Balbuzie e musicoterapia: curare la parola con la musica

Nel variegato panorama dei disturbi del linguaggio e delle dinamiche relazionali, la musicoterapia si propone come una delle nuove frontiere terapeutiche.

LifeGate ha incontrato Enrico Caruso ideatore di un sistema per il trattamento delle balbuzie

LifeGate ha incontrato Enrico Caruso, psicologo, specializzato in psicopedagogia e musicoterapia, ideatore di un sistema multidisciplinare per il trattamento delle balbuzie.

Che origini hanno i disturbi legati al linguaggio?

Esiste uno stretto collegamento tra affettività e insorgenza dei sintomi inerenti la sfera del linguaggio. Lo sviluppo della competenza linguistica giunge a termine attorno ai 9/10 anni di età; nel corso della mia esperienza clinica ho verificato che i blocchi psicologici collegabili al normale fluire delle parole, si verificano quasi sempre in presenza di precisi indici:

  • un eccessivo tasso di ansia e di aggressività;
  • ritardi nell’acquisizione delle competenze motorie;
  • eccessiva dipendenza dall’adulto;
  • deprivazione affettiva o affettività intensa e soffocante da parte dei genitori.

Lei ha ideato un metodo che consente di affrontare e risolvere il problema della balbuzie in particolare. In che cosa consiste?

Innanzitutto va segnalata l’importanza di una diagnosi precoce, al fine di monitorare l’evolversi del sintomo. Una volta accertata l’inesistenza di alcuna lesione anatomica o difetto funzionale, si procede a un trattamento multidisciplinare che si avvale di procedure terapeutiche foniche, corporee e psicologiche, mirate ad agire in profondità, alla radice del disturbo e calibrate sul singolo caso.

Il paziente, meglio se bambino, viene fatto rilassare in un ambiente accogliente, in compagnia di vibrazioni sonore legate ai suoni della natura: acqua; vento; terra; fuoco, in modo da ripercorrere il patrimonio esperienziale che gli appartiene sin dagli albori della vita fetale. In uno stato di rilassamento corporeo e mentale si prosegue ad interagire con l’emotività del paziente andando a lavorare sulla dicotomia tra sé reale e sé irreale, sui sensi di colpa, sul senso di inadeguatezza, sulle chiusure psicofisiche riscontrabili nel corpo.

L’abilità tecnica dell’operatore e il livello di interazione del paziente sono gli ingredienti necessari per ottenere una integrazione delle parti – corpo, mente, spirito -, una riduzione dei meccanismi coattivi e difensivi, sino al rafforzamento dell’autonomia emotiva, psicologica e di conseguenza relazionale e, finalmente, linguistica. Il paziente viene guidato verso il recupero di una ritmicità e gestualità più autentica, attraverso un lavoro di distensione muscolare, una riduzione degli stati emotivi distruttivi e il recupero del proprio “sé sonoro”, l’individuo arriva ad appropriarsi di un uso della parola sempre più fluido e consapevole.

Che tempi di durata ha una terapia?

Nel caso di intervento precoce (entro i 3-4 anni) si ottengono successi nell’arco di un solo anno, mentre se il percorso terapeutico ha inizio a disturbo conclamato e sedimentato, i tempi si allungano sino a 4 anni per l’adulto.

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