà del settore sono Paglia Milano, marchio di moda che nel 2012 ha vinto il premio “Grandesign Etico” per aver coniugato l’impegno etico alla creazione di modelli ricercati, e Garbagelab, un produttore di accessori ecologici che si serve di pvc riciclato da cartelloni pubblicitari.

 

Critical fashion ha mostrato che la moda etica e sostenibile sa anche essere trendy. Cambiare le nostre abitudini di consumo non vuol dire, dunque, rinunciare a vestirsi bene, ma cooperare per la salvaguardia del nostro Pianeta e delle piccole attività artigianali italiane che rischiano di scomparire.

 

 

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